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Belgio: crisi chiusa (per ora)

L’ombra della scissione che grava sul Belgio, tra Nord fiammingo (ricco) e il Sud francofono (povero), ha spinto il re a chiudere di autorità una crisi politica che durava dalle legislative del 10 giugno. Alberto II ha rinominato premier Guy Verhofstadt, sconfitto dalle elezioni ma scelta obbligatoria dopo il duplice fallimento del fiammingo Yves Leterme. Ministro delle Finanze è stato confermato Didier Reynders. Mercoledì 19 dicembre Verhofstadt aveva trovato un accordo con il Partito democratico-cristiano vallone (Cdh – Centre Democrate Humaniste-Communauté francaise) per la formazione di un governo di transizione di cui dovrebbero far parte il Partito liberale fiammingo (Open Vld – Vlaamse Liberalen en Democraten) e i democratico-cristiani fiamminghi (Cd%V – Christen-Democratisch en Vlaams partij) e i socialisti e i liberali francofoni (Mr – Mouvement réformateur; una federazione centrista di quattro partiti).

Il Belgio è una monarchia parlamentare federale, ha tre lingue ufficiali (fiammingo – variante belga del neerlandese – francese, tedesco) ed è diviso in tre regioni: le Fiandre (al Nord) con popolazione (il 58% del totale) di lingua fiamminga, la Vallonia (al Sud) con il 32% della popolazione complessiva e al centro la regione della città di Bruxelles (bilingue: francese e neerlandese) nella quale risiede il 10% della popolazione.

Il regno era senza governo dalle elezioni di giugno, che avevano visto la vittoria dei democratici cristiani nelle Fiandre e dei liberali francofoni in Vallonia e a Bruxelles. Il 10 dicembre Verhofstadt è stato incaricato da Alberto II di formare un esecutivo di transizione per gestire i problemi “urgenti” e, soprattutto, di intavolare i negoziati per la riforma federalista chiesta dai fiamminghi L’impegno è che il 23 marzo le redini passeranno al leader del Cdv, Yves Leterme. Il Belgio, infatti, è spaccato tra i fiamminghi di lingua olandese e i valloni francofoni: la richiesta di più autonomia dei fiamminghi per i francofoni apre la strada a una secessione che, stando ai sondaggi, comunque la maggioranza dei belgi non vuole. Il pentapartito di transizione di Verhofstadt resterà in carica, dunque, per tre mesi fino al 23 marzo 2008.

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