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Quei grandi… rottamatori dei cinquestelle

Un Pd che nasconde le vecchie facce e manda avanti campioni di rinnovamento. Presidenti di Camera e Senato che si autoriducono indennità, diarie, rimborsi e varie altre voci dei loro articolati “stipendi” (le virgolette indicano che la parola non è adeguata).
Candidati alle cariche interne (questori, segretari, vicepresidenti) che mostrano grande voglia di rinnovare.
Fino a poche ore prima dell’irruzione dei cinquestelle, tutto questo sarebbe stato impensabile. L’unto dalle primarie ha presentato un programma che più grillino non si può e nega: noi non corriamo dietro a nessuno. Inutile andare a cercare qualcuno che gli creda. Non ce n’è.

I vecchi lupi, quelli che si sbranavano di giorno e si accoppiavano la notte, se ne stanno zitti e buoni. Nei salotti tivvù facce nuove o, comunque, non troppo compromesse con il regime.
Succede come nelle rivoluzioni sanguinose d’una volta, con la differenza che qui il sangue sparso non si vede.
S’ode a destra uno squillo di tromba (Berlusconi: «…contro l’oppressione fiscale, contro l’oppressione burocratica, contro l’oppressione giudiziaria…») a sinistra risponde uno squillo (per la verità sono 8 e mi perdoni Manzoni).

Gli italiani capiscono che questa improvvisa aria rivoluzionaria che si respira nel Palazzo è prodotta dall’irruzione dei cinquestelle.
I veri rottamatori, al momento, sono loro. E vanno forte.
Ho scritto altrove che il sistema è sempre riuscito a metabolizzare la protesta (arrivano i Verdi e i partiti si dipingono di verde, arrivano i leghisti e i partiti si scoprono federalisti…) e che perciò è assai probabile che, passato lo choc, ci riescano di nuovo.
Anche perché i cinquestelle si stanno facendo nemici dappertutto: attaccano i funzionari e i commessi, gli stenografi e i barbieri, le donne delle pulizie rei di guadagnare “stipendi” esagerati. Per gli inquilini dei palazzi del Palazzo (Camera, Senato, Palazzo Chigi, Quirinale, Corte dei conti, Corte costituzionale…) non valgono le regole vigenti per i comuni cittadini. I privilegiati non sono soltanto gli eletti dal popolo. A godere di trattamenti economici speciali e abbondanti sono migliaia e migliaia di portieri, autisti, cuochi, inservienti e, a salire, fino ai segretari generali, autentiche divinità dispensatrici di doni (a sé e ai fedeli).

Il sistema di potere è granitico. Quando si tratta di soldi si muove di conserva. Le complicità sono reciproche: una mano lava l’altra e tutt’e due si fregano l’asciugamano.
I cinquestelle scopriranno presto che il giro di quattrini in Parlamento e stanze attigue è un fiumiciattolo a confronto dei grossi fiumi di denaro sotterranei che fertilizzano consorterie e correnti, amici e amici degli amici, associazioni e movimenti…
Dai pubblici bilanci sgorgano allegri ruscelli che portano acqua ai mulini di tutti.
Per bloccare l’acqua alla sorgente, si devono studiare i bilanci disponendo di una preparazione tecnica almeno pari a quella di chi li ha “inventati”.

Lo scoglio più grosso, però, è l’indotto. Hanno coscienza i cinquestelle di quanta gente campi sugli allegri bilanci pubblici? Di quanti siano i diritti acquisiti? Chiusi i rubinetti, cosa succederà?

Gli americani quando hanno occupato l’Iraq hanno “licenziato” migliaia di ufficiali iracheni ottenendo il risultato di regalare alla guerriglia istruttori di primo livello.
Cosa faranno le centinaia di migliaia di uomini e donne che vivono sotto l’ala protettiva dei pubblici bilanci?
Giuseppe Spezzaferro

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