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Bocca della verità… alberghiera

Gli albergatori piangono miseria. Il loro presidente, Bernabò Bocca, ha dichiarato: «A memoria statistica non si era mai visto un calo così generalizzato e devastante». Gli italiani in vacanza sarebbero circa il 30% in meno rispetto all’agosto 2011. Secondo le cifre di Bocca, tre italiani su 10 non vanno in vacanza per mancanza di soldi (il 51,6%; l’anno scorso era stato il 42,8%). E i fortunati vacanzieri, precisa sconsolato, stanno attenti pure al centesimo: la spesa media stimata (viaggio, vitto, alloggio e divertimenti) ammonta a 741 euro, 35 euro in meno rispetto all’anno scorso.

Federalberghi, dunque, chiede che il governo proclami lo stato di crisi, come si fa per le calamità naturali.
E negli anni passati? Ecco cosa disse il presidente Bocca nel 2009: «Dollaro, yen e sterlina deboli hanno fatto crollare le presenze di americani e giapponesi. Ci aspettiamo un meno 40% di inglesi».
E cosa chiese al governo il capo degli albergatori?: «In Spagna per il settore sono stati stanziati 400 milioni. Chiediamo un aiuto per mantenere i livelli occupazionali».

Nonostante il crollo nippoamericano e la defezione britannica, Bocca si preoccupava che cuochi e camerieri non perdessero il posto. Ah, la fortuna di avere un sovrano illuminato.
Vado più indietro nel tempo. Cosa disse Bocca nell’agosto del 2005? Che in vacanza c’era andato il 50% degli italiani, e che tutti avevano speso meno dell’anno prima. In media, raccontava Federalberghi, i turisti avevano speso 800 euro a persona (50 euro in meno di quelli previsti).

A quanto pare sono anni che gli albergatori si dibattono tra mille difficoltà. I vacanzieri, decimati dalla crisi, non sono mai stati sufficienti a strappare loro un sorrisetto di soddisfazione.
C’è mai stato un anno nel quale gli italiani furono ricchi e gli alberghi pieni? Chissà.
Bocca (Cavaliere del lavoro, re degli hotel e marito di Benedetta Geronzi) si disperò anche nel 2004: «L’Italia turistica ha vissuto quest’anno la più difficile estate degli ultimi 10 anni e le prospettive fanno temere una riduzione dell’occupazione e la chiusura di alcune imprese».
Otto anni fa, il presidente di Federalberghi (sta su quella poltrona dal 2000!) denunciò che nel periodo da giugno ad agosto gli alberghi italiani avevano registrato una flessione del 3,4%, un dato, precisò, mai registrato negli ultimi 10 anni. In soldoni: mezzo miliardo di euro e 4 milioni di pernottamenti in meno.
L’augusto consorte della figlia del potente banchiere è davvero sfortunato. Sono anni che piange lacrime amare per le sorti del turismo (e dei lavoratori del settore) e nessuno si attiva per dargli una mano.

I dati della Banca d’Italia

Nonostante i mostruosi cali lamentati dagli albergatori, la bilancia dei pagamenti turistica ha presentato a maggio un saldo netto positivo di 1.513 milioni di euro (l’anno scorso era stato di 1.387 milioni).
Il fatto che ci siano meno turisti (che spendono pure di meno) si concilia con quel miliardo e mezzo di attivo, perché gli alberghi sono una parte della spesa turistica. Mi viene però il dubbio che gli albergatori facciano un po’ di pianto greco.
Le cifre che dà la Banca d’Italia, invece, non mi fanno sorgere dubbi.

Scrivono i tecnici di Palazzo Koch: «Le spese dei viaggiatori stranieri in Italia, per 3.045 milioni di euro, sono aumentate del 6,4%; quelle dei viaggiatori italiani all’estero, per 1.533 milioni di euro, sono cresciute del 3,8%».
Non vedo l’ora di vedere i dati finali dell’anno, ma già nei primi cinque mesi le cose sono andate benino.
Dice infatti Bankitalia: «Nel periodo gennaio-maggio 2012 si è registrato un avanzo di 3.393 milioni di euro, a fronte di uno di 3.184 milioni di euro nello stesso periodo dell’anno precedente».
Il calo dei turisti Ue è stato compensato dagli extracomunitari la cui spesa è cresciuta del 6,5% (in particolare quella degli svizzeri è aumentata del 16,3%).
Nello stesso periodo, aggiunge Bankitalia, «i viaggiatori italiani che si sono recati nei paesi Ue hanno incrementato la loro spesa dell’1,5% rispetto al 2011; le destinazioni con aumenti più significativi sono state Francia (10,5%) e Germania (9,1%)».
Giuseppe Spezzaferro

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