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La crisi? C’è chi fabbrica soldi come la Fiat

L’anno scorso la Fiat ha prodotto utili per 1,65 miliardi di euro.
E’ complicato spiegare come abbia fatto tanti quattrini in un anno di crisi. Li ha fatti e questo basti.
Per quest’anno le previsioni dicono che la Fiat avrà alla fine rastrellato ricavi per più di 77 miliardi di euro e utili per circa un miliardo e mezzo di euro.
La crisi c’è ancora e la Fiat vende poche macchine tant’è che licenzia e chiude stabilimenti. Però fa quattrini a palate.
E’ difficile spiegare a chi è stato licenziato che i soldi la Fiat li fa proprio perché l’ha licenziato.
Al momento la Fiat ha debiti per circa 45 miliardi di euro e perciò deve risparmiare.
Ha anche in cassa più o meno 17 miliardi di euro in contanti, ma quelli se li tiene per i momenti bui. Gli azionisti vanno sempre remunerati, mica sono operai che non hanno nessuna forza contrattuale. L’azionista ci mette poco a vendere e ad investire i suoi soldi in un’altra azienda.
Qualcuno dice che quella gigantesca massa di liquidi potrebbe essere usata per abbattere un po’ il debito, ma è questione troppo complicata. Perciò lasciamo perdere.

LE BANCHE INVECE PURE
Nei primi nove mesi di quest’anno, Unicredit ha fatto circa 1,4 miliardi di profitti. La banca commerciale è forte anche all’estero: è presente in 22 Paesi.
La crisi non le ha impedito di fare utili. Anche qui, se gli azionisti non vedono soldi se ne vanno altrove.
Unicredit ha anche 80 miliardi di crediti deteriorati. Che significa? Che di quei soldi ne incasserà pochini.
E’ tutta gente che ha preso soldi in prestito e ora non può restituirli? Forse. Può anche darsi che Unicredit abbia comprato una bella mappazza di titoli spazzatura pensando di farci grossi guadagni.
Non so quante banche sono fallite negli ultimi anni nel mondo perché avevano in pancia titoli senza valore. In Italia, in un modo o nell’altro le banche si salvano, gli azionisti festeggiano e i conti correnti… corrono. Se per salvare le banche bisogna mettere qualche piccola tassa in più mica è una tragedia. Da che mondo è mondo è sempre stata la “tassa sul macinato” a mantenere la “bella società”.
Le altre banche stanno più o meno nelle stesse condizioni. Per alcune, come per il Montepaschi, i crediti in sofferenza hanno pesato di più, ma il sistema bancario italiano nel complesso tiene.

LA BOLLICINA IMMOBILIARE
Qualcuno teme la “bolla immobiliare”, quella che ha fatto crollare potentissimi santuari americani con ricadute su mezzo mondo. In Spagna, per esempio, i valori delle case sono precipitati gettando altra benzina sul fuoco della crisi. Ma in Italia tutt’al più avremmo una bollicina immobiliare. Il mattone può scendere ma non più di tanto. Le banche italiane hanno circa 660 miliardi di euro in immobili. Se davvero dovessero crollare i prezzi delle case, mettere ancora tasse sarebbe inutile. Sarebbe la fine.

Le banche cadranno sempre in piedi. Le aziende lamentano il credit crunch, cioè le banche tengono i soldi in cassaforte e non concedono fidi. Senza fidi le aziende non possono investire e quindi frenano e quindi licenziano e quindi chiudono e quindi chi stava restituendo un prestito si trova senza soldi e smette di pagare.
Le banche hanno fatto speculazioni sbagliate? Bene, dobbiamo pagare tutti. Questa è la regola.
La Banca centrale europea ha distribuito un bel po’ di quattrini per rimettere in moto l’economia in crisi. Le banche italiane hanno preso da Francoforte al tasso dello 0,75% circa 250 miliardi di euro.
E come li hanno usati?
Comprando titoli di Stato che danno sostanziosi redditi.
Intesa San Paolo sui titoli di Stato ha raddoppiato i guadagni: da 750 milioni a 1,5 miliardi di euro.

FED: NON S’HA DA FARE
A livello europeo c’è il nuovo accordo di Basilea 3. In pratica si mette un limite al leverage, cioè all’indice di indebitamento. Basta con gli spericolati e pericolosi rapporti tra il capitale investito e il capitale proprio.
Lo sproporzionato indebitamento finanziario è quello che spalanca le porte alla speculazione che poi ti divora. Se l’indebitamento è mille volte (ed è una cosa verificata) superiore al patrimonio, si va avanti finché procede tutto liscio. Al primo intoppo il castello crolla e ti ritrovi con un mucchio di cartastraccia in portafoglio.

Ebbene, la Federal Riserve ha detto che Basilea 3 va rinviato e, ovviamente, in Europa a cominciare dalla Confindustria italiana s’è alzato un coro di consensi.
A prima vista fare i conti quando si tratta di quattrini pare cosa facile.
Chi fa la spesa, paga l’affitto, il telefono eccetera deve calcolare somme (poche), divisioni (tante) e sottrazioni (la maggior parte); di moltiplicazioni non se ne parla se non per fare più rapidamente divisioni e sottrazioni.
Chi fa i conti tutti i giorni non può capire perché una fabbrica che incassa una montagna di soldi, che paga bei dividendi agli azionisti, che impianta stabilimenti in tutto il mondo deve risparmiare e, per questo, licenziare. Neppure si capisce perché una banca abbia la camera blindata zeppa di quattrini come Paperon de’ Paperoni.
Giuseppe Spezzaferro

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Un Commento

  1. Giuseppe Spezzaferro

    Le diciture delle vignette:
    It’s sad, but the market’s just teaching them a lesson
    E’ triste, ma il mercato sta solo impartendo loro una lezione

    On second thoughts this mustn’t be allowed to happen again
    A pensarci non si deve permettere che accada di nuovo

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