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Bundeskanzlerin Angela Merkel sferra l’attacco contro i mercati-usurai

Per parecchie anime candide (ah, quanto sono buono!) il contemporaneo Male Assoluto è Bundeskanzlerin Angela Merkel. La Cancelliera è accusata di volere la morte della Grecia, la schiavitù della Spagna e l’umiliazione dell’Italia. Mira, inoltre e tanto per cambiare, a Deutschland über alles e a vincere le elezioni dell’anno prossimo facendosi portavoce della Germania più liberista e conservatrice (la contraddizione è soltanto apparente).
Il cosiddetto libero mercato (leggasi speculazione finanziaria) ha un Lord Protettore, pardon, Lady, che parla tedesco.
Ma com’è e come non è, Bundeskanzlerin Merkel sostiene l’Europa più e meglio di tanti improvvisati europeisti ed è una seria nemica dei pescicani (a differenza dei nostrani folcloristici anticapitalisti in circolazione a destra e a sinistra).

La Cancelliera all’attacco

L’altro giorno ha detto (prendo le frasi così come sono state tradotte dalle agenzie italiane) che i mercati hanno dimostrato di non essere affatto al servizio della gente: «Se consideriamo come hanno funzionato i mercati finanziari negli ultimi 5 anni, si vede come questi non abbiano affatto servito le persone. Ma pochi si sono arricchiti e molti, nel mondo, hanno dovuto pagare».
Ha poi detto una cosa che mi ha fatto pensare al povero cristo che finisce in bocca agli usurai. La frase è questa: «Non possiamo indebitarci al punto da finire alla mercè dei mercati».
Vi sembra che sia una mia esagerazione supporre che per Angela Merkel mercato e usura siano perlomeno parenti stretti?
Altra domanda: ve l’immaginate il Cancelliere italiano (il presidente del Consiglio, cioè) che attacca a spron battuto i pescicani della finanza apolide e plurilingue?
Eppure, per le anime candide di cui sopra, è Angela Merkel il carnefice da eliminare mentre Mario Monti sarebbe soltanto un male necessario.
Ha spiegato la Cancelliera accusata di antieuropeismo: «Abbiamo bisogno di Europa, ma di un’Europa che sia forte nel mondo».
Io inviterei tutti a meditare su una frase del genere.

La birra di San’Egidio

E’ stato durante una festa paesana che Angela Merkel ha auspicato l’Europa forte ed ha sparato contro chi si arricchisce sulla pelle di centinaia di milioni di persone.
Nella regione di Hallertau, c’è un piccolo Comune (circa 13mila abitanti) che si chiama Abensberg (“The American Cyclopaedia” scrive: «Abensbero, a small town of Lower Bavaria, it is believed to have been the Abasinum of the Romans»).
Hallertau (178 km² della Baviera centro-meridionale) produce da sola la metà della produzione mondiale di luppolo, che – sarebbe un delitto ignorarlo – è componente essenziale della birra. Di sfuggita annoto che presso Abensberg Napoleone sconfisse gli austriaci (20 aprile 1809) sulla via di Vienna.
L’antica fiera (risale al 1313) si chiama Gillamoos, una combinazione del nome storpiato di San Giles (Gilg ist eine süddeutsche Nebenform von Ägidius) e della parola moss (muschio). Dal 30 di agosto al 3 di settembre, si mangia, si canta e si beve birra per festeggiare il muschio di Sant’Egidio Abate, patrono degli storpi, dei tessitori e dei lebbrosi.

Le parole contano

I tedeschi non soffrono di femminismo lessicale e perciò il Bundeskanzler diventa Bundeskanzlerin se è donna; provate a chiamare presidentessa, invece che presidente, la democristiana mai pentita Rosy Bindi e v’accorgete di quanto stiamo inguaiati.
Sembra una pinzillacchera (Totò dixit), ma a pensarci bene l’irruzione della cultura “debole” nella nostra società ha fatto danni in profondità.
Giuseppe Spezzaferro

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