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CasaPound e le primarie Pd/centrosinistra

Sabato 24 a Roma c’è stata la manifestazione nazionale di CasaPound. Un lungo corteo di seimila e passa militanti arrivati da tutta Italia e da un po’ di Paesi europei. Una prova di compostezza e disciplina.
Non c’era però la cosiddetta società civile. Lungo i marciapiedi e affacciati a finestre e balconi c’era della gente, ma niente di che. Qualcuno di quelli che mi sono capitati a tiro simpatizzava e qualche altro aveva la smorfia dell’ostilità repressa. Di quelli affacciati non so dire: erano troppo lontani. Comunque sia, da Piazza Mazzini a Ponte Milvio è stata una caracollata di giovani combattenti e di un centinaio di vecchi arnesi come me. Niente di più.
Lascio ad altri le analisi scientifiche (o pseudotali) e dico alla rinfusa un po’ di cose.

Nel cosiddetto ambiente di destra l’individualismo si è sempre accompagnato al ducettismo. Metti insieme una decina di ragazzetti e ti sei fatto il tuo gruppo. Ai tempi di Lotta di Popolo, uno di questi ducetti (a Roma sono una folla) mi chiese chi fosse il capo. Io gli chiesi perché lo volesse sapere e quello mi rispose che a nome del suo gruppo stava lì per stringere un’alleanza.
Mi venne spontaneo dirgli: perché un’alleanza?, se siete d’accordo con noi è sufficiente che entriate in Olp.
E lui tra lo scandalizzato e l’offeso: «E io dovrei sciogliere il mio gruppo?».
Da allora non è cambiato granché.
Il mondo della destra italiana è un elenco di sigle dietro alle quali spesso ci stanno un marito, una moglie e il gatto di casa. Ciascuno è l’unico vero autentico interprete bla-bla-bla e tutti gli altri sono traditori, venduti, strumenti di poteri più o meno occulti.
Il centrodestra, quell’altro, quello della società civile, ha avuto la fortuna di avere per poco meno di un ventennio un Cavaliere che l’ha saputo cavalcare e l’ha addirittura portato al governo dell’Italia. Un fatto straordinario, da far rivoltare nelle tombe Togliatti e De Gasperi uniti nella lotta contro la bieca reazione sempre in agguato.
Non è che Silvio Berlusconi sia stato capace di evitare mini-scissioni, mini-proteste e ducettismi vari (per un compito del genere bisogna aspettare che la Storia si decida; purtroppo la madre del cretino è sempre incinta, mentre quell’altra partorisce una, due o massimo tre volte in un secolo) però ha fatto un partitone maggioritario sul nascere.

Non so se sia stata colpa di Gianfranco Fini (quando i miei figli erano piccoli e combinavano guai, la responsabilità era mia in quanto adulto e in quanto genitore) o difetto del manico-Berlusconi, ma la guerra ventennale contro il tycoon di Arcore forse sarebbe diventata trentennale se gli assedianti non avessero avuto il supporto della quinta colonna.
Non ci vuole l’arca di scienza per prevedere che senza Berlusconi il centrodestra torna allo stato primordiale. Ducetti, gruppetti, partitini che si sconfessano l’un l’altro e tutto l’armamentario solito.

Una anticipazione di questo stato di cose me l’aveva data la mia città natale, Salerno, dove la lotta per il Comune s’era svolta all’interno della sinistra, tra un uomo di Bassolino e un suo avversario. Tra l’altro, per chi non lo sapesse, il bassoliniano fu sconfitto. Il centrodestra salernitano squassato da gelosie, ipocrisie eccetera ecceterone stava lì come atto di presenza. Più o meno come ha fatto l’ex democristiano Bruno Tabacci nella corsa delle primarie del Pd/centrosinistra. La barra è un segno di separazione ma nel caso di Pd e centrosinistra ha una funzione ambigua. Le primarie sono una conta interna al Partito democratico per vedere chi ha più voti se Bersani o Renzi. Allargando ad esterni al Pd è stato possibile mascherare la corsa dei due antagonisti come una gara aperta a tutte le forze del centrosinistra. Se fosse stato vero, la componente democristiana avrebbe votato Tabacci evitandogli di fare la pessima figura che ha fatto.

Anche tra i diccì (vecchi e nuovi) le rivalità sono deleterie. Tempo fa dissi a un vecchio capocorrente Dc che insisteva nelle solite manovre che quel comportamento aveva già recato danni quando la Dc era un partitone, ma all’epoca venivano assorbiti dal corpaccione democristiano, invece oggi – infierivo – siete rimasti in quattro gatti (i più furbi si sono attruppati un po’ con Prodi e un po’ con Berlusconi) e questi giochetti sono mortali perché non avete più un corpo in grado di assorbirne il veleno.
Parole al vento. Al politico di lungo corso gli puoi dire tutto tranne che ha fatto il suo tempo. Ne ho conosciuti e ne conosco tanti e tutti sono accomunati dal medesimo desiderio: morire in Parlamento o comunque su un palco.

CasaPound, dunque, ha lanciato la sfida: si candida alle elezioni. Lascia il comodo campo di chi contesta da fuori e tenta di occupare un posto dove, se non disponi degli strumenti adatti, sei fatto fuori in men che non si dica.
Anni fa, feci un giornale per i pensionati (lo battezzai “il Leone” perché mi piaceva la canzoncina del leone che si è addormentato e paura più non fa…) che avevano sfondato a livello elettorale. Durò poco. Furono fatti a pezzi da scissioni pilotate, defezioni a peso d’oro e soprattutto dalla incapacità dei “capi” di gestire il successo. Quelli che nemmeno ci pensavano a vincere, erano rimasti talmente impressionati che sembravano zombie e gli altri (i politicanti di professione) prigionieri dei loro soliti vizi si lasciarono sfuggire un’occasione d’oro.
CasaPound corre brutti rischi.
Se prende pochi voti, sarà decimata dalla diaspora. Se conquista qualche poltrona, rischia di sputtanarsi alla grande.
Ciononostante, fa bene a scendere in campo. Se è un fenomeno da baraccone è meglio accorgersene subito. Inutile stare altri dieci anni a “prepararsi” e poi fare ugualmente fetecchia.
Sono sempre stato un extraparlamentare (pure nella mia professione non mi sono mai integrato e la mia non-carriera lo dimostra) anche perché le strategie di combattere il nemico dall’interno erano sempre fallite. Gente in gamba era entrata nella Dc per creare una base dalla quale etc. etc. e alla fine gli “infiltrati” erano diventati autentici democristiani (qualcuno è ancora in giro e l’ho pure visto lungo la strada della manifestazione di sabato; ahi ahi) e perciò addio alla strategia del verme nella mela.
Forse avrei detto sì ad una strategia similare se non fossero morti i due capisaldi del movimento e cioè Enzo Maria Dantini e Leucio Miele. Ma questa è un’altra storia.

CasaPound fa bene a sporcarsi le mani con le campagne elettorali. Lo deve fare perché CasaPound non ulula come cani alla luna contro il capitalimperialismo Usa-Urss, contro il Vaticano e contro il Sionismo. CasaPound lavora per dare una casa a chi non ce l’ha, per dare ai giovani un’istruzione utile oltre che adeguata, per restituire dignità a gente che se l’è persa (la gente sente dentro un vuoto ma non sa perché).
Continuare a fare i duri e puri, fuori dal Palazzo, sarebbe molto più conveniente: conservi il tuo spazio, hai un minimo di visibilità mediatica, puoi organizzarti la vita personale senza troppi sbalzi e puoi sempre strillare agli altri di essere dei venduti e dei farabutti.

Provo a razionalizzare.
CasaPound non può sperare di prendere tutti i voti negli ambienti fascisti, postfascisti, neofascisti. Là ci stanno vecchi marpioni che hanno imparato a nuotare nelle campagne elettorali senza affogare. Ci sono movimenti e gruppi che non hanno alcuna speranza di prendere il potere (come si diceva una volta) ma che occupano un ghetto e se lo tengono stretto.
Secondo me non hanno speranze (e non le hanno mai avute) perché non hanno un discorso politico vero. Il nostalgismo e il rito ricucito sono le gambe sulle quali si reggono ma non camminano.
Il bacino elettorale di CasaPound è la gente che non sopporta i Rutelli e i Veltroni, i Pacifici e gli Zingaretti. E’ la gente che è stata delusa dagli Alemanno e dalle Polverini. Sono le migliaia di persone che non hanno una casa, che non hanno un lavoro, che hanno una pensione insufficiente pure per la sopravvivenza. Sono i ricercatori incazzati perché tutti parlano di loro e nessuno fa niente di concreto.
Il bacino elettorale di CasaPound è in effetti enorme.
Ma perché non c’era il popolo sabato da Piazza Mazzini a Ponte Milvio?
Secondo me a causa della paura. E se succede qualcosa e mi trovo coinvolto? E se mi spaccano la testa? E se mi denunciano? E se poi mi fotografano come fascista e addio concorso?
E’ un elenco da brividi: le paure sono peggio degli esami che prima o poi finiscono mentre quelle ti accompagnano fino all’ultimo respiro.
La paura ha impedito alla “società civile” di sfilare con i militanti di CasaPound.
I voti però si possono avere. La segretezza del voto è una garanzia. Guareschi inventò per la Dc questo slogan: “Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Stalin no” e chissà a quanti “compagni” quel segreto fece comodo. Perciò non azzardo più di tanto se dico… meglio che no. Per scaramanzia.

Da qui al giorno delle elezioni ne succederanno un sacco e una sporta, ma se i ragazzi di CasaPound manterranno la calma, se non cadranno in qualche trappola di quelle solite che uno pensa che è una esagerazione finché non ci casca, se riusciranno a far capire alla gente che sono capaci di mantenere le promesse che fanno… un risultato apprezzabile non potrà mancare.
Domenica 25 ci sono state le primarie Pd/centrosinistra. E’ andata più o meno secondo previsioni: il burocrate espressione dell’establishment ha preso più voti del sindaco di Firenze.
Buona parte della campagna elettorale orchestrata dall’apparato si è incentrata sul fatto che Renzi è di destra. Qualcuno l’ha addirittura chiamato fascista.
E’ la soluzione finale: quando un avversario è pericoloso, bollalo come fascista e risolvi il problema.
Renzi ha contrattaccato facendo vedere che ha preso voti fra i comunisti e nelle aree che più rosse non si può, mentre Bersani ha fatto il pieno al Sud (cosa che, come meridionale, mi fa male).
E’ evidente che sull’altro fronte la vittoria di Bersani al ballottaggio domenica sarebbe salutata con un sospiro di sollievo. Una cosa è combattere contro una schiera della quale si conoscono le tattiche e le manovre e altra cosa è vedersela con un esercito che combatte una guerra asimmetrica.
Le Bindi e i D’Alema, ma anche i Gasparri e gli Alfano accendano ceri e facciano gli opportuni scongiuri: se vince Renzi, per loro sarà definitivamente chiusa la partita.
Sto giocando, è ovvio che vince Bersani. I voti di Vendola, quelli di Tabacci etc. etc. dove andranno a finire se non nel calderone dell’apparatchik?
L’affluenza ai gazebo ha dimostrato che il Pd è vivo. La tranquilla passeggiata del giorno prima ha mostrato la capacità di mobilitazione di CasaPound.
Al momento questi sono i dati.
Giuseppe Spezzaferro

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