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In morte di Pino Rauti

E’ morto Pino Rauti ed è un coro di elogi e cordogli.
Non l’ho mai incontrato. Ma gli debbo molto.
Quando avevo sedici anni lessi “Le idee che mossero il mondo” uno dei libri che mi ha fatto leggere la storia e il mito con occhi più attenti.
Me lo prestò un collega d’ufficio di mio padre, Ninuccio Santoro (non ho mai saputo quale fosse il suo nome di battesimo, lo chiamavano tutti Ninuccio) con il quale eravamo porta a porta, nel senso che abitavamo di fronte sullo stesso piano.
Mia madre e la moglie (mi pare si chiamasse Carmela, ma comunque io la chiamavo signora Santoro e le davo del voi, perché all’epoca eravamo tutti ragazzi beneducati) si facevano lunghe chiacchierate sul pianerottolo. A volte litigavano e stavano per qualche tempo senza rivolgersi la parola. Poi facevano la pace e poi litigavano di nuovo. Insomma i soliti rapporti da pianerottolo.
La famiglia Santoro era completata da una figlia battezzata, ahilei!, Pasqualina. I genitori la chiamavano Lina e così gli altri. Ninuccio era convinto che mio fratello più piccolo, Gianni, e la figlia sarebbero stati una bella coppia. Ma a Lina piacevo io. Come al solito esco dai binari. Torno a Rauti.
Il mio ex compagno di lotta, Pietro Golia, ha ristampato tempo fa il libro di Rauti. Mi ripromisi di comprarlo (nonostante la copertina da fumetto) ma ancora non l’ho fatto. Le giornate passano di corsa e diventano mesi e poi anni e un sacco di cose che ti riprometti di fare non riesci a farle.

Rauti è stato anche un bravo giornalista e un cronista di vaglia (il libretto “Le mani rosse sulle Forze Armate” è un esempio di giornalismo di inchiesta). Fondò un giornale (“Linea”) che diventò subito un successo editoriale. Ricordo che feci un accordo con Stenio Solinas perché la mia firma non sarebbe stata gradita a parecchi (ero stato tra i fondatori di “Lotta di Popolo” e perciò ero un “nazimaoista”, che palle!) e perciò collaborai firmando Spaccavento et similia.

Linea” era un giornale vincente. Affrontava temi e polemiche politiche abbastanza “scomode”. Andava talmente bene che furono i soldi del giornale a finanziare il movimento e non viceversa come di solito avviene.
Ovviamente non ho prove di questo e nemmeno ricordo perché so questa cosa. Vera o meno che sia, l’importante è che il giornale ad un certo punto smise di essere vincente.
Il fatto è che Pino Rauti era un intellettuale di grande cultura, uno storico di forza, uno studioso di materie “esoteriche”, ma non masticava abbastanza di politica.
Gianfranco Fini, che pure non è una cima, ha imparato da piccolo (ricordo Teodoro Buontempo che lo fece eleggere presidente del Fuan nonostante ci fosse un candidato molto più valido; non riporto ciò che mi disse, perché di questi tempi le querele e le smentite fioccano più dei debiti) a muoversi nei corridoi e stringere alleanze utili.
Una volta mi chiese perdono perché aveva fatto il contrario di quanto s’era impegnato a fare… ma divago di nuovo.

Rauti s’era infatuato del cosiddetto “gramscismo di destra” ed era arcisicuro di sfondare a sinistra,
Non aveva capito niente della sinistra (che quando è in crisi rispolvera l’antifascismo per campare) e niente nemmeno dei “camerati” (la gran parte dei quali quando vede rosso s’incazza)…
Destra e sinistra sono due categorie (“Due diversi modi che hanno gli uomini per definirsi imbecilli“: scrisse Ortega y Gasset) che sopravvivono ancora oggi, figuratevi mezzo secolo fa.

Una persona mi raccontò che nella cella a Regina Coeli aveva sentito Rauti piangere. La cosa mi diede fastidio. La libertà ha poco che fare con lo spazio a disposizione. C’è gente schiava che viaggia da un capo all’altro nel mondo. L’uomo libero se ne fotte se lo schiaffano in galera.
Forse quel tizio (non faccio nomi per la considerazione di cui sopra) aveva esagerato o forse Rauti piangeva per la famiglia e non per sé. Chi non appartiene al sistema se lo deve aspettare che prima o poi gli capiti una tegola tra capo e collo.

Non vado ai funerali per non incontrare tanti che ne parlavano malissimo e che gli hanno fatto la guerra e che adesso si stracciano le vesti e vantano una relazione privilegiata.
Non ho mai incontrato Pino Rauti, ma mi sarebbe piaciuto.
Giuseppe Spezzaferro

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3 commenti

  1. Come al solito. Azzeccato.

  2. Mi piace troppo il tuo modo digressivo di portare il racconto. E quindi l’ho ripreso nel mio secondo blog, dedicato alla rassegna stampa sulla fascisteria: http://ugomariatassinari.wordpress.com/2012/11/02/in-morte-di-pino-rauti-internettuale-net/

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