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Ravenna, l’odissea degli autocostruttori

Il 22 agosto scorso ho pubblicato una nota intitolata “Casa, l’autocostruzione e il crac di Ravenna” perché una persona che non conosco, di nome Matteo Mattioli, mi aveva segnalato la triste vicenda di un gruppo di persone, le quali a Ravenna per avere un tetto sulla testa erano diventate “autocostruttori”. Avevano tirato fuori i loro risparmi e si erano trasformati in muratori e carpentieri con la sicurezza che i sacrifici valevano il premio finale.
Abbandonati da tutti, gli autocostruttori avevano occupato le case non finite per sollecitare la pubblica attenzione ed un doveroso pubblico intervento.
Non ripeto qui l’intera vicenda (nel caso cliccate su www.internettuale.net/1043/casa-lautocostruzione-e-il-crac-di-ravenna) per lasciare spazio alle novità.

Dopo mesi di occupazione non s’è smosso niente e il Signor Mattioli m’ha spedito altre informazioni che io pubblico in ritardo, e me ne scuso con lui, perché l’età invece di maturarmi mi fa ogni giorno che passa più disordinato e più scordarello.

«Noi autocostruttori – mi scriveva Mattioli agli inizi di settembre – non abbiamo ricevuto alcun aiuto, né da parte del Comune (di Ravenna; ndr) e né da parte della Regione (Emilia-Romagna; ndr). L’impegno che il Comune si era assunto era quello di ‘sovrintendere coordinare e vigilare in tutte le fasi la corretta attuazione del progetto’, in base al protocollo firmato dall’allora sindaco Mercatali (Vidmer di nome, eletto sindaco nel 1997 con il Pds, riconfermato nel 2001; senatore Ds nel 2006; presidente onorario del Ravenna Calcio si dimette nel 2011 a causa del calcio-scommesse; ndr) ma questo era anche una richiesta specifica della Regione, attraverso le linee guida che lei stessa deliberò attraverso la delibera di Consiglio Regionale n.543 del 03.02.2004».

«Quello che succede in altre regioni, nella fattispecie in Campania, – continuava Mattioli – dove opera Aliseicoop, che dice di non avere niente a che fare con Alisei S.r.l., ma che in realtà è rappresentata da Carla Barbarella, vecchio esponente PCI che era in Alisei ONG quando il Presidente era Ottavio Tozzo, come può vedere da questa presentazione che hanno tenuto proprio loro due:
http://www.comune.terni.it/comunicato_stampa.php?id=4320&&pagina=12 è spesso differente, nel senso che nelle Marche il progetto è stato sostenuto da un finanziamento della Regione, in Lombardia c’è stato un diverso modo ancora di gestire la cosa, dove ALER aveva gestito direttamente la cosa avvelendosi della “professionalità ed esperienza” di Alisei, costruendo edifici che sarebbero stati dati in affitto per 10 anni agli autocostruttori ad un canone calmierato, con la possibilità che gli stessi, a distanza di 10 anni, li rilevassero».

«C’è ancora un altro aspetto della faccenda – concludeva Mattioli – che non le ho mostrato con la prima mail, cioè quello dei fondi comunitari o ministeriali “distratti” che questa ONG percepiva per gestire missioni all’estero, nelle guerre (Congo, Afganistan, Libia) o nelle ricostruzioni di eventi naturali disastrosi, Sry Lanka, Haiti».

UNA STORIACCIA “POLITICA”
Come si vede è una storiaccia “politica” che diventa più… irritante, diciamo così, in questi giorni nei quali vengono alla luce gli sprechi e i lussi dei cosiddetti eletti dal popolo. Non sto mettendo tutti in un solo calderone per fare il solito qualunquista del “sono tutti uguali”. Qualche politico perbene l’ho conosciuto anch’io, ma qui invito ad una semplice riflessione.
In un consesso (giunta, consiglio, commissione, ente, parlamento etc. etc.) è normale che ci sia qualche mela marcia ma le mele sane sono complici perché lasciano correre. Molte volte nella mia vita mi sono sentito dire: “meglio che lascio perdere, altrimenti ci rimette tutto il partito” oppure “se attacco quella corrente, quelli mi fanno a pezzi”, o “mi ha chiamato il presidente e mi ha chiesto di non fare niente perché la situazione è già critica di per sé” e via giustificando e lasciando perdere.
Pure un bambino capisce che di segreti veri ce ne sono davvero pochi. Se uno si rifà il naso e quell’altra il sedere, se uno gira in Bmw e sfoggia il Rolex, se un altro va in vacanza alle Galapagos dove s’è fatto una casetta sulla spiaggia, se un altro ancora fa a mezzi con il tipografo che gonfia le fatture per i manifesti… insomma si sa sempre tutto di tutti.
I giudici che condannarono Bettino Craxi dissero che “non poteva non sapere”. Ma Craxi, si sa, era un bandito e perciò la regola applicata a lui non si applica ai segretari e presidenti galantuomini di altri partiti. Loro “non sanno” punto e basta.
La gente, però, lo sa che dicono le bugie. Ma sto divagando (tanto per cambiare).
Torno a Ravenna. Dove la situazione è rimasta tale e quale.

Il signor Mattioli mi ha anche allegato una lettera firmata dal presidente della Cooperativa Mani Unite Stefano Bentini e spedita a sindacati, sindaci, presidenti, assessori, associazioni…. Senza uno straccio di risposta.
Il 1° settembre il sindaco Fabrizio Matteucci (Pd, succeduto nel 2006 a Vidmer Mercatali) e l’assessore Gabrio Maraldi sono andati a Filetto (la frazione a 16 Km da Ravenna dove c’è il cantiere degli autocostruttori) invitati dalla cooperativa Mani Unite. Ebbene? Hanno guardato un cantiere bloccato oramai da tre anni e poi?
Giuseppe Spezzaferro

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