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Gli olocausti e i divieti imposti dalle leggi

Comincio con un paio di autocitazioni. Lo so, non si fa, ma così faccio prima a raccontare il tema.
Il 14 febbraio scorso scrivevo:
«La Chiesa ha abolito l’indice dei libri proibiti nel 1966. L’ha fatto troppo tardi? Avrebbe dovuto cancellare molto tempo fa quell’odioso strumento del Sant’Uffizio? E sia, i preti sono approdati in ritardo alla libertà di pensiero. Fustighiamoli per questo, ma cosa dovremmo fare ai “nostri” legislatori che fanno peggio della “Congregazione della sacra romana e universale Inquisizione”? L’ultimo esempio è venuto dalla “libera” Francia, dove è entrata in vigore una legge che punisce chi nega il genocidio degli Armeni. Si va dritto in galera. E’ un’altra legge liberticida. La Chiesa dell’Inquisizione proteggeva sé stessa dagli eretici, dalle streghe e dal demonio, innalzando roghi dappertutto. E assicurando l’immortalità a personaggi quali Giordano Bruno, che, se non fosse stato bruciato in Campo de’ Fiori, sarebbe stato catalogato genericamente tra i panteisti.
I preti hanno lasciato la tonaca per il maglioncino e gli Stati cosiddetti “laici” emanano leggi che proclamano verità inconfutabili, autentici dogmi. La blasfemia “storica” apre le porte del carcere
». (www.internettuale.net/922/il-genocidio-degli-armeni-e-vero-per-legge)

Dopo qualche settimana, il 4 marzo, tornavo sull’argomento:
«Ha subito una battuta d’arresto la legge francese che vieta di negare il genocidio degli Armeni ad opera, un secolo fa, della Turchia. Il Consiglio costituzionale (l’equivalente della nostra Consulta) ha annullato l’intera normativa, che, lo ricordo per i più distratti, prevedeva la reclusione fino ad un anno a carico di chi avesse osato negare l’olocausto armeno». (www.internettuale.net/931/gli-armeni-la-turchia-la-francia-e-la-storia)

C’è una lunga diatriba tra storici, politici e tifosi (oramai il tifoso s’infila dappertutto e troppo spesso fa addirittura maggioranza) ma non è del sì genocidio/no genocidio che qui tratto. Faccio un solo riferimento a mo’ di conclusione.
Su Panorama.it il Doktor der Philosophie Christian Johannes Henrich ricercatore dell’Università di Siegen (nella pagina web scopro che le sue materia sono: Politikwissenschaft Scienze politiche, Außenpolitik der Türkei, Politica estera turca, politische Systeme Sistemi politici, politische Sociologie, Sociologia politica, Kulturwissenschaft Scienze della cultura) sottolinea che la definizione di genocidio è stata adottata dal diritto internazionale nel 1947, in un periodo successivo al massacro degli armeni.
Il commento viene fin troppo facile e lascio perdere.

Perché parlo dell’olocausto armeno? E come mai cito il tentativo fallito dell’allora presidente francese Nicolas Sarkozy di acciuffare i voti dei 600 mila e passa Armeni trapiantati in Francia?
Perché l’Italia sul piano delle “verità” imposte per decreto ha poco da invidiare ad altri. Perfino alla Turchia, dove lo storico Taner Akçam fu arrestato nel 1976 e condannato a dieci anni di reclusione per aver parlato apertamente di genocidio armeno.
Anche in Italia ci sono dei dissidenti ma il trattamento loro riservato non è sempre uguale.
Faccio un esempio recente (l’altro giorno al Senato), servendomi di una fonte ufficiale che riporto senza tagli né aggiunte.

«”E’ una scelta saggia quella della Commissione cultura del Senato di rinviare all’esame dell’aula il disegno di legge che designa come reato la ‘negazione’ della Shoah e di ogni altro genocidio della storia”. E’ quanto dichiara il senatore Pd Roberto Della Seta, componente della Commissione per i diritti umani: “Spero che il Senato – continua Della Seta – nei suoi ultimi giorni di lavoro possa pronunciarsi su questa proposta. Personalmente, come ho detto intervenendo nel dibattito in Commissione, resto dell’idea che fare della Shoah, tragedia immensa e incommensurabile del Novecento europeo, una ‘verità di Stato’ sarebbe un errore grave. Chi nega lo sterminio degli ebrei o gli altri genocidi consumati nella storia recente va combattuto con ogni mezzo sul terreno dell’educazione, dell’informazione, della cultura, e naturalmente il ‘negazionismo’ va punito con rigore quando si accompagna all’istigazione all’odio o al razzismo. Ma stabilire per legge la verità e le dimensioni di un fatto storico, anche del più tragico, è contrario a quegli stessi princìpi di libertà, di rifiuto dello ‘Stato etico’ in nome dei quali tutte le persone di buona volontà devono sentirsi impegnate a coltivare e trasmettere la memoria dell’Olocausto”.».
Quando il senatore Della Seta parla di “altri genocidi”, credo faccia riferimento soprattutto all’olocausto armeno.
Giuseppe Spezzaferro

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