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Come ti frego i cinquestelle

Bersani, Grasso e Boldrini
Come ti frego i cinquestelle

Pier Luigi Bersani è un duro. Prima di cedere a chi vuole la sua testa per aver dato al Pd una vittoria mutilata, l’unto (dalle primarie) destinato alla presidenza del Consiglio le proverà tutte.
Il vecchio funzionario del Pci ha capito che con l’irruzione dei cinquestelle cambiano parecchie cose in Parlamento (e fuori) e se l’è giocata di fino. Ha sbarrato le porte al Pdl accontentando parte della nomenklatura e tutta la base (che odia visceralmente Berlusconi) nonché bloccando conciliabili e manovrine.
Ha lanciato appelli ai cinquestelle in nome della responsabilità cercando nel contempo di portarsene a casa qualcuno, avendo, al tempo stesso, piena contezza che Beppe Grillo avrebbe alzato una cortina di ferro. Bersani ha continuato a rivolgersi ai nuovi arrivati mentre preparava un piano B.
Gli saranno senz’altro venuti in mente i bei tempi del Pci che in Parlamento e nelle piazze imprecava contro la Dc. La doppiezza togliattiana (strategia comunista rigorosa e coerente) s’era ridotta a inciuci sotterranei. Di giorno Pci e Dc si prendevano a male parole. Di notte facevano l’amore.

Quando si arrivò ai governi di salute pubblica, ai governi di solidarietà nazionale, al compromesso storico et similia, non fu altro che l’emersione di ciò che sotto sotto accadeva da decenni.

Bersani, dunque, ha preparato la contromossa che avrebbe spiazzato tutti. Ha candidato alla presidenza del Senato il magistrato ex procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso e alla Camera l’ex portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati Laura Boldrini.
Niente Finocchiaro. Niente Franceschini. Bersani ha violato le regole (mai scritte, ma sempre osservate). Nessun premio a uomini e donne che nel partito contano per cariche e correnti (nel Pci e nei suoi derivati le correnti non esistono… ma ci sono).

Va da sé che se non ci fossero stati quei rompiballe dei cinquestelle la scelta sarebbe caduta sugli ex capigruppo del partito alla Camera e al Senato. Se fossero stati scelti il romanziere di successo Dario Franceschini e l’aspirante madre della Sicilia Anna Finocchiaro, il coro di buhhhh! basta coi soliti nomi! avrebbe scatenato una valanga assai pericolosa soprattutto per la poltrona di Bersani.

Grasso e Boldrini, però, non hanno la stessa forza.
La deputata capolista del partito di Nichi Vendola è già eletta: alla Camera la coalizione di sinistra ha la maggioranza assoluta.
Per Grasso i voti non sono matematicamente sicuri come a Montecitorio per Boldrini. Il potente magistrato, però, ha amici dappertutto. Può raccogliere un consenso trasversale. Anche nel Pdl gode di buona fama.

L’elezione dei due candidati di sinistra è la prima lezione che il vecchio sistema di potere impartisce ai cinquestelle: “O imparate subito le regole del potere oppure siete fuori”. Quando gli elettori capiranno la inutilità della loro presenza in Parlamento o li voteranno in massa (come chiede Grillo che provocatoriamente mira al 100% dei voti) oppure voteranno altrimenti (astensione inclusa).
Giuseppe Spezzaferro

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Un Commento

  1. Se pensiamo che la politica è come un “gioco” bisogna dire che i parlamentari del M5S sono dei veri e propri NOOB e non newbie.
    Più chiaro di così non si può.

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