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Monti die hard, ma pure Berlusconi…

Il governo mangerà il panettone ma nella calza della Befana c’è soltanto carbone. Berlusconi ha fatto saltare il tavolo. Il programma è di approvare in fretta le leggi di stabilità e di bilancio e passare la mano al Quirinale per lo scioglimento delle Camere e l’indizione delle elezioni anticipate.
Tralascio le polemiche intorno alla “opportunità”, alla “irresponsabilità” etc. in merito alla crisi di governo.
Le tralascio perché da che ho memoria le elezioni anticipate sono sempre state “inopportune” e a volte addirittura “pericolose”. I motivi? Ce n’è una vasta gamma; si va dal terrorismo al golpe, dalla paralisi delle istituzioni a urgenti impegni internazionali. Non ricordo una elezione anticipata non accompagnata da grida d’allarme.

Forse ha ragione chi dice che stavolta è diverso (c’è lo spread… che però c’è sempre stato senza essere mai utilizzato come una pistola alla tempia di un governo da buttare giù) ma va tenuto presente che già il presidente Oscar Luigi Scalfaro aveva benedetto nel 1995 un governo di tecnici con a capo Lamberto Dini.
Scalfaro non aveva sciolto le Camere e indetto nuove elezioni perché Berlusconi le avrebbe stravinte, ma la manovra non servì granché. Alle elezioni del 1996 vinse la coalizione guidata da Romano Prodi ma il suo governo durò poco. Fu uno stillicidio. Dopo Prodi, toccò a Massimo D’Alema che naufragò due volte di seguito. Fu Giuliano Amato a pilotare il governo verso le elezioni del 2001. Che furono stravinte da Berlusconi.
Quanti bizantinismi da Azzeccarbugli per giustificare il fatto che non si restituiva la parola al popolo. Quanti compromessi per tenere insieme un’armata Brancaleone dopo l’altra. Quante leggine dannose per accontentare le varie “anime” del governo in carica. Quanti sforzi fatti da Scalfaro per mantenere Berlusconi in un angolo, in castigo. E fu tutto quanto inutile.

Basterebbe il ricordo di quegli anni per giustificare l’odio profondo che nutrono i nemici di Berlusconi.
Napolitano non è stato, dunque, il primo inquilino del Quirinale ad avere la bella pensata di mettere l’Italia in mano a persone non elette dal popolo.

L’ELECTION DAY
Ora, però, c’è una faccenda concreta che il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio ancora in carica potrebbero risolvere se volessero.
In base ad una sentenza di magistrati (il Tar del Lazio) le elezioni regionali nel Lazio si dovranno tenere il 3 e il 4 febbraio. A conti fatti, le elezioni per il governo nazionale (insieme con le regionali in Lombardia e in Molise) si potrebbero svolgere il 10 di marzo.
Non sarebbe il caso di accorparle tutte e fare il cosiddetto election day?
Non per dare soddisfazione a Berlusconi che l’ha chiesto, bensì per risparmiare qualche centinaia di milioni di euro, che di questi tempi non sono le solite noccioline che il Palazzo è avvezzo a consumare senza pensarci.
Se Mario Monti facesse un decreto e Giorgio Napolitano lo firmasse, potremmo avere l’election day.
Lo so, non lo dovrei nemmeno chiedere alla coppia di darla vinta al Cavaliere…

Fra l’altro, la coppia ha già irritato la casta dei magistrati costringendo quelli di Palermo a bruciare i nastri con le intercettazioni telefoniche Mancino-Napolitano e cancellando la sentenza di quelli di Taranto che volevano chiudere l’Ilva, l’acciaieria seconda in Europa per capacità.
Già due volte la coppia ha smentito le toghe e farlo una terza volta potrebbe essere una volta di troppo.
Con la magistratura non si scherza. Come niente si finisce in galera.

In ogni caso, votare prima nel Lazio e poi a livello nazionale è giudicata cosa molto favorevole per il centrosinistra. Sono sicuri di riprendersi il governo regionale e poi come effetto domino…
Se Berlusconi non avesse fatto saltare il tavolo, sarebbe stato ancora meglio: prima il Lazio, poi la Lombardia e il Molise, arrivando alle elezioni nazionali avendo privato il Pdl (o quello che ne sarebbe restato) dei capisaldi di governo completando così la vittoria siciliana.
Effetto domino che la mossa improvvisa (irresponsabile, dicono) di Berlusconi potrebbe riuscire perlomeno a limitare.

Per quanto mi riguarda, vedrei con favore lo smantellamento del Pdl (con gli ex An che tornano a casa loro, con la diaspora di protagonisti e protagoniste d’ogni tipo, etc.) e la vittoria dell’accoppiata Bersani-Vendola, che, dopo cinque minuti, comincerà a litigare. Tutto dipende da chi andrà al Quirinale. Se riescono a mandarci un personaggio del tipo Scalfaro/Napolitano, dovremo rassegnarci a soffrire anni di governi messi in piedi uno dietro l’altro, pur di non tornare alle urne.
Sull’altro fronte è probabile che sfondi qualche novità. Vedremo.
Giuseppe Spezzaferro

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