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due incontri ravvicinati ma non troppo

Ugo Vetere e Franco Califano:
due incontri ravvicinati ma non troppo

La campagna della Romana Gas per la metanizzazione di Roma fu condotta in accordo con Ugo Vetere, sindaco di Roma. Una mattina (per la data esatta dovrei recuperare i miei articoli ma eravamo a cavallo tra il 1981 e il 1985) conferenza stampa in Campidoglio per fare il punto sull’estensione raggiunta dalla rete di distribuzione in città e per ribadire quanto fosse importante l’energia pulita del metano.
Vetere (terzo sindaco delle “giunte rosse”) era un vecchio combattente comunista; difficile coglierlo di sorpresa. Quel giorno, invece, lo sorpresi io quando gli chiesi come mai il Campidoglio fosse riscaldato a gasolio (l’appalto era della Jacorossi) piuttosto che dalla fiamma azzurra.

Gli occhi di Vetere erano calabresi fin nel profondo e lo sguardo balenava tra il divertito e il micidiale. La calabresità è della stessa stoffa dell’hidalgheria spagnola.
Non ricordo come fu ma ci ritrovammo di fronte (s’era aperto il buffet) e Vetere mi chiese: «Hai mai visto i Fori dal più bel balcone di Roma?». E così m’affacciai.

Angelo Jacorossi era il re del petrolio a Roma, aveva potenti amici nella Democrazia cristiana e all’Eni. Rapito nel 1979 era stato liberato dopo il pagamento di 800 milioni di lire. La Romana Gas era dell’Italgas che era dell’Eni. Vetere s’accorse subito che ne sapevo poco o niente. In effetti, m’appassionavo di più alle strategie energetiche globali che agli appalti e forniture di questo o di quello.

Non ho avuto più modo di frequentare il Campidoglio (cambiai testata e settore), e ho rivisto un paio di volte Vetere quand’era senatore.
Oggi mi sono accorto che la morte degli altri, anche di persone incrociate per lavoro o per caso, mi colpisce di più a mano a mano che vado avanti con gli anni. Probabile che sia una reazione naturale e che capiti anche ad altri. Non lo so e saperlo non è al momento tra le mie priorità.

Franco Califano, il Califfo, l’ho incontrato una sola volta. Una troupe di una emittente televisiva campana aveva appuntamento con lui per un’intervista. Il giornalista, però, s’era buscato l’influenza (così mi spiegò a telefono l’amico Gianfranco Vestuto chiedendomi di sostituirlo) e perciò mi ritrovai di sera in un’auto di napoletani per andare a intervistare il cantautore romano nato a Tripoli.
Ricordo che l’ultimo pezzo di strada fu una fastidiosa sequenza di buche.

L’ingresso della casa era un open space dominato da un televisore maxischermo e da rumorosi giovani teleutenti.
Mi presentai, lui mi chiese chi fossi: «Non t’ho mai visto, chi sei?». Risposi che ero un giornalista della carta stampata e che ero un sostituto rimediato all’ultimo secondo. Chiacchierammo per un paio di minuti ma la sua diffidenza non fu per niente scalfita.
Aveva deciso che non gli piacevo e restò fedele alla prima impressione. Però fu educato. Fece finta di telefonare al suo manager e poi mi disse che non poteva rilasciare interviste perché era in uscita il nuovo album e sarebbe stato un danno per la campagna di lancio.

Il suo rifiuto fu per me una liberazione. Ero sicuro che sarebbe stata una schifezza di intervista, e già durante il viaggio in macchina m’ero pentito di non aver detto no a Gianfranco.
Sobbalzando sulle buche del ritorno, rividi la scena dell’incontro e provai compassione per quell’uomo solo al mondo. Aveva gli occhi dell’uomo solo e le mani si muovevano incerte come a mendicare.
Giuseppe Spezzaferro

Per la cronaca:
Ugo Vetere è morto la notte tra l’1 e il 2 aprile a 88 anni.
Franco Califano è morto il 30 marzo a 74 anni.

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