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Anche le bugie democratiche hanno le gambe corte

Una delle cause della crescente disaffezione, chiamiamola così, della gente nei confronti dei politici è che la polemica quotidiana si alimenta di distorsioni. Le parole e le azioni dell’avversario subiscono una sapiente costante manipolazione per portare a segno una vantaggiosa azione di discredito.
Se Caligola fa senatore il cavallo, per dire al Senato che vale quanto la cavalcatura dell’imperatore, è naturale che i Padri Coscritti lo accusino di essere pazzo. Da allora non è cambiato granché. E lamentarsene è inutile.
Ciò a me non piace affatto è che nel corso dei millenni è stata contrabbandata la tesi della follia di Caligola.
Stessa cosa per Nerone o per la regina di Francia decapitata a Parigi.
L’ultimo imperatore della dinastia giulio-claudia fu accusato di aver incendiato Roma e ancora oggi la gente ne è convinta.
Di Maria Antonietta si disse che avesse risposto «mangi brioches» a chi le faceva presente che il popolo non aveva pane («S’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la brioche»).

A volte, il tempo ristabilisce la verità. E’ successo (vedi Internettuale del 1° ottobre 2008 “I giudici russi: lo zar non fu un criminale”) con Nicola II Romanov, accusato di essere un “sanguinario” e assassinato dalla Čeka, l’antenata del Kgb.
Dopo novant’anni circa, il Presidium della Corte suprema russa ha stabilito che lo zar di tutte le Russie non aveva commesso alcun crimine e che la fucilazione era stata ingiusta. Scrivendo quel pezzo scoprii che ancora oggi c’è un grande ritratto di Nicola II nell’aula assembleare della Corte internazionale di giustizia all’Aja e che un lapide lo ricorda nel Palazzo di Vetro sede dell’Onu a New York. In effetti l’Autocrate fu un sostenitore del disarmo e della pace mondiale (tant’è che veniva bollato come “il pacifico”) e non il mostro spietato contrabbandato propagandisticamente da Lenin.

So che i miei nipoti potranno conoscere la verità di tanti fatti che oggi sono falsati per propaganda (ce ne sono taluni dei quali non si può mettere in dubbio una sola virgola, pena la galera) ma sarebbe un bene che almeno le piccole falsità fossero rivelate fin da ora.
Faccio qualche esempio, alla rinfusa.

Il ministro della Giustizia, Paola Severino, a proposito delle telefonate di Giorgio Napolitano intercettate per ordine di un magistrato di Palermo, ha dichiarato: “Qualsiasi sia la decisione della Corte Costituzionale sul conflitto di attribuzione nella vicenda delle intercettazioni telefoniche dell’inchiesta di Palermo, l’importante è mantenere la segretezza delle telefonate del Capo dello Stato”.
Il consenso è stato unanime (la forcaiola protesta dipietrista non fa testo anche se piace agli amanti del tintinnio delle manette).
Se il ministro, però, fosse stato Angelino Alfano? un servo del miliardario sfruttatore di minorenni e corruttore di uomini togati e non?
Sarebbe subito arrivata la vibrata protesta del sindacato dei magistrati per “l’indebita ingerenza in un’inchiesta ancora in corso” e si sarebbe alzato da politici e intellettuali l’inno “la giustizia è uguale per tutti”.
Nell’ipotesi di un Guardasigilli berlusconiano, anche la grossolana demagogia del dipietrista fondatore di sé stesso sarebbe stata “venduta” come espressione di saggezza giuridica.

Dall’Afgnaistan arrivano notizie dei nostri soldati impegnati a stanare gli insorti. Pubblico qui di seguito un comunicato ufficiale del 9 luglio.
«Nell’area sud della zona assegnata al Contingente italiano è in corso l’operazione “Shrimp Net” (rete per gamberi) condotta da circa 3000 militari delle Task Force South East, Center e South costituite dal 1° reggimento bersaglieri, 19° reggimento Guide e 82° reggimento fanteria Torino, con il concorso di unità del 21° reggimento genio, del 4° reggimento alpini paracadutisti, del 185° reggimento acquisizione obiettivi, del 7° reggimento trasmissioni, di aerei italiani e della Coalizione, elicotteri della Task Force Fenice, velivoli a pilotaggio remoto e delle Forze di Sicurezza afgane. L’operazione ha lo scopo di disarticolare la rete degli insorti nella zona sud della Provincia di Farah, a premessa della cessione del controllo del territorio del Gulistan alle autorità locali. Nel corso dell’operazione sono stati rinvenuti e neutralizzati 25 ordigni esplosivi improvvisati e consistenti perdite sono state inflitte agli insorti, 7 dei quali sono stati arrestati dalla polizia afgana. L’operazione, che ha avuto inizio lo scorso 27 giugno, è tuttora in corso”.
Ci sono aerei italiani che bombardano, elicotteri che mitragliano, soldati che uccidono (e che vengono uccisi).
L’Italia, dunque, esercita la violenza per mantenere la pace.
Lascio perdere il richiamo alla Costituzione (articolo 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”) che è un altro campo nel quale si esercita la manipolazione politica. La Carta, infatti, è usata soltanto quando… serve.

Vado direttamente ai fatti. C’è un rumore di fondo (tv, radio, giornali, internet…) che recita poesie contro la violenza. Sospetto che ci siano parecchi genitori che raccontano al proprio bambino (è raro che abbiano più di un figlio, sia per motivi economici e sia perché è troppo doloroso) che Gesù è morto di freddo, per non impressionare il pupo con tutti quei chiodi, la croce, il sangue, la violenza dell’assassinio.

La violenza è, dunque, bandita dalla nostra società. Anche il linguaggio dev’essere purgato della violenza. E’ sufficiente alzare il tono della voce per meritare l’etichetta di violento.
Ma nella vita di tutti i giorni è davvero così? Nemmeno ci perdo tempo a fare esempi. Chiunque, anche il più ipocrita, in cuor suo sa come stanno i fatti.

La violenza, comunque, viaggia sempre accompagnata da un aggettivo squalificativo: fascista. Sono i fascisti che aggrediscono. Gli altri, poveretti, si limitano a difendersi. E’ il fascista che s’impone con la violenza. Gli altri usano la dialettica. Perfino le bombe sono di chiara marca fascista.
La seconda guerra mondiale è finita da un pezzo, il Ventennio pure, ma la violenza è soltanto quella dei manganelli e dell’olio di ricino. Gli assassini squadristi sono un’esclusiva fascista.

Avevo vent’anni quando lessi “Storia della Guerra civile in Italia 1943-1945” (tre volumi di Giorgio Pisanò, che comprai a rate) e scoprii che alla vicenda dei 7 fratelli Cervi, vittime della barbarie nazifascista, s’affiancava quella dei 7 fratelli Govoni assassinati dai partigiani.
Il fatto è che in una guerra (soprattutto quando è “civile”) le atrocità si commettono da una parte e dall’altra. Demonizzare il nemico è una tappa fondamentale della propaganda, ma a guerra finita perché continuare? Perché dal 1945 subiamo il martellamento di quanto fossero malvagi i fascisti e buoni i partigiani? Perché?

La spiegazione è triste: i comunisti erano legittimati dall’antifascismo. Fedeli a Mosca, contro la Nato, erano totalitari perché il comunismo è totalitario, e dunque? La Resistenza, la leggenda che l’Italia l’avevano liberata loro e non i bombardieri e i cannoni anglo-americani, era il loro passaporto “democratico”.

Come accadeva in Unione sovietica, il segretario del Partito comunista restava in carica fino alla morte. Chi gli si fosse opposto, in Urss finiva fucilato oppure in manicomio e in Italia veniva bollato come socialfascista o giù di lì.

Dobbiamo fare tutti dei passi verso l’accettazione serena della verità storica e verso una più onesta lettura dei fatti. Lo schiaffone rifilato da un postfuturista prefascita ad un futurista fliniano non può essere trasformato in una vile aggressione fascista. Se non cominciamo a riconoscere le piccole verità quotidiane, l’esplosione delle grandi verità storiche sarà un terribile trauma per un sacco di gente. E, sorpresa!, i vincitori saranno i vinti di prima.
Giuseppe Spezzaferro

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