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Prodi al Quirinale? In arrivo i tavolini
a tre gambe per le sedute spiritiche

Al Quirinale un qualche diligente (e furbo) funzionario ha già pronto nella palazzina di papa Gregorio XIII il riallestimento della Sala del Bronzino e il ripristino dell’antico nome. Nel Cinquecento si chiamava Sala Oscura e tornerà a chiamarsi così non appena si sarà insediato il nuovo presidente della Repubblica.
Per un qualche diligente (e furbo) funzionario sarà Romano Prodi, infatti, il prossimo inquilino del Quirinale.
Ma perché la Sala Oscura?

Il professore bolognese (prima dell’avvento di Mario Monti era il Professore tout court, oggi lo si deve distinguere dal bocconiano promosso da Napolitano senatore a vita) è in pole position. E’ il candidato alla presidenza della Repubblica che piace agli ex democristiani del Pd, a tantissimi ex comunisti e a buona parte dei cinquestelle. E’, insomma, un candidato che potrebbe essere eletto alla prima botta.

Quali sono i suoi meriti?
Tralasciando lo smantellamento dell’Iri (l’Istituto di ricostruzione industriale fondato dal Fascismo nell’ottica dell’economia mista) e la svendita di lucrose realtà industriali (Autogrill, Motta, Alemagna, Cirio etc.), dribblando la fondazione di Nomisma, una società di consulenza con ottime entrature in ministeri e organismi governativi, e la presidenza della Maserati, ignorando un paio di incarichi da ministro e da presidente del Consiglio, il merito più rimarchevole di Prodi è di aver sconfitto per ben due volte Silvio Berlusconi alle elezioni.
Lasciamo stare i perché e i percome i suoi governi siano miseramente annegati per autoaffondamento, il fatto notevole è che il professore bolognese è nemico giurato del Cavaliere e che con lui al Quirinale non ci sarà più partita per il vecchio tycoon.
Le grandi manovre sono in corso e all’incirca tra una settimana anche noi poveri mortali conosceremo il responso.

Le sorprese non finiscono mai. Il ceto politico dominante dispone di una fantasia creativa che se fosse bene indirizzata sarebbe una mano santa per tutti. Noi italiani disponiamo in genere di una fantasia non riscontrabile in altre parti del mondo. Noi creiamo anche quando non siamo né Michelangelo, né Verdi. Millenni di vicissitudini ci hanno addestrato ad affrontare qualsivoglia calamità, umana o naturale, e a trovare il modo di sopravvivere. Ci affidiamo a un contrabbandiere (Masaniello) o a un comico (Grillo) con la medesima speranza che le cose finalmente cambino. Da millenni frequentiamo maghi, fattucchiere, astrologhi e cartomanti. Oggi sono oltre 12 milioni i clienti degli operatori dell’occulto (soltanto i maghi sono più di 150 mila) con un fatturato complessivo che si aggira sui 6 miliardi di euro.

Ben venga, perciò, al Quirinale un frequentatore di sedute spiritiche, uno che ama i traballanti tavolini a tre gambe.
Nel mondo della magia, nera e bianca, tutti ricordano quando Romano Prodi informò la polizia di una cosa che aveva saputo da due spiriti amici (nei verbali ufficiali della Commissione Moro si fanno i nomi di Luigi Sturzo e di Giorgio La Pira) nel corso di una seduta con il piattino.
Lettera dopo lettera, i due spiriti tramite il piattino avevano indicato Gradoli come luogo di prigionia di Aldo Moro. Prodi passò subito l’informazione a chi di dovere, ma le barbe finte del Viminale andarono nel paesino di Gradoli invece che a via Gradoli a Roma. Nella vicenda-Moro s’è visto di tutto (ma l’intera verità ancora non c’è) e, essendo il Paese a religiosità confusa, ha trovato posto anche una spruzzatina di negromanzia.
Non so (forse l’intelligence di qualche Paese estero lo sa) quanto sia il tasso di esoterismo in Prodi, ma il “gioco del piattino” fatto a quarant’anni non è la stessa cosa, se permettete, di quando lo fai a sedici (e più che altro per impressionare la fanciulla accanto).

Per chi crede nei “segni” oltremondani ci sarebbe parecchio da riflettere su alcune coincidenze.
Il primo nucleo del Quirinale, palazzo dei papi fino a quando non venne okkupato dai Savoia, è la palazzina di Gregorio XIII, il grande papa della Riforma cattolica, scapestrato rampollo di una famiglia di mercanti bolognesi il cui nome, manco a farlo apposta, era Buoncompagni.

Nella Sala Oscura (perché non aveva finestre sull’esterno) il solerte funzionario di cui sopra potrebbe spostare dalla Sala della Vittoria il settecentesco orologio astronomico, dotato di calendario perpetuo, che segna l’eclittica lunare, le fasi e la posizione della Luna rispetto alla Terra e la posizione della Terra rispetto al Sole e alle costellazioni dello zodiaco.
Non riesco ad immaginare da dove arriverebbero gli indispensabili tavolini a tre gambe, ma quel palazzo è enorme e ci sono molti appartamenti con accesso riservato a pochi eletti.
Giuseppe Spezzaferro

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