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Venghino signiori a vedere il Papa rifatto

«Venghino, venghino signiori a vedere il mostro che la corrente elettrica gli fa un baffo…», strillava lo sgrammaticato imbonitore alla folla affamata di prodigi.
L’ignoranza si nutre famelicamente di cose straordinarie. All’ignorante più la racconti grossa e più fa ohhhhh! e ci crede.
La Gabbia di Faraday (fisico britannico dell’Ottocento) isola anche da un fulmine chi sta all’interno. E’ una faccenda di fisica le cui spiegazioni sono facili da trovare cliccando sul web.
L’uomo, opportunamente truccato, saltava all’interno della gabbia come un ossesso mentre l’imbonitore di cui sopra faceva scorrere lungo le sbarre un cavo che sprizzava scintille come una rutilante girandola natalizia. La gente non sapeva nulla di Michael Faraday, di potenziale elettrico o di una qualsiasi nozione utile.
L’importante è, ripeto, mostrare prodigi. Il resto viene da sé.

Il “venghino, venghino…” m’è venuto in mente oggi pomeriggio passando a Termini davanti alla “statua” imbacuccata definita imprudentemente e con una notevole dose di saccenteria “omaggio a Giovanni Paolo II”.
Il recinto di legno è stato smontato e perciò pare che questa volta ce l’abbiano fatta a rispettare i tempi: domani, 30 settembre, l’opera sarà ufficialmente inaugurata la seconda volta.
Non so se stanotte o domattina all’alba riusciranno a sistemare l’aiuola e a coprire di fiori o di erba gli ancoraggi delle putrelle sulle quali poggia il tutto. Non so nemmeno se ci andrà il sindaco Alemanno (negli ultimi giorni il primo cittadino ha disertato parecchi impegni e non credo ci sia bisogno che ne spieghi io i motivi) né tantomeno da chi sarebbe eventualmente sostituito. Forse non ci andrò a vedere cosa succederà. Da casa sono due minuti a piedi, ma starmene la domenica da solo a ciondolare e sprecare tempo è diventata una goduria alla quale rinuncio in casi eccezionali.

PRIMO CASO DI CHIRURGIA PLASTICA
Credo – e mi correggano gli esperti se sbaglio – che questo di Termini sia il primo caso ufficiale di chirurgia plastica applicata ad una statua.
Rifarsi il look, sottoponendo al bisturi salvifico nasi, tette, culi, pance, cosce e via tagliuzzando, è una pratica talmente diffusa a tutte le età che è stato necessario fare una legge per vietarla alle minorenni (e ai minorenni che sono più di quanto si possa ragionevolmente prevedere).
Nella società dell’immagine, apparire è tutto. Resistere alla tentazione di darsi una aggiustina per farsi meglio accettare/ammirare dagli altri non è facile.
Il cosiddetto “omaggio” che s’impone alla vista di milioni di persone che arrivano e che partono da Termini (in un anno sono più di 168 milioni!) e che fanno saliscendi dagli autobus (non so quanti sono, ma sono altri milioni di persone) passerà alla storia delle curiosità come il primo caso di rifacimento al pari del primo caso di intervento alle tette.

LA VICENDA IN BREVE

Il 18 maggio 2011, è inaugurata nel piazzale della Stazione Termini a Roma una statua definita “omaggio” a Papa Wojtyla.
E’ un regalo della Fondazione Silvana Paolini Angelucci e l’autore, tale Oliviero Rinaldi, ha avuto parecchie commissioni ecclesiastiche.
Il sindaco Alemanno definisce l’opera «bella e suggestiva» e con abituale magniloquenzia la dichiara «traccia indelebile nella porta d’accesso della città».

Passano pochi giorni e i commenti “sfavorevoli” alla statua montano di parecchio. Io l’ho paragonata ad una granata esplosa, ad un cilindro informe, ad un bidone di bronzo. Fanno infuriare la gente la testa, che è una palla nemmeno lontanamente somigliante a Giovanni Paolo II, e il “corpo”, che è una colata di bronzo e null’altro.
Più volte mi sono frullate in mente le parole del mio amico scultore (e pittore) Andrea Picini a proposito dei costi eccessivi delle fusioni in bronzo ragion per cui si serviva delle resine («Su richiesta, non ci metto niente a passare dalla resina al bronzo», diceva con la solita aria beffarda).

Da subito, non piacciono quei cinque metri di cilindro chiusi da una palla.

Il sindaco dice che farà decidere ai cittadini con un referendum. Vola Gigino, vola Gigetto, torna Gigino, torna Gigetto; sparisce il referendum e compare una commissione tecnica.

Mettere in piedi una commissione ad hoc è una delle attività preferite dal ceto politico dominante. Nella commissione si possono sistemare un po’ di trombati (e di tromboni) alla presidenza e alle vicepresidenze, un po’ di amici sugli scranni dei membri/componenti/consiglieri, un po’ di clienti tra funzionari, dirigenti, esperti, consulenti e un po’ di parenti tra segreteria, centralino, auto di servizio e…cuochi, nani e ballerine.

Pensa che ti ripensa, cosa decide la commissione? che va rifatto il look alla statua.
E’ lo stesso autore a dire che la patina s’è sciolta alle prime piogge perché l’aveva stesa di fretta, che il volto non è somigliante perché non aveva avuto tempo di rifinirlo, che molti guasti li ha fatti il traporto e giù giù in ginocchio fino ad impegnarsi a “completare” l’opera. Per quale motivo avesse esposto al pubblico un non-finito resterà un mistero gaudioso, absit iniuria verbis.

Tutto il lavoro in più, promettono alla Fondazione, senza fare spendere soldi al Campidoglio.
Detto fra noi, i contribuenti romani qualche lira la dovranno comunque spendere: per l’illuminazione (le bollette mica le pagherà la Fondazione), per le telecamere, per la sorveglianza… insomma la voce “costi” non si esaurirà con la seconda (e ultima?) inaugurazione.

Risultato: a gennaio scorso l’accrocco viene circondato da una palizzata e cominciano i lavori di chirurgia estetica.
Su internettuale.net sono più volte intervenuto perché la data del termine dei lavori ha subito parecchi spostamenti, fino all’ultima data, cioè a domani.

In tutto ciò una notizia è positiva: il viso del Papa lo ha rifinito il cesellatore Ivo Adami, l’artigiano di Verona fondatore della “Lavorazione Bronzi d’Arte”, che rifinisce le opere di molti scultori che evidentemente hanno difficoltà nelle rifiniture.

UN INVESTIMENTO PUBBLICITARIO
Resto fermo nel parere che Giovanni Paolo II e Roma si meritassero qualcosa di meglio. Ma, dice qualcuno, a caval donato non si guarda in bocca, e io rispondo che chiunque avrebbe regalato un proprio manufatto sapendo che l’esposizione in un luogo tanto prestigioso sarebbe stato un notevole e gratuito investimento pubblicitario.
Quanti ricconi sarebbero orgogliosi di mostrare nel loro giardino un’opera dello stesso artista in perenne mostra in una pubblica aiuola a Termini?
Non facciamo gli ipocriti. Il cartello davanti alla granata vuota vale oro. Se mezza pagina di pubblicità sul Corsera costa cinquantamila euro, pensate quanto possa valere quella promotion davanti allo scalo ferroviario più frequentato d’Italia.
Giuseppe Spezzaferro

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