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Augusto, l’imperatore che puniva gli scapoli

Il 19 agosto dell’anno 14 dopo la nascita di Cristo morì a 77 anni (li avrebbe compiuti il 23 settembre) Caio Giulio Cesare Ottaviano Augusto.
Fu in pratica il primo imperatore di Roma.
Per conoscerne la vita dell’uomo morto millenovecentonovantotto anni fa basta cliccare sul web il suo nome e perciò mi risparmio la fatica di raccontare le sue Res Gestae.

Augusto morì alle nove di sera nella casa di famiglia (forse nello stesso letto dov’era morto il padre Ottavio) nei dintorni di Nola in Campania.
Molti storici raccontano le sue ultime ore con dovizia di particolari. Svetonio riporta perfino le sue ultime parole: «Acta est fabula. Plaudite», la formula solita che l’attore pronunciava alla fine di uno spettacolo: «La commedia è finita. Applaudite».
Gli storici dicono anche che su quella casa sarebbe stato poi costruito un tempio. Ma già duemila anni fa non erano d’accordo sul luogo esatto e noi sappiamo soltanto che il corpo dell’imperatore fu portato a Roma per essere cremato e che le sue ceneri furono messe nel mausoleo che s’era fatto costruire in Campo Marzio, uno dei luoghi più sacri dell’Urbe.

C’è anche una leggenda popolare che racconta di una palla dorata in cima ad un obelisco con dentro le ceneri di Augusto. L’obelisco porta il nome di un grande faraone della XIX dinastia, quel Ramesse II contro il quale, secondo il racconto dell’Antico Testamento, Jehovah scagliò tramite Mosè le dieci piaghe per convincerlo a lasciare liberi gli ebrei.
Ramesse fu un grande comandante militare, padre di cento figli e sposo di non so quante mogli. Ma di una il ricordo ha attraversato i millenni: Nefertari. Ramesse II morì a 84 anni, il 1° settembre dell’anno 1213 prima della nascita di Cristo.
L’obelisco è oggi a Villa Celimontana.

Di Augusto non si sa per certo dove sia morto. Personalmente non sono sicuro di dove sia sepolto, se nel mausoleo o nella palla; le leggende non vanno ignorate (pensate all’abile commerciante miliardario Schliemann che scoprì Troia leggendo l’Iliade).
Di Augusto si sanno di sicuro molti fatti, che però è difficile scovare cliccando. Tocca sfogliare qualche libro in più.

All’epoca Roma era vergognosamente ricca e le nobili donne e i nobili uomini, presi da ignobili svaghi, non facevano più figli. Molte famiglie senatorie s’erano estinte per mancanza di eredi.
Augusto innalzò un tempio ad una donna che aveva partorito 5 gemelli. Un chiaro invito “mussoliniano” alla crescita demografica.
Stabilì una carriera senatoria più veloce per chi aveva figli e limitò, invece, i diritti ereditari per gli scapoli e per le coppie senza figli.
Le leggi principali furono queste: Lex Iulia de maritandis ordinibus; Lex Iulia de adulteriis coercendis;
Lex Papia Poppaea (sul web si trovano).

La figlia Giulia fu esiliata perché imputata di adulterio e condotta licenziosa. Non era l’unica nobildonna romana a correre la cavallina ma era la figlia dell’imperatore e perciò la sua punizione fu, come si suol dire, esemplare.
Forse c’entravano anche ragioni politiche; chissà. Molti raccontano che Augusto non si diede mai pace per essere stato così duro con Giulia; chissà anche questo.
Giuseppe Spezzaferro

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