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Casa, l’autocostruzione e il crac di Ravenna

Mai come adesso avere una casa propria è diventata una chimera. Come fare per costruire alloggi a prezzi accessibili è una sfida pesante. A conti fatti, la risposta più appropriata mi sembra quella del mutuo sociale. A cura di CasaPound Italia c’è http://www.mutuosociale.org che spiega tutto il meccanismo.

Qualche giorno fa mi è arrivato via mail un comunicato a firma Matteo Mattioli – 3382019094
http://difesaconsumatori.eu/ che mi ha fatto scoprire il sistema dell’autocostruzione (e dell’autorecupero).
E’ probabile che l’autocostruzione non sia integrabile con il mutuo sociale, anzi che siano due sistemi alternativi, ma questo non m’impedisce di parlarne. La Storia presenta molti casi di… coincidentia oppositorum e perciò mai dire mai.
Pubblico il comunicato così come mi è arrivato e alla fine aggiungo qualche parola di commento.

Il comunicato degli autocostruttori

«Da 49 notti stiamo occupando il cantiere di autocostruzione di Filetto (RA).
«Con il termine autocostruzione nel campo dell’architettura si indicano le strategie per sostituire con operatori dilettanti le imprese che, in una struttura produttiva evoluta, si occupano normalmente della realizzazione dell’edificio per conto dei suoi futuri utenti.
«La storia inizia otto anni fa, quando l’Alisei Ong propose a diversi Comuni italiani di risolvere il problema dell’alloggio per le fasce sociali più deboli, offrendo una casa a prezzi inferiori di almeno il 50% rispetto a quelli di mercato. Iniziò così l’avventura di tanti autocostruttori.
«A Ravenna noi autocostruttori siamo stati selezionati attraverso un bando del Comune, per reddito basso e situazione familiare e lavorativa; il bando prevedeva, come in realtà poi è avvenuto, che ciascuno di noi prestasse, nel cantiere a titolo di attività lavorativa, almeno 1.500 ore.
«Il Comune di Ravenna ci ha venduto il diritto di superficie dell’area sulla quale sarebbero dovuti sorgere gli alloggi da noi autocostruiti, e si è impegnato a controllare e vigilare l’andamento del progetto fino alla sua realizzazione (attraverso un protocollo d’intesa).
«Noi autocostruttori avremmo dovuto essere “diretti” da una Ditta specializzata, individuata dal Comune attraverso un bando pubblico, nella Società Alisei che, attraverso un Protocollo di Intesa siglato col Comune di Ravenna, si era, altresì, impegnata a contribuire fattivamente con la presenza di un direttore dei lavori e un capo cantiere aventi l’incarico di seguire passo a passo il lavoro di noi autocostruttori, che, non avendo necessariamente esperienza nel campo edile, necessitavamo di direttive e vigilanza.
«Alisei si impegnava, ancora, a contenere il prezzo complessivo nei limiti che aveva indicato in partenza (circa 920 € al mq).
«Dopo 2 anni e mezzo e circa 20.000 ore di lavoro (14 famiglie, di cui la metà extracomunitarie), dopo aver realizzato il grezzo, la ditta non si è resa reperibile, e dopo 10 mesi ha dichiarato fallimento, lasciandoci con un debito verso la banca (banca Etica, sempre suggerita dal Comune, che aveva creato un credito bancario per arrivare in fondo al progetto e poi dividerlo per 14 mutui)
.
«Ora dal luglio del 2009, cioè dal momento in cui sono stati sospesi i lavori, le nostre famiglie si trovano senza una casa, con un debito che grava come una mannaia sulla testa, con il vano sacrificio di avere lavorato a titolo gratuito per 1.500 ore e il Comune che fino ad ora si è sempre rifiutato di avere responsabilità a riguardo e che non si è mai attivato, nemmeno dal punto di vista solidaristico, a trovare una soluzione.
«Adesso, alla luce di questa gravissima situazione, noi autocostruttori abbandonati ma ancora fiduciosi, da 49 giorni viviamo in quelle che avrebbero dovuto già oggi essere le nostre abitazioni, le abbiamo “occupate” sebbene si tratti di costruzioni al 40% circa di stato di avanzamento, cioè senza ancora infissi, pavimento e impianti».

Il comunicato riporta anche un elenco di progetti analoghi.

«Questo l’esito dei progetti avviati da Alisei ONG, riconosciuta e finanziata dal Ministero degli Affari Esteri, dal Ministero del Lavoro, dalla Commissione Europea e dalle principali agenzie delle Nazioni Unite nonché dalla Banca Mondiale, che ha come mission: “combattere le diseguaglianze, l’esclusione sociale e la povertà”, o da società riconducibili ad essa:
AMMETO MARSCIANO – PG: concluso nel 2007, gravi difetti di costruzione, infiltrazioni,
GABELLETTA – TERNI: nessuna informazione,
RIPA – PG: concluso,
BESANA BRIANZA – MI:nessuna informazione,
PADERNO DUGNANO – MI: non risulta avviato,
TREZZO SULL’ADDA – MI fermo dal 2009,
PIEVE EMANUELE – MI: fermi, mancano 1,3 milioni di €,
VIMODROME – MI: cantiere interrotto da 3 anni,
CASAMAGGIORE – CR: concluso con problemi strutturali, i proprietari abitano all’interno senza avere rogitato.,
SANT’ENEA – PG: finito nel luglio 2012,
SANPOLINO – BR: case rase al suolo,
BAREGGIO – MI: annullato,
PADOVA: concluso, ma con fondi del Ministero,
PESCOMAGGIORE – AQ: concluso, ma con fondi post- terremoto,
CADONEGHE – PD: cantiere bloccato da gennaio 2012,
PIEDIMONTE CE: in corso,
VILLARICCA – NA: in corso,
PIANGIPANE – RA: terminato con un finanziamento della Regione.
SAVARNA – RA: avviato nel 2005 non è ancora stato completato,
FILETTO – RA: bloccato dal luglio 2009, buco di 500.000 €
».

Il parere dell’architetto

Sul web c’è http://www.autocostruzione.net/ curato da Alisei Coop. (credo sia parente di Alisei Ong) che illustra il meccanismo. Non so se nella vicenda di Filetto le colpe siano dell’Alisei o di chi altri. Solidarizzo, ovviamente, con gli occupanti. So per esperienza che l’occupazione – in troppe circostanze – è l’unico modo per farsi vedere dal… Palazzo e che le conseguenze giudiziarie sono lunghe e costose (fermi, denunce, arresti, processi… una Odissea della quale nessuno parla mai) soprattutto quando si caricano reati tipo resistenza a pubblico ufficiale et coetera.

L’idea di base dell’autocostruzione, come m’ha spiegato un compagno di lotta architetto, è eliminare il lucro del costruttore (ma anche quello legato a parte del processo costruttivo, nella fattispecie quello della manodopera specializzata) creando una forma di edilizia popolare che nasca da convenzioni tra autorità locali, autocostruttori (gli utenti finali) per il tramite di un “organismo di intermediazione”. Tralasciando il fatto che autocostruttori senza specifiche esperienze edili agli occhi di un architetto rende il tutto molto debole, resta il punto di chi finanzia l’opera.

Il problema dell’intermediazione

Sulla brochure di presentazione http://www.autocostruzione.net/download.php?t=files&id=362 si legge:
«E’ stato individuato in Banca Etica l’istituto finanziario che concederà alle cooperative i mutui a copertura del 100% dei costi di acquisto del terreno e dei materiali, della progettazione ed assistenza tecnica in cantiere. Gli interessi sui mutui saranno assunti dalla Regione».
Ma chi gestisce la “cassa”?

Nel caso denunciato dagli autocostruttori di Ravenna, Alisei (ong o coop che sia) ha lasciato tutti con una casa a metà.
Cercherò di saperne di più a proposito di Alisei e se scoprirò cose interessanti le pubblicherò. Il parere dell’architetto mi ha convinto: il debole dell’autocostruzione (a parte i fattori tecnici che per un architetto sono d’ostacolo di per sé) sta, dunque, nella intermediazione. L’unico specialista vero sarebbe perciò l’intermediario. L’autocostruttore si troverebbe a pagare consulenze, parcelle, percentuali e quant’altro senza avere i necessari strumenti di controllo.
Giuseppe Spezzaferro

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