Vetrina / Società / Ingiustizia è fatta. La Cassazione conferma la galera a Sallusti per aver diffamato un giudice

Ingiustizia è fatta. La Cassazione conferma la galera a Sallusti per aver diffamato un giudice

La Corte Suprema di Cassazione ha dato ragione ai giudici della Corte d’Appello di Milano che avevano condannato alla galera il giornalista Alessandro Sallusti.
La decisione degli ermellini è inappellabile. Dunque Sallusti dovrà scontare la condanna a 14 mesi di detenzione.
Gli specialisti e i chiacchieroni, ciascuno con il bagaglio di intelligenza e conoscenza che ha, “dibattono” se Sallusti abbia diffamato o meno il magistrato che l’ha denunciato.
Io mi limito a dire che in Italia si fa un abuso continuo del carcere. Basta un niente e ti ritrovi dietro le sbarre.

CARCERI STRAPIENE
Le carceri italiane scoppiano (vi sono rinchiuse più di 67 mila persone mentre i posti accertati sono circa 42 mila) ma io vedo in televisione ampi servizi soltanto sugli animali.
Vedo macilenti e arrabbiati cani costretti a stare in spazi angusti e il commosso giornalista raccontare ad una ancor più commossa platea quanto soffrano le povere bestie.
Vedo galline stipate in gabbie con il solo spazio per fare le uova e l’accorato giornalista che parla di crudeltà mentre a casa si piangono amare lacrime sul destino delle povere pennute.
Dappertutto, scorazzano animalisti che megafonano accuse contro un barbaro sistema che maltratta gli animali.
Molti di loro (degli animalisti, intendo) darebbero, se potessero, la morte al ricercatore che affetta topi per trovare una qualche risposta utile all’uomo.

SOCIETA’ ANIMALOCENTRICA
La società opulenta è animalocentrica invece che antropocentrica perché l’opulenza porta anche caos oltre che obesità.
Fateci caso: i sapientoni strillano che niente è più come prima. Ciò che l’uomo ha fatto da quando esiste va corretto. Basta con la retrograda concezione della famiglia fatta da un uomo e una donna che si accoppiano e generano figli. Basta con le vetusta ideologie che comprimono la libertà del singolo. Tempo fa ho visto (e purtroppo sentito) in televisione un ragazzino ignorante contestare la definizione di letteratura che dava lo scrittore Aldo Busi.
Mi capita sempre più spesso di sentire (in metro, al bar, per strada…) stupidotteri che affermano: «E’ una mia opinione e nessuno mi può rompere…».
Insomma, il caos (origine vera di tutti i mali).

LA GALERA FACILE
La prova provata che la nostra società opulenta (pure con la crisi) è una contraddizione continua sta proprio nella galera comminata a Sallusti.
Nel 2012, nella Culla del Diritto, nella Patria di Cesare Beccaria, ancora si condanna al carcere per reati che non hanno alcuna pericolosità sociale.
Le carceri scoppiano, dicevo prima, mentre la metà dei detenuti in attesa di giudizio alla fine vengono assolti. Non sto parlando di condannati ingiustamente o di errori giudiziari. Il fatto è che la metà dei carcerati che aspetta di essere giudicata viene poi (qualche mese o qualche anno) giudicata innocente.
In Italia, vige ancora la condanna preventiva. Prima ti schiaffo in galera e poi vedo se sei colpevole.

E’ talmente vergognoso che perfino la ministra di Giustizia Paola Severino imbarazzata da come vanno le cose ha detto proprio oggi che «il carcere dovrebbe essere l’extrema ratio». Sarebbe a dire che ti condanno a stare chiuso in casa, che ti condanno ai servizi sociali, che ti condanno a pagare una multa proporzionata ai tuoi mezzi (se sei milionario la multa non può essere inferiore al milione), che ti condanno a zappare la terra o a piantare alberi e che, soltanto se tutte le altre condanne con te non funzionano o sono inutili, ti condanno a stare carcerato (come dicono dalle parti mie).
Faccio un esempio limite. L’omicidio è da galera, non c’è dubbio. Ma un marito che uccide la moglie per gelosia e un rapinatore che uccide per soldi non meritano, forse, due diversi trattamenti? Il rapinatore è senz’altro un pericolo per la società, l’omicida geloso non credo che, condannato a zappare la terra, scappi per andare ad uccidere un’altra moglie.

Tornando a Sallusti, chiuderlo in cella è tutto fuorché giustizia.
E che non sia giustizia è venuto in mente pure al sostituto procuratore generale della Cassazione Gioacchino Izzo, il quale aveva chiesto l’annullamento ai giudici della quinta sezione penale con il rinvio della condanna a 14 mesi.
Cosa aveva escogitato il pg? Per chi non lo sapesse il pg è quello che accusa e chiede di solito il massimo della pena. Aveva trovato una falla nella sentenza milanese e perciò aveva chiesto di «rivalutare la mancata concessione delle circostanze attenuanti».
Insomma, Sallusti è colpevole, aveva detto Izzo, ma la condanna è esagerata.
Sui motivi che hanno spinto gli ermellini a sentenziare come hanno sentenziato si potrebbero scrivere libri e girare film, ma non credo che qualcuno si azzarderà a farlo.
Le carceri saranno pure affollate ma un posto i giudici te lo trovano sempre.
Un’ultima considerazione. Sallusti ha la fedina penale pulita e perciò avrebbe diritto ad una sospensione della pena, ma non entro in argomento. Lascio la parola agli esperti ed agli Azzeccagarbugli in toga e senza.

IL PARAGONE CON GIOVANNINO GUARESCHI

Alberto Guareschi, figlio del papà di Don Camillo e del “Candido” (giornale antesignano per molti versi di fogli oggi in voga, ma con il peccato originale di non essere di sinistra) ha dichiarato all’agenzia Agi che Sallusti ha subito la stessa ingiustizia che colpì il padre sessant’anni fa.
C’è una differenza, però. A mandare in galera Sallusti è un magistrato, invece a far condannare Giovannino Guareschi fu il presidente del Consiglio dell’epoca.

«Nel 1954 – ha detto all’Agi Alberto Guareschi – mio padre fu condannato ad un anno di carcere per aver diffamato a mezzo stampa sul settimanale ‘Candido’ Alcide De Gasperi».
«A questo anno – ha ricordato – si aggiunsero gli otto mesi che il tribunale gli aveva comminato nel 1951, sempre per lo stesso reato, per aver pubblicato sul ‘Candido’, di cui era direttore responsabile, una vignetta di Carlo Manzoni che prendeva bonariamente in giro il presidente della Repubblica Luigi Einaudi, scontando 13 mesi nel carcere San Francesco di Parma e i rimanenti 5 mesi, grazie alla qualifica di ‘buono’ guadagnata in carcere, in libertà vigilata nella sua abitazione a Roncole Verdi».

Guareschi, che aveva una penna micidiale, scrisse: «Per rimanere liberi bisogna, a un bel momento, prendere senza esitare la via della prigione».
In sessant’anni cos’è cambiato?
Giuseppe Spezzaferro

Commenti sul Sito e/o su Facebook

commento(i). Per commentare, puoi utilizzare il tuo account di Facebook

Controlla Anche

Italiani, povera gente con il telefonino

“Italiani, povera gente”. Il nuovo patetico mantra ha sostituito quello dilagato nei passati decenni dopo …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.