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I partiti duri a morire, la spa Monti&soci e quelli che aspettano Masaniello

La domanda da porsi è: come mai sono così pochi gli italiani che votano per Grillo?
E in contrappunto: perché sono ancora tanti gli italiani che votano per i soliti uomini dei soliti partiti?
Lascio perdere se il governo della spa Monti&soci stia salvando o meno l’Italia e guardo ai contraccolpi sulla gente.
D’accordo, si lamentano tutti, ma questo è normale. Non c’è letteratura senza i lamenti di qualcuno contro i potenti. Credo che ogni popolo non appena abbia imparato a scrivere abbia contemporaneamente criticato il potere. Rischiando la morte. Spesso rimettendoci la testa.

Piove, governo ladro” è un’espressione moderna, ma origina da un sentimento antico quanto l’uomo.
A proposito, la Treccani spiega quando nacque questo modo di dire. L’espressione, scrive l’enciclopedia, “è stata creata dal caricaturista Casimiro Teja, direttore del giornale Il Pasquino (1861), a commento del fallimento, causato dalla pioggia, di una dimostrazione di mazziniani a Torino. La vignetta raffigurava tre dimostranti che si riparavano dalla pioggia sotto un ombrello e uno di loro esclamava il motto di protesta”.

Se fosse possibile mettere l’audio alla storia universale, sentiremmo un solo rumore di fondo: il mugugno a causa delle tasse. Perfino quando la tassazione era bassissima, le lagne erano altissime. Basti pensare a Nerone. Già ingiustamente accusato di aver incendiato Roma, è tutt’oggi immaginato come un vampiro che succhiava il sangue del popolo. A conti fatti, la tassa sul reddito era dell’1% (lo riscrivo: uno per cento!).
Ci sono momenti nei quali si sommano diversi fattori (veri o presunti) e scoppia la rabbia popolare.
La regina Maria Antonietta di Francia non ha mai detto “Il popolo non ha pane? Che mangino brioches” (la frase fu inventata da Rousseau), ma quella frase fu uno dei più efficaci strumenti di propaganda della rivoluzione.

Le umane vicende sono percorse in lungo e in largo da verità miste a falsità. Non è un fenomeno di oggi. E, credo, sarà sempre così finché l’uomo (intendo maschi, femmine e lgbt) sarà fatto di nervi, carne e ossa.
La gente, dunque, è incazzata. Le tasse, il carovita, i ladri, gli sprechi, la precarietà diffusa (e non soltanto nel lavoro)… ma non c’è l’esplosione.
Prendiamo le recenti elezioni per il governo della Regione Siciliana.
Avevano diritto al voto 4.647.159 siciliani.
Più della metà (2.622.463) non è andata a votare.
Un segno di protesta, indubbiamente, ma niente di trascendentale. L’astensione non mette in pericolo la “democrazia”. Anzi, la rafforza. Viviamo in una società talmente libera democratica consapevole eccetera ecceterone che contempla anche il non-voto. Prima o poi qualcuno l’appaierà ad un’altra prassi democratica, quella del silenzio-assenso.
Due milioni e seicentoventiduemilaquattrocentosessantatrè siciliani hanno disertato i seggi elettorali per protestare contro lo “schifo della politica” e di cosa si preoccupano i Casini, i Bersani, gli Alfano? Del successo del Movimento 5 stelle.
Io mi meraviglio del contrario. E mi chiedo come mai il candidato di Grillo abbia raccolto soltanto 368 mila voti.
Gianfranco Miccichè ne ha presi da solo 312 mila.
A non parlare del vincitore Crocetta che ne ha avuti 617 mila e dell’avversario Musumeci che ne ha rastrellati 521 mila!
Significa che circa un milione e mezzo di siciliani sono tuttora legati al ceto politico dominante.
Le liste cosiddette di rottura (forconi e rivoluzionari vari) non hanno conquistato nemmeno un seggio a Palazzo dei Normanni.

Quanta gente nel Lazio tornerà a votare per i soliti noti? E in Lombardia? E nel Molise? Lo vedremo. Agli inizi del prossimo anno avremo a disposizione abbastanza dati per azzardare una qualche previsione sulle elezioni politiche di aprile/maggio 2013.

Grillo, Di Pietro e altri arruffapopoli minori non valgono granché.
Nel Seicento a Napoli, il popolino furioso contro gli spagnoli si scelse come guida un pescivendolo/contrabbandiere e occupò il Palazzo. Durò poco, dieci giorni, e Masaniello fu fatto a pezzi da quegli stessi che l’avevano portato in trionfo. Sic transit glori mundi, scrissero i monaci nel Medioevo a ricordare ai potenti che breve è il passaggio di ognuno su questa terra. Le cose del mondo sono effimere, dicevano quei santi uomini. Alessandro Manzoni dedicò un’ode a Napoleone:
…….
tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull’altar.

………
Effimera la fama dell’uomo, ma che importa? Nessuno rinuncia ad un po’ di fama. I grandi uomini la vogliono tutta e – fateci caso – la ottengono sempre. Misurarli con il metro “normale” è una balordaggine che non sopporto.

Quando lavoravo all’Umanità (non più organo del Psdi, partito sfasciato da Tangentopoli) pubblicai parecchio materiale di un politico americano, Lyndon LaRouche, più volte candidato alle presidenziali statunitensi.
LaRouche lanciava continui allarmi contro la bolla speculativa creata dagli hedge funds (i fondi speculativi) che da un momento all’altro sarebbe scoppiata distruggendo la ricchezza reale dei popoli. La “finanza creativa” non era arrivata ai livelli di oggi ma già LaRouche ne paventava l’enorme potere. Meno male che le banche centrali (e adesso anche la Bce) hanno messo in campo tutto il loro peso, altrimenti dall’esplosione dei subprime negli Usa sarebbe scaturita una tempesta inarrestabile di fame e miseria.
Ma questo è un capitolo a parte.

Un giorno LaRouche arrivò a Roma (prese alloggio in un albergo in via della Conciliazione; “all’ombra del Cuppolone”, direbbe un romano) e fummo ospiti (il direttore dell’Umanità, Ugo Gaudenzi, e io) ad una sua cena.
Non l’avessi mai fatto. Ad un certo punto, LaRouche disse che Giulio Cesare era un criminale perché aveva incendiato villaggi e tagliato le mani ai nemici e via accusando… Ovviamente, m’incazzai e replicai. L’uomo non era all’altezza del politico. Lo vidi per quello che era: un poverocristo americano farcito di moralismo da pic-nic e di chiacchiere da barbecue.

Tamerlano nel Trecento fondò un impero su piramidi di teschi, Stalin nel Novecento ha creato la forza industriale dell’Unione sovietica sui cadaveri di milioni di culachi… il sangue è il concime più forte che ci sia. La Storia è fatta di sangue.
Quando gli uomini avranno finito di scannarsi tra loro, andranno a scannare i marziani. La pace è una sana aspirazione, ma non si deve chiudere gli occhi. Anzi, soprattutto di questi tempi nei quali tutti parlano di pace, bisogna tenerli ben spalancati.
Non è vero che sono rimasti soltanto i “barbari” a fare le guerre e che la nazioni “civili” non le fanno (o fanno soltanto necessarie operazioni di peacekiping!).

Giusto trent’anni fa la marina e l’aviazione della Corona britannica fecero a pezzi le forze armate dell’Argentina per riconfermare la loro sovranità su un gruppo di isole (le Malvinas per gli argentini e Falkland per gli inglesi) che stanno a 12 mila Km di distanza dall’Inghilterra e a soli 480 km a est della punta meridionale dell’Argentina.
Anche questo è un nodo non ancora sciolto e ci tornerò sopra.

Sic transit gloria mundivale per l’impero egiziano e per quello sovietico. Lo diciamo per l’impero britannico e domani lo diremo (in senso lato, perché io sarò già morto da un pezzo) per l’impero americano.
C’è chi dura 10 giorni come Masaniello e chi vent’anni come Bossi. Quanto durerà Grillo? Di Pietro è già finito? E Vendola?
Mi chiedo anche: CasaPound sarà la risposta giusta domani?

Io non dimentico mai che molti grandi fatti erano insospettabili alla nascita. O si sono fondati su errori.
Napoleone soffriva di balbuzie e la prima volta che intervenne all’Assemblea nazionale a Parigi i deputati dell’epoca cominciarono a sfotterlo affogando fra le risa le sue parole. Il giovane generale non portava scritto in fronte “io sono Napoleone, vostro futuro imperatore”, e fu grazie al fratello Giuseppe che riuscì a parlare e, alla fine, prendere gli applausi. Cosa aveva fatto il fratello? Niente di straordinario, aveva semplicemente fatto entrare in aula un po’ di granatieri con le baionette inastate.
C’è gente che, purtroppo, capisce soltanto le mazzate. Meno male che per la maggioranza è sufficiente la minaccia delle mazzate per farla stare tranquilla.
Oppure il grande avvenimento, dicevo, può nascere da un errore. Cristoforo Colombo sbagliò i calcoli e, se non fosse incappato nel continente americano, non avrebbe mai raggiunto le Indie orientali.

Credo che gli italiani incazzati stiano aspettando chi li vendichi. All’indomani di Tangentopoli credettero in Silvio Berlusconi. Era (è) un miliardario, per cui non ha bisogno di rubare. Era (è) un imprenditore di successo, perciò risanerà l’azienda-Italia. Era (non lo è più) un uomo non compromesso con la politica e quindi non guarderà in faccia a nessuno.
Insomma, il vento nuovo, Forza Italia, appunto, spazzò via la gioiosa macchina da guerra dei post comunisti. E tutti sperarono (anche quelli che non l’avevano votato impediti dall’obbedienza ideologica) nel cambiamento. Una ramazza nuova ed energica al posto delle vecchie e malate scope.

In diciotto anni (dal 1994, anno della discesa in campo del Cavaliere) qualcosa è cambiato, ma privilegi e manomorte stanno ancora lì, ruberie e sprechi sono addirittura aumentati, il potere politico delle banche è cresciuto e la crisi ha trovato un ceto politico dominante composto in maggioranza di maneggioni ignoranti e arrivisti. La crisi ha affettato la massa dei politicanti con la facilità del coltello che penetra nel burro.

I trucchi che si sono inventati (e che continuano ad inventarsi) per sopravvivere? Un sacco e una sporta.
Non solamente la pace è fatta di chiacchiere. Pure il bipolarismo.
Attualmente alla Camera dei deputati ci sono 17 gruppi parlamentari formati dai seguenti partiti:
Futuro e libertà per il terzo polo,
Italia dei valori,
Lega Nord Padania,
Partito democratico,
Popolo della libertà,
Unione di centro per il terzo polo,
Alleanza per l’Italia,
Autonomia Sud-Lega Sud Ausonia-Popoli sovrani d’Europa, FareItalia per la costituente popolare,
Grande Sud-Ppa,
Iniziativa liberale,
Liberaldemocratici-Maie,
Liberali per l’Italia-Pli,
Minoranze linguistiche,
Movimento per le autonomie-Alleati per il Sud, Repubblicani-Azionisti,
Popolo e territorio (composto da: Noi Sud-libertà ed autonomia, Popolari d’Italia, Domani-Pid, Movimento di responsabilità nazionale-Mrn, Azione popolare, Alleanza di Centro-Adc, Democrazia cristiana).

Al Senato i gruppi sono di meno:
Popolo della libertà, Partito democratico, Lega Nord, Udc, Svp e autonomie, Api-Fli per il terzo polo, Italia dei valori, Coesione nazionale (Grande Sud-Si-Pid-Il Buongoverno), Futuro e libertà per l’Italia, Movimento per l’autonomia, Partecipazione democratica, Pri, Alleanza per l’Italia, Verso Nord, Gruppo misto.

E chi punta l’indice contro di loro è un qualunquista? Ma mi faccia il piacere! (Totò il Grande).
Giuseppe Spezzaferro

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