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Bankitalia vuole la Federazione europea

Ha detto tante cose il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, all’assemblea annuale dell’Associazione bancaria italiana. Qui mi interessa riportare ciò che ha dichiarato a proposito dell’Europa. Sono due brani che riporto integralmente.
Il primo:
«Dobbiamo continuare a rafforzare la costruzione europea, farla evolvere in una vera federazione, porre le basi di una unione fiscale in cui le sovranità nazionali si arrestino lì dove inizia la condivisione di risorse e di responsabilità. La moneta comune può essere fonte duratura di stabilità e di progresso solo se viene fatta poggiare su quelle basi».

Il secondo:
«Un sistema di supervisione bancaria unitario è necessario in un mercato finanziario integrato come quello dell’area dell’euro; la presenza di grandi intermediari che operano in più paesi richiede regole e controlli uniformi, eliminando sovrapposizioni e localismi e perseguendo la stabilità del sistema bancario europeo nel suo complesso. La supervisione europea va definita come un sistema unico, solidale e indipendente, in cui le decisioni siano prese collettivamente e attuate al livello appropriato, fondandosi sull’esperienza e sulle professionalità delle autorità di vigilanza nazionali. Un disegno compiuto richiede che a fianco della supervisione bancaria unitaria siano introdotti, con i necessari presupposti di condivisione fiscale, fondi e meccanismi europei per la garanzia dei depositanti e per la risoluzione delle crisi; la credibilità e la sostenibilità del sistema sarebbero altrimenti messe in dubbio».

Non ho mai condiviso chi disprezzava “questa” Europa perché fatta da bottegai per interessi di bottega. Ho sempre sostenuto che da cosa nasce cosa e che un brutto inizio è preferibile comunque a un inizio. Nel corso degli anni ho cominciato a ripetere lo stesso messaggio terra terra. «Se la Fed ha problemi telefona alla la Casa Bianca – dicevo – ma se la Bce ha problemi a chi telefona?».
Bene. La crisi delle “botteghe” sta accelerando la costruzione di un’altra Europa, quella che piace a tutti. No, mi correggo. Non a tutti. Perché ci sono anche di quelli che temono l’unità europea. Ci sono, per esempio, i compagni di “Lotta comunista” che invitano a boicottare il processo di unificazione in quanto porterebbe alla creazione di una Europa imperialista, difficile da sconfiggere. Ci sono, per esempio, i nazionalisti di corto respiro che accusano la costruzione comunitaria di tutti i misfatti e che difendono il tricolore “offeso” da Bruxelles.
Sono tutti destinati alla sconfitta. L’Europa sarà fatta. Ora sono i “poteri forti” a volerla per riuscire a resistere all’assedio degli speculatori. Domani, vedremo.
Giuseppe Spezzaferro

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