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Alemanno non ha sfrattato il presepe da Trinità dei Monti

Sono le 19,15. Vado per via Condotti diretto alla metro di Piazza di Spagna. Sto pensando alla sceneggiata in corso in Parlamento con un Pdl che non vota la fiducia a Monti e però non lo fa cadere; per “senso di responsabilità”, dicono. Penso alla capogruppo Finocchiaro che invita Monti a salire al Colle. Insomma, il teatrino ipocrita e straccione mi tiene occupato il cervello. Per di più le vetrine non mi interessano e la gente non mi attrae. Voglio soltanto venire a casa e schiaffarmi davanti alla tv.

Ad un tratto sento una voce nota. Sgradevolmente metallica. Guardo in fondo e a metà della prima rampa di scala di Trinità dei Monti c’è lui, il primo cittadino di Roma, che parla di quant’è accogliente e solidale questa città. Attorno a lui una decina di persone. Forse hanno già parlato o aspettano il loro turno. Non m’interessa.

Resto folgorato, invece, da un enorme cono di plastica (credo sia platica domani me ne accerterò) che svetta dietro Gianni Alemanno, proprio dove ogni anno si monta il presepe con le statuine ottocentesche (in verità il simil albero è al piano di sopra).
ERRATA CORRIGE: Non è vero che il sindaco di Roma ha sfrattato il presepe da Trinità dei Monti. Stasera, 12 dicembre 2012, ho visto i pannelli pronti per essere montati. Sono stato troppo frettoloso.

L’anno scorso avevano fatto anche una modifica: avevano messo nella culla un Bambin Gesù colored. M’ero arrabbiato per il servile appecoronamento delle “autorità”.
Le tradizioni natalizie e pasquali non danno alcun fastidio ai musulmani, ai buddisti ed alle migliaia di altri fedeli che affollano la capitale del Cattolicesimo.
Sono i politici, gli amministratori, gli insegnanti… insomma sono i “nostri” che hanno paura di offendere (e di farsi male) e che perciò cedono.
Addirittura una maestra di mia nipote Zoe un anno insegnò alla classe una poesia a Berù (o simile, non ricordo) per paura che dicendo Gesù avrebbe scatenato le ire di metà classe composta da arabi.
Insomma, quel cono fa il paio con il bidone pomposamente chiamato “omaggio a Wojtyla” (più tardi metto un paio di foto a futura memoria: l’inaugurazione del rifacimento è stata più volte rimandata).

C’era un altro bellissimo presepe che allestivano i ferrovieri al centro della Stazione Termini. Poi lo spazio è stato affittato a negozi vari e di quel presepe si sono perse le tracce. Anzi, se guardate bene in un angolo c’è una vetrinetta con un presepe in versione ridotta.
Tocca aggiornarsi. Il presepe è roba da retrogradi.
Giuseppe Spezzaferro

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