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alla ricerca del Palazzo (Chigi) perduto

Napolitano invia l’esploratore Bersani
alla ricerca del Palazzo (Chigi) perduto

Il presidente della Repubblica ha conferito, come previsto dai più, l’incarico a Pier Luigi Bersani, ma l’ha “ipotecato” mettendogli in mano un facsimile di mandato esplorativo.
C’è del vecchio e c’è del nuovo, come quasi tutto ciò che sta accadendo in questa ingloriosa fine di una altrettanto ingloriosa stagione politica. Un ibrido che Giorgio Napolitano s’è inventato pescando nelle proprie sperimentate competenze. Bruciata questa carta, dovrà nominare una riedizione di governo tecnico (ma senza Monti, visto che l’ha assai deluso).

Ho scritto un paio di giorni fa che Bersani si sarebbe preso l’incarico, avrebbe giurato al Quirinale, non avrebbe avuto la fiducia al Senato e sarebbe rimasto a Palazzo Chigi il tempo di eleggere un nuovo presidente della Repubblica giacché Napolitano non può (ha le mani legate dal cosiddetto “semestre bianco”) mandare tutti a casa e indire le elezioni.
Un giochetto che avrebbe assicurato all’unto delle primarie mesi e mesi di “disbrigo di affari correnti”.

Il capo dello Stato è ovvio che non legga internettuale ma, stando ai fatti, ha svolto un analogo ragionamento e non se l’è sentita di avallare una operazione a dir poco spregiudicata.
A maggior chiarezza, debbo soffermarmi sul mandato esplorativo e sulle esatte parole del presidente della Repubblica.

Quando nella famigerata prima repubblica (ma è successo una volta anche nella seconda, allorché, dopo la caduta del governo Prodi II, Napolitano si rivolse al presidente del Senato Franco Marini) le carte parlamentari si ingarbugliavano più del solito, il Quirinale, prima di ricorrere allo scioglimento del Parlamento, dava al presidente della Camera o al presidente del Senato l’incarico di esplorare se ci fossero le condizioni per mettere insieme un governo.
Incarichi del genere furono conferiti a Cesare Merzagora (che inaugurò la prassi nel 1957), a Giovanni Leone, a Sandro Pertini, Amintore Fanfani, Nilde Jotti… sempre e comunque alle seconde o alle terze cariche dello Stato.
Ed ecco qui la novità introdotta da Napolitano: l’esploratore lo fa il diretto interessato. E’ uno strappo? Una forzatura? Con quello che sta succedendo (non soltanto a casa nostra) non è proprio il caso di fare i perfettini. Bersani, sulle orme di Indy, andrà alla ricerca del palazzo (Chigi) perduto.
La novità Napolitano l’ha corredata con una precisa indicazione. «Ho conferito – ha detto il capo dello Stato – all’onorevole Pier Luigi Bersani l’incarico di verificare l’esistenza di un sostegno parlamentare certo, tale da consentire la formazione di un governo che ai sensi del 1° comma dell’art. 94 della Costituzione abbia la fiducia delle due Camere. Egli mi riferirà, sull’esito della verifica compiuta, appena possibile».
Bersani dovrà, dunque, tornare sul Colle con «un sostegno parlamentare certo». Niente trucchi: o trova i voti per avere «la fiducia delle due Camere», oppure se lo può scordare di fare il presidente del Consiglio.

Napolitano ha anche fatto riferimento ad un “governo di grande coalizione” fondato su un armistizio tra Pd e Pdl ma ha riconosciuto che «le difficoltà a procedere in questo senso sono apparse rilevanti: per effetto di antiche e profonde divergenze e contrapposizioni…».
Vecchia scuola non mente e sfido chiunque a leggere nella mente del vecchio leader migliorista oggi inquilino del Quirinale.

Il precedente di Marini, che ho prima citato, mi ha stuzzicato a fare una ricerca (allungo il pezzo, ma credo ne valga la pena) sicché ho trovato una dichiarazione che sembra rilasciata ieri (o che anticipa ciò che dirà Bersani tra qualche giorno).
A gennaio del 2008 da Berlusconi erano stati lanciati messaggi al Pd. In pratica diceva ciò che sta dicendo in queste ore: facciamo una grossa coalizione per affrontare i principali nodi irrisolti, dopodiché si va al voto.
Il fatto è che il no del Pd a Silvio Berlusconi non è un no politico (la politica non contempla amici o nemici eterni) ma è un no razzista.
Nol consente la superiorità razziale degli ex comunisti e degli ex democristiani residenti nella casa-famiglia Pd (spesso si ha l’impressione che siano separati in casa, che stiano insieme per necessità…) e perciò nessuna intesa.
Dopo un’inutile esplorazione, Marini dichiarò: «È diffusa tra le forze politiche la consapevolezza della necessità di modificare la legge elettorale vigente. Non ho però riscontrato l’esistenza di una maggioranza su una precisa ipotesi di riforma. Per questo ho rimesso nelle mani del presidente della Repubblica il mandato che mi era stato affidato».
Della serie: siamo al punto di partenza. Con una grossa differenza: l’arrivo delle truppe corazzate cinquestelle.

Napolitano ha trovato il modo di avvertire i vecchi di stare attenti a quello che combinano, dichiarando: «Non si può ignorare la vastità e acutezza del malessere sociale che si è manifestato nel voto, insieme con l’asprezza dell’insoddisfazione e della polemica nei confronti del sistema dei partiti e dei vigenti meccanismi politico-istituzionali. Di qui istanze di radicale cambiamento che mi sono state manifestate dal ‘Movimento 5 Stelle’, confortato da un rilevante successo elettorale. Altre, importanti forze politiche hanno, nel corso delle consultazioni, espresso a loro volta una volontà di deciso cambiamento da perseguire attraverso riforme solo avviate o da tempo invano attese».
Poi ha ricordato all’intero ceto politico dominante: «Anche quella parte della popolazione che più soffre per la crisi economica e sociale e che più sollecita cambiamenti effettivi è interessata allo sviluppo di confronti concreti e costruttivi, piuttosto che a scontri totali e paralizzanti».

Il fatto è che quando un regime è alla fine, sono pochi ad accorgersene. L’opinione diffusa è che si tratti di una tempesta passeggera. Chi avrebbe mai potuto interrompere i “sapienti” di Bisanzio impegnati in dottissime disquisizioni sul sesso degli angeli, mentre le schiere con a capo Maometto II prendevano d’assalto le mura?
Basta scorrere le pagine di un qualsiasi sommario di Storia per trovare analoghi esempi di cecità.
Vuoi vedere che l’unico a riconoscere il pericolo mortale che sta correndo il regime partorito due volte (dal dopoguerra e da tangentopoli) sia Napolitano?
Giuseppe Spezzaferro

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