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L’Europa ha un “nuovo” Trattato

Hanno firmato. Il nuovo trattato istituzionale dell’Ue, definito a suo tempo mini-trattato o trattato riformatore, è stato siglato da tutti e 27. Il documento sostituisce il testo della Costituzione europea che fu bocciato nel 2005 dai referendum in Francia e Olanda. Con il no di quei popoli, tornare a parlare di Costituzione sarebbe stato dannoso oltre che inutile, perciò si scelse di cambiare tattica. Quando il presidente di turno della Commissione Ue, il portoghese José Socrates, annunciò a ottobre che nella notte del 19 era “nato il nuovo Trattato di Lisbona”, non ci furono dubbi: per la firma sarebbe stata soltanto questione di tempo. In italiano il documento è di 287 pagine ed il Parlamento (come tutti gli altri nell’Ue) dovrà ratificarlo entro il 2008 perché l’anno seguente il trattato andrà in vigore. Fa eccezione l’Irlanda che ha deciso di affidarsi ad un referendum. Ricordiamo che nel 2009 ci saranno le elezioni europee e la nomina del nuovo “governo” Ue. Fra le novità introdotte, infatti, c’è che il “Presidente del Consiglio europeo” è eletto per due anni e mezzo (non più uno dei 27 a rotazione semestrale) e dell’Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera e di sicurezza comune (nella Costituzione bocciata la dizione era “ministro degli Esteri dell’Ue”) che sarà anche vicepresidente della Commissione europea. Sono cancellate le figure di “Alto rappresentante per la politica estera” (carica decisa fino ad oggi dal Consiglio europeo) e del “commissario Ue per le Relazioni esterne”. Per la carica di presidente del Consiglio europeo, il presidente francese Sarkozy e il primo ministro inglese Brown hanno già lanciato la candidatura di Tony Blair.

Un’altra novità è che il voto a maggioranza qualificata nel Consiglio è esteso anche su materie giudiziarie e di polizia per evitare che il veto di un membro blocchi un provvedimento (qui Gran Bretagna e Irlanda hanno preteso ed ottenuto di applicare a discrezione le decisioni europee su quelle “delicate” materie). A partire dal 2014 la maggioranza richiesta sarà del 55% degli Stati membri e del 65% della popolazione europea.

Un’altra novità è che la Carta dei diritti fondamentali assume valore giuridico vincolante per quasi tutti gli Stati membri dell’Ue (Polonia e Gran Bretagna hanno preteso ed ottenuto una clausola di esclusione) che potranno essere portati davanti alla Corte di giustizia Ue in caso di inadempienza.

Ricordiamo che alcuni eurodeputati sia della Sinistra unitaria (Gue) che polacchi e britannici interruppero la cerimonia dedicata alla “Carta” gridando “referendum, referendum”.

La Carta dei diritti fondamentali recita i 54 diritti civili, politici, economici e sociali dei cittadini europei e di tutti coloro che vivono nel territorio dell’Ue.

Con il nuovo Trattato la Commissione europea sarà più snella (da 27 a 18 membri). Il Parlamento europeo (come internettuale.net aveva già annunciato) avrà un massimo di 751 deputati (ma la modifica alla spartizione dei seggi passerà al vaglio del Parlamento europeo prima di essere inserita nel Trattato che sarà firmato dai capi di Stato e di governo europei il prossimo 13 dicembre a Lisbona). Dal 2017 una decisione passerà con l’assenso del 55% dei Paesi che rappresentino almeno il 65% della popolazione.

L’articolo 51 del Trattato prevede che le Chiese abbiano un dialogo speciale con le istituzioni europee e che siano tutelate nel processo di integrazione europea.

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