È cosa naturale che ciascuno pensi a sé come ad una persona d’eccezione, alla quale capitino cose inaudite e che senta di vivere in una società diversa da tutte le altre. Quando a questo naturale sentire si somma l’ignoranza, l’individuo diventa unico protagonista. Non si adombri l’ignorante e non reagisca con un “so le cose che servono a me e mi basta”. Rivendicazione insufficiente che non funzionerebbe nemmeno se vivesse da solo, se fosse un Robinson Crusoe sull’isola deserta. L’illusione che la Storia, per esempio, sia una cosa per sfigati e/o per “gente-che-se-la-tira” indebolisce il comprendonio fino all’abbrutimento di una esistenza vissuta senza nutrire -> Continua

Sembra che il “cavallo di razza” (definizione anni fa riservata ai politici democristiani “eccellenti”) scelto da Silvio Berlusconi per il rilancio (più corretto “rianimazione”) del centrodestra sia Stefano Parisi, il candidato sindaco che a Milano ha raccolto nello scorso giugno 247.052 voti perdendo la corsa con Beppe Sala che di voti ne aveva rastrellati 17.429 in più.
Sui rapporti tra il fondatore di Forza Italia nonché inventore del centrodestra italiano (ambedue miracoli straordinari) e i designati “eredi”, non c’è molto da dire oltre al fatto che sono friabili precari transitori… e azzarderei anche un “nati morti”.
Ma lasciamo stare il passato e guardiamo al presente-futuro.

IL TYCOON -> Continua

Anni fa, facevo delle scritte sui muri. Ero da solo. Dopo un’oretta di “lavoro”, sbucarono dall’oscurità una decina di compagni decisi a pestarmi. Il fatto è, però, che non ero da solo. Fuori vista c’erano cinque miei compagni di lotta, i quali si precipitarono ad aiutarmi. Qualche naso rotto, magliette strappate, ossa doloranti. Il giorno dopo, la miserabile aggressione fascista venne denunciata con unanime deprecazione. Da allora non è cambiato granché: quando c’è uno scontro tra camerati e compagni, qualunque sia il risultato, il fascista è l’aggressore e il bravo ragazzo è la vittima. Non ci si può fare niente. Quando i compagni di -> Continua

I dissidenti espulsi dal Movimento 5 stelle sono stati reintegrati da una sentenza del tribunale.
Questo ambaradan per cui i giudici tengono in mano le sorti di ministri, presidenti della repubblica, movimenti, partiti, assessori, politici, capi di governo eccetera ecceterone non mi piace affatto. La Storia insegna che dove comandano i giudici vince l’ingiustizia più feroce. I tribunali francesi che mandavano alla ghigliottina persone incolpevoli, i tribunali sovietici che seppellivano nei gulag i non graditi dal Cremlino, i tribunali speciali che spedivano al confino gli antifascisti, i tribunali cinesi che fanno sparire gli “indesiderati” nei laogai, i tribunali indiani che processano cittadini italiani… l’elenco è -> Continua

Il fallito golpe in Turchia m’ha fatto venire in mente – misteri del cervello umano! – quello del 1981 in Spagna. Nel filmato, che meglio esprime l’inconsistenza la vacuità il vorrei-ma-non-posso la velleità dei militari golpisti, si vede un tale colonnello Tejero irrompere nell’emiciclo del Congresso dei deputati e tentare inutilmente di fare lo sgambetto ad un deputato che gli si para davanti. È vero che in Turchia si contano numerose vittime, ma è lampante l’analogia con il rozzo golpe spagnolo.
I militari golpisti turchi sono rimasti isolati all’interno delle Forze armate: la Marina militare si è subito tirata fuori. Secondo i report delle agenzie, -> Continua

Le polemiche non riporteranno in vita i morti dello scontro tra due treni sulla tratta Corato-Andria in Puglia. E nemmeno serviranno a guarire un male italico radicato come un cancro in una società disperata. Le domande restano senza risposta perché, dicono, questo è “il momento del dolore”. Capisco che parenti e amici soffrano per la morte o per il ferimento di persone a loro vicine, ma la stragrande maggioranza – me incluso – non conosce le vittime e perciò non soffre. Se fossimo addolorati dal triste destino di quei viaggiatori, lo dovremmo essere per i Palestinesi che soffrono e muoiono ogni giorno, per i -> Continua

Una delegazione pentastellata formata da Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera, Manlio Di Stefano, capogruppo in commissione Esteri a Montecitorio, e Ornella Bertorotta, membro della commissione Esteri a Palazzo Madama, si è dovuta fermare alle porte di Gaza perché Israele non ha dato il permesso. Forse qualcuno non lo sa, ma in quelle aree Tel Aviv fa come meglio crede: bombarda, alza muri, entra e esce da confini alquanto “elastici”, arresta chiunque non dica “obbedisco” (Garibaldi, dunque, se la sarebbe sfangata).
I parlamentari italiani non volevano andare a Gaza per poi far conoscere al mondo le miserabili condizioni nelle quali sono costretti a vivere i -> Continua

Va senz’altro riconosciuto con annesso onore al merito: ce la stanno davvero mettendo tutta per far cadere Matteo Renzi. Per certi versi è un già visto, un déjà-vu che rimanda a Silvio Berlusconi. La sola differenza sta nel fatto che l’attuale presidente del Consiglio nonché segretario del Pd non è un uomo d’affari, non è un imprenditore e nemmeno un manager e perciò è impossibile prenderlo a colpi di magistratura. Non che Renzi non sia un peccatore ma a quanto pare i suoi peccati non valgono nemmeno la pena di pubblicarli sotto forma di “scottanti” intercettazioni. Il capitano è togaresistente, ma la sua famiglia? -> Continua

A proposito di alcuni risultati elettorali (per esempio il referendum britannico e il voto austriaco) è tornato di attualità un tema che era stato molto dibattuto nel gennaio del 2006 quando Hamas vinse le elezioni a Gaza. Gli esperti – quasi tutti filoisraeliani come Giuliano Ferrara – commentarono che le elezioni non sono elemento sufficiente a connotare una democrazia. Era, in grande, ciò che in piccolo succedeva a Palermo: quando vinceva un sindaco non comunista o addirittura anticomunista era stata la mafia a volerlo, se invece a vincere era un comunista doc o un compagno di strada la vittoria andava ascritta alla maturità del -> Continua

Di notte, Emilio era padrone della città. Per un’ora o due, poteva fare qualsiasi cosa con la quasi certezza dell’impunità. Aveva immaginato mille e mille vandalismi possibili. Provò a dare fuoco ad una catasta di tavole di legno, ma il cane di guardia tanto abbaiò che il custode uscì dalla baracca e spense l’incendio prima che potesse fare danni seri. Decise che si sarebbe procurato una bottiglia di spirito, come tutti chiamavano l’alcol denaturato, e avrebbe innaffiato a dovere qualcosa da bruciare. Ne versò mezzo litro sul cofano di una Fiat Seicento, la fiamma durò poco ma in un paio di punti la vernice -> Continua

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha convocato una conferenza stampa a Palazzo Chigi per mezzogiorno. Dopo un’oretta di ritardo accademico è comparso nella sala affollata di giornalisti. Ha parlato del dolore delle famiglie, delle lacrime degli italiani che hanno avuto vittime all’estero. Ha annunziato: «Siamo in contatto con le famiglie, daremo notizie ufficiali dopo che le avremo avvisate». Ha anche detto che un aereo è partito per Dacca (evidentemente per riportare i corpi degli italiani uccisi). Poi si è dilungato su quanto è coraggioso il popolo italiano a difendere i valori che fanno grande l’Italia e se ne è andato, senza rispondere ad -> Continua

E si lamentavano della Grecia. Del fatto che truccava i bilanci. Che faceva referendum e poi tornava al tavolo delle trattative. Dicevano che i Greci erano inaffidabili, che cambiavano idea di continuo, che il loro governo di “sinistra” era amico delle banche. Insomma, della ex culla della filosofia occidentale s’è detto molto e di più e di molto di più. A non parlare dell’aria di superiorità nei confronti di una nazione povera, abitata da cuochi e camerieri, senza risorse, stretta nella tenaglia di una potente oligarchia armatoriale, da una parte, e di una infantile oclocrazia, dall’altra. Bene. Meno male che ci sono i Sudditi -> Continua

Riflettiamo un po’ insieme. Per una banca è normale che io sia un numero. Sto lì, in mezzo a tanti numeri e mi arrivano le comunicazioni in rapporto alla collocazione del mio numero. La banca non guarda a me come essere umano ma come numero di conto. Esamina le mie azioni – prelievi, versamenti etc. – e mi tratta in base a quelle. Mi fa offerte e proposte in rapporto ai dati che possiede. Io potrei essere un miliardario per un’altra banca, per esempio, alle Bahamas, ma per questa sono un cliente a cui applicare tot di interessi e tot di prelievo per le -> Continua

È fatta. Il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord è fuori. Tra i “leave” e i “remain” lo scarto dei voti è di circa un milione. A votare per l’uscita sono stati circa sedici milioni e mezzo, mentre quindici milioni e mezzo hanno votato per restare.
I conteggi non sono ancora terminati, mentre sto scrivendo, ma mancano pochi seggi e perciò le cifre definitive non cambieranno di molto.
A mano a mano che durante la notte venivano comunicati i voti scrutinati, è emersa la grande debolezza del Regno, il quale è stato unito con guerre, persecuzioni e stragi. Gli Scozzesi e gli Irlandesi -> Continua

E così sono serviti quelli che ancora sfottono la Svizzera perché è capace di produrre soltanto cioccolatini e orologi a cucù. Il Politecnico di Losanna (l’Epfl – École polytechnique fédérale de Lausanne), infatti, ha fatto volare il primo aereo al mondo alimentato dall’energia solare. Il progetto, iniziato tredici anni fa, supportato dalla Commissione europea, da industriali privati e dall’Agenzia spaziale europea, è balzato in prima pagina quando il modello “Solar Impuls 2” ha attraversato l’Oceano Atlantico. Il suo predecessore “Solar Impulse 1”, sei anni fa volò per 26 ore di fila ma la notizia restò confinata tra le “curiosità” scientifiche. Stavolta, con il -> Continua