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Moody’s come Ciancimino figlio

C’è stato un periodo nel quale le agenzie di rating, quelle che danno le pagelle agli Stati oltre che a banche e aziende, erano considerate profetesse più affidabili della più famosa delle sacerdotesse di Apollo, la Sibilla Cumana.
Ciò che decretava la Trimurti composta da Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch era indiscutibile. Il Vangelo si può anche discutere, ma ciò che dicono le tre sorelle americane è legge per il mercato economico-finanziario globale.

Salto le carte d’identità delle pitonesse in versione telematica (a chi appartengono, quali funzioni hanno etc.) e ricordo agli smemorati (veri e finti) che i voti (i rating, appunto) decisi da quelle agenzie avevano una tale influenza che alcuni intrattenitori tv come Giovanni Floris si permettevano il lusso di far intervenire ai dibattiti anche agenzie perfettamente sconosciute. L’importante era spiegare al pubblico che le cose andavano male per colpa di quello lì (il Tycoon corruttore) ed era più che legittimo se a dirlo per una sera non erano le accreditatissime Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch.

Mentre la Trimurti rappresentata dalle tre profetesse dominava incontrastata, nei tribunali signoreggiava Massimo Ciancimino, figlio ciarliero di quel Vito politico e mafioso del quale quelli che più parlano sono quelli che di meno sanno.
Portato, come qualcuno disse, al pari della Madonna in processione, Massimo rivelava segreti mafiosi, commistioni oscene, responsabilità politiche. I magistrati se lo contendevano. Il loquacissimo rampollo di un taciturno uomo d’onore aveva l’agenda fitta d’impegni. Le sue testimonianze inchiodavano senza pietà.

Un altro intrattenitore televisivo se l’accaparrò per averlo alleato nella campagna che conduceva da anni.
L’instancabile commesso viaggiatore della giustizia a tanto a un chilo faceva balenare scenari nei quali quello lì (il Mortificatore di donne) stringeva patti mafiosi e Michele Santoro sbavava quand’era il turno dell’oracolo palermitano.
Massimo raccontava, esibiva pizzini e documenti top secret e a Michele luccicavano gli occhi. Il Grande Inquisitore contro il Nano malefico.
Furono trasmissioni da Oscar della Persecuzione.

Torno alla Trimurti del rating per ricordare (agli scordarelli sopra citati) che, il giorno prima che le banche cominciassero a fallire e che le aziende chiudessero, né Moody’s, né Standard & Poor’s, né Fitch né le sconosciute care a Ballarò avevano lanciato un avvertimento.
Secondo loro andava tutto a gonfie vele (tranne che in Italia per colpa di quello lì, il Pontefice bloccato sullo Stretto) e perciò fino a pochi momenti prima avevano mantenuto la tripla A (il massimo dei voti) per banche e imprese che un momento dopo chiudevano i battenti.

Scoppiata la tempesta, dovettero starsene buone e zitte in attesa che il popolo dei teleutenti dimenticasse la magagna, come direbbe Totò.
Ed hanno aspettato mesi prima di tornare sui palcoscenici del mondo. Va detti che hanno calcolato bene sia i tempi che i modi della rentrée, riconquistando in poco tempo le posizioni perdute.

Fino a qualche settimana fa. Fino a quando, cioè, non hanno esagerato puntando il dito contro la Germania, la quale
con teutonica fermezza ha però ignorato l’outlook negativo.
La cancelliera Angela Merkel in vacanza in Alto Adige (per loro è Südtirol) ha lasciato al ministro dell’Economia Philipp Rösler il compito di rispondere alla brutta pagella di Moody’s. E il vietnamita adottato ad Amburgo ha educatamente mormorato: «Si tratta solo di un’agenzia di rating».
I mercati non hanno fatto una piega e gli esperti sono concordi nel dire che oggi la tripla A alla Germania non gliela toglie nemmeno Satana evaso dall’Inferno.

L’attacco fallito alla locomotiva europea ha messo in imbarazzo le altre due sorelle e, soprattutto, ha fatto ricordare a un sacco di gente che le agenzie di rating non sono infallibili. Anzi, sono in malafede; perché non è credibile che non si fossero accorte che Lehman Brothers Holdings Inc. uno dei primari operatori del mercato dei titoli di Stato Usa, “padrone” di Lehman Brothers Inc., Neuberger Berman Inc., Aurora Loan Services, Inc., Sib Mortgage corporation, Lehman Brothers Bank, Fsb, Gruppo Crossroads… con quartier generale a New York, sedi a Londra e a Tokyo e uffici in tutto il mondo, non meritasse affatto la Tripla A.
Il fallimento Lehman Brothers fu lo starter della crisi che ancora tiene strette le palle del mondo.

L’epoca mitica delle tre profetesse è finita.
Ma Ciancimino? cosa c’entra?
Il narratore Massimo un brutto giorno (per lui) s’è illuso di essere abbastanza forte da poter accusare un Intoccabile per eccellenza: Gianni De Gennaro. Per sette anni capo della Polizia, poi direttore del dipartimento delle informazioni per la sicurezza e oggi sottosegretario delegato alla sicurezza della Repubblica, De Gennaro è come un pilone dell’Enel con il teschio dei pirati e la scritta “chi tocca i fili muore”.

Ciancimino figlio come Moody’s ha fatto un irrimediabile passo falso. Aveva accusato De Gennaro alle ore dieci del mattino e poche ore dopo la polizia scientifica aveva già appurato la falsità dei pizzini esibiti come prova. Non ha avuto scampo. Per lui niente più processioni e neppure figurazioni speciali in televisione. Le testimonianze che prima erano oro colato adesso valgono quanto i titoli di Stato greci. Anzi, di meno.
Sic transit gloria mundi.
Giuseppe Spezzaferro

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