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Rodotà al Quirinale? Un can-can di copertura

E’ legittimo da parte dei cinquestelle scegliere oggi chi candidare alla presidenza della Repubblica, domani chi spedire a Palazzo Chigi, dopodomani chi mandare a… quel paese. La scelta è diritto di ciascun cittadino e di ogni associazione, movimento, sodalizio, partito. Figuriamoci una lega internauta che ha raccolto 8 milioni e passa di voti e che in Parlamento ha 163 rappresentanti del popolo.
Il rumore mediatico, però, è troppo alto. A mio parere, volutamente esagerato. Un polverone che nasconde altro.
Stando alle cifre, comunque, alla scelta del candidato hanno votato 48.282 persone risultanti iscritte al M5S alla data del 31 dicembre 2012.
Stando alle preferenze, gli internauti pentastellati (non ricordo dove ho letto questo aggettivo ma mi piace e me lo rubo) hanno scelto in quest’ordine:
1. Milena Gabanelli
2. Gino Strada
3. Stefano Rodotà
4. Gustavo Zagrebelsky
5. Ferdinando Imposimato
6. Emma Bonino
7. Gian Carlo Caselli
8. Romano Prodi
9. Dario Fo

Le preferenze di ciascuno non le so. Forse sono un segreto di Beppe Grillo. Ma è facile immaginare che non si tratti di grandi cifre. Avendo la giornalista e il chirurgo rifiutato la candidatura, il testimone è passato al giurista. Rodotà diventa, dunque, il candidato ufficiale del Movimento 5 stelle.

Ripeto: tutto legittimo. Però non si deve dimenticare che il nome è venuto fuori da una consultazione di nemmeno cinquantamila persone e che si tratta anche di una terza scelta.
La misura della crisi nella quale è sprofondato il sistema (bei tempi quando lottavo contro il sistema!) la segnerebbe proprio l’imbarazzo che sembra (potrebbe essere un trucco) aver colpito il mondo politico (soprattutto il Pd di Pier Luigi Bersani).

Si potrebbe rispondere a Beppe Grillo
che l’opinione di qualche decina di migliaia di persone non è vangelo,
che il percorso che ha portato alla candidatura di Rodotà potrebbe anche non essere limpido come appare,
che un movimento deciso a conservarsi vergine tra i lupi mannari non può farlo a fasi alterne: adesso sì, poi non lo so, forse domani l’altro, chissà…

Tutti rischiano qualcosa quando entrano in contatto con il nemico. A volte si esagera nel “dialogo” e ci si gioca l’anima (o quantomeno si cambia casacca), altre volte si finisce senza alcunché in cambio e la volta dopo ci si gioca posizioni faticosamente acquisite. E’ la politica. Chi non ama la politica non può pensare di cambiare il mondo.

All’università, quando okkupavamo, incontravo più volte in un giorno ragazzi che si lamentavano perché i genitori non li capivano. Io suggerivo a tutti di parlare con mamma e papà spiegando le ragioni della nostra protesta. Alla replica “non capirebbero mai”, m’incazzavo: se non sei capace di convincere i tuoi, come puoi pensare di tirarti dietro il popolo?
Ricordo tuttora le smorfie di sfottò: il popolo? gente che pensa soltanto alla macchina e ai cazzi suoi, se non gli dai qualcosa in cambio la gente non ti segue… e via di questo passo.
Chi parlava così (la maggioranza) non sbagliava del tutto, ma non aveva nemmeno tutta la ragione. Vado, però, fuori tema.

Torno alla votazione via web dei 48.282 iscritti (con un documento di identità digitalizzato al 31 dicembre 2012) al Movimento 5 stelle.
Mi sembra un tantinello esagerato il can-can sul nome di Stefano Rodotà uscito da una sorta di ruota della fortuna riservata a pochi intimi.
Se posso azzardare, i giochi su chi dovrà ereditare il posto di Giorgio Napolitano li stanno facendo proprio ora, mentre scrivo queste noterelle. E rischio pure un pronostico: tra i nomi in ballo, quello del giurista non c’è per davvero.
Giuseppe Spezzaferro

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