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Se non è insostenibile, che sviluppo è?

Lo sviluppo sostenibile. Questo è il mantra dell’Occidente, Giappone incluso. Nessuno lo contesta. Addirittura c’è qualcuno che parla di decrescita come della soluzione finale per salvare l’Uomo e la Terra dall’estinzione.
E’ necessario rallentare, dicono. La Terra è una realtà finita, nel senso che ha confini e limiti, e lo sviluppo (materiale, cioè più telefonini, più condizionatori, più termosifoni, più ventilatori… insomma più di tutto quello che già c’è e pure di quello che ancora non è arrivato ma che arriverà di sicuro) pare infinito, senza fine, senza limiti, senza confini.
Altro che mettere il mare in una buca. Qua si parla di roba seria. Pure un bambino capisce che una bottiglia di sprite non ci sta in un bicchiere solo.

Così, con questa patetica rivelazione scientifica (l’infinito non può stare nel finito, ah, come ricorda il mio prete alle lezioni di catechismo con Sant’Agostino e il piccolo travasatore) si convince la gente a non sprecare l’acqua, a non esagerare con i rifiuti, a stare attenti a non bloccare il grande ciclo della Natura.
Chi avrebbe mai l’incoscienza di dire che lo sviluppo non debba essere sostenibile?

Beh, lo dico io. Anzi, dico di più. Affermo in piena coscienza che l’unico sviluppo vero è quello insostenibile. La sola via che abbiamo per assicurare un futuro alla Terra e all’Umanità è l’autostrada dello sviluppo a rotta di collo.

Noi abbiamo inquinato, ma se non l’avessimo fatto non avremmo oggi i depuratori. E chi dice che avremmo potuto sfruttare la Terra soltanto lo stretto necessario per vivere o è un ipocrita oppure è un bugiardo.
Se non è l’uno o l’altro, allora è un autentico scemo di guerra.

L’uomo (mi viene in mente Wilde e lo parafraso) di tutto può fare a meno tranne che del superfluo.
Il destino dell’uomo è di andare avanti, vincere sopraffare dominare distruggere ricreare senza posa. Niente lo ferma.
Chi predica la filosofia del sopravvivere, dell’andiamoci cauti, del razionamento, non serve. E’ inutile, quando non dannoso.

FISSATO CON IL TEXAS

Voglio dare qualche cifra. E’ una cosa che ho già ho fatto e so di ripetermi.
Secondo alcune indagini statistiche (sulle quali non tutti gli statistici e demografi sono d’accordo, ma questo è altro discorso che qui sarebbe pleonastico) al momento siamo più di 7 miliardi di persone.
Una bella cifra, non c’è che dire. Settemila milioni di persone che affollano la Terra.

Affollano la Terra? Ma quando mai.
Lo Stato americano del Texas si stende per 696.241 Km². Bene se dividiamo quei 7 miliardi per la superficie del Texas abbiamo una densità di popolazione di più o meno diecimila persone a chilometro quadrato.
Nel Principato di Monaco la densità abitativa è di 16mila persone a Kmq.

Però hanno previsto che nel 2050 gli abitanti della Terra saranno 9 miliardi.
Ciò vuol dire che, mettendoli tutti nel Texas, avremo una densità di 12.926 persone a Kmq.
A Manhattan la densità di popolazione è di 18mila a Kmq.

Non mi pare che nel Principato di Monaco si viva male in sedicimila a chilometro quadrato. E neppure a Manhattan in diciottomila. E allora?
Arriverà il giorno nel quale per davvero la Terra non potrà più far respirare, dissetare, alimentare i miliardi e miliardi di esseri umani che la popoleranno. Ma quel giorno, cari miei, l’Uomo avrà già piantato pomodori su Marte.

Se continuerà ad essere insostenibile, lo sviluppo (materiale, lo ripeto) porterà l’Uomo su altre frontiere, su altri pianeti da perforare, cementificare, deforestare, consumare.
Se per caso (non succederà, lo dico per dire) vincessero i profeti di sventura, i millenaristi in versione informatica, i pauperisti modello terzo millennio, allora sì che la Terra finirebbe sotto il peso di miliardi di naufraghi destinati a morire di inedia.
Giuseppe Spezzaferro

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