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Professione volontario

Un convegno organizzato da Unioncamere e dal Forum del Terzo settore ha fatto la fotografia del volontariato. Nel 2006, 5,4 milioni di persone si sono impegnate nel volontariato sociale mentre 12 milioni nel volontariato o nell’associazionismo sociale. L’anno scorso il Terzo Settore, costituito per il 36% da organismi e imprese a prevalente orientamento al mercato, ha espresso il 3,5% dell’occupazione nazionale (pari a 800mila posti di lavoro). La popolazione impegnata in attività sociali dà vita a 21mila organizzazioni di volontariato e 235mila organismi non profit, di cui circa 7.500 cooperative sociali e quasi 4mila fondazioni operative e miste. L’iscrizione agli organismi non profit interessa il 23,1% della popolazione adulta, mentre l’iscrizione ai sindacati il 12,1%, quella alle associazioni di categoria il 6,6% e quella ai partiti politici solo il 3,8%.

I due terzi del volontariato sociale si traducono in attività civiche (educative, sportive, ricreative, ecologiche o terzomondiste); un terzo invece in iniziative di tipo socio-assistenziale rivolte agli anziani, ai disabili, ai tossicodipendenti, agli emarginati. L’associazionismo sociale registra invece un impegno prevalente nei settori della ricreazione e dello sport; della cultura, educazione e formazione; nell’assistenza socio-sanitaria; nell’impegno civile o in iniziative tese al miglioramento della qualità della vita.

Onore al merito di quanti dedicano gratuitamente parte del proprio tempo a deboli e bisognosi. Va anche detto, però, che cresce il numero di chi sul volontariato ci vive. Cooperative ed organizzazioni assicurano stipendi e rimborsi spese. Le sedi, le segreterie, i telefoni e quant’altro sono costi che sottraggono risorse agli interventi. Il rischio è lo stesso delle serate di beneficenza: il più delle volte i fondi raccolti vanno a coprire le spese di organizzazione sicché resta ben poco da erogare in assistenza. Ci sono milioni di persone in Italia che traggono il reddito dal “volontariato” e, data la scarsità del mercato del lavoro, sono in aumento. Sorgono centri di ogni genere (per l’immigrazione, per gli homeless, per i tossicodipendenti eccetera ecceterone) i quali, fra contributi europei, nazionali, regionali, comunali e via elencando, assicurano bei posti: dal presidente al centralinista.

L’internettuale ricorda le splendide carriere fatte dai professionisti dell’antimafia mentre quelli che la combattevano sono rimasti sul terreno. Ora si sta imponendo una nuova nomenklatura: quella dei professionisti del volontariato. E perciò ci sarebbe bisogno di controlli utili a verificare l’efficacia di questa o di quella organizzazione. E qui un post scriptum è d’obbligo: uno screening serio lo faranno quando scoppierà un grosso scandalo. Come al solito.

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