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L’uomo del Colle ha detto sì. Il Pd è salvo

L’uomo del Colle ha detto sì. Dopo i tempi supplementari per il compagno Bersani, ora serve allungarli per consentire al Pd di riattaccare i pezzi.
Senza l’intervento di Napolitano, le due componenti, gli ex diccì e gli ex piccì, avrebbero abitato case separate. Non è detto che ciò non accada ugualmente. Dipende da quanto sia realmente intelligente il rottamatore Renzi. Ho qualche dubbio. E’ eccessivamente semplicista nei ragionamenti, sprizza demagogia come fosse acqua, uguale a un fradicio strofinaccio strizzato, non ha una visione del mondo che vada oltre il luogocomunismo di pace, ambiente etc. etc. Che sono temi, ovviamente, fondamentali; talmente fondamentali, che anche un ragazzino è capace di elencarli. Ciò che è difficile è metterli in pratica giostrando tra le diverse scuole (oggi mi sento buono e non dico camarille, correnti, lobbies, mafie…). Ma questo è un capitolo a parte.

Ora è il sì di Giorgio Napolitano che conta. Salto le considerazioni più o meno sagge dei saggi che affollano in questo momento i canali tv. Chi non capisce che è anche per l’Italia è cominciato da oltre un decennio il Terzo Millennio non può fare analisi corrette.
Abbiamo visto un Papa dare le dimissioni; Londra, capitale del liberismo, ha statalizzato un po’ di banche per non farle fallire; sono stati (e sono tuttora) bombardati ospedali e case in nome della pace democratica; il sistema bipolare italiano introdotto da un referendum è stato bocciato e oggi i poli sono tre…
Che senso ha parlare di “strappi” costituzionali, di “novità” mai viste prima e via blablablando?

Se ne devono fare una ragione: siamo in un mondo nuovo. Non per questo è migliore del vecchio, intendiamoci, ma tant’è.
Per pura vanità ho copiato e qui di seguito incollato ciò che avevo scritto la sera del 25 febbraio scorso:
Qual è lo scenario a questo punto? E sono le 18,46.
Non c’è una maggioranza in grado di governare, ma non si può tornare subito a votare (Grillo balzerebbe al primo posto dappertutto).
Serve un governo di transizione in grado di fare una nuova legge elettorale.
Ma prima o dopo l’elezione del nuovo presidente della Repubblica?
Pd e Pdl dovrebbero trovare l’accordo su un nome. Ipotesi improbabile. Più probabile che si inventino qualche meccanismo di ingegneria istituzionale e prorogare la permanenza di Napolitano.
Non è stato mai fatto prima, ma questi sono tempi eccezionali e nulla si può dare per scontato.

Non avevo, però, pensato ad una crisi nel Pd così violenta da costringere il coriaceo Bersani a dimettersi. Perciò, il presidente della Repubblica darà a qualcun altro l’incarico di formare il governo (se insistesse con il compagno Pier Luigi sarebbe una vera autodenuncia) e questo governo dovrà riformare la legge elettorale (altri dolori perché il Pd ha almeno tre opzioni sul tavolo), dovrà liberare un po’ di risorse per agganciare l’Italia alla ripresa dell’economia mondiale, già cominciata, e di quella europea, prevista da giugno in poi, dovrà, infine, dare un contentino ai forcaioli varando una legge sul conflitto di interessi più severa di quella che c’è.

Dopodiché si tornerà a votare con la quasi-certezza che le azioni di buona volontà compiute saranno servite a riprendersi i voti succhiati da Beppe Grillo. Ricondotto il fenomeno pentastellato a dimensioni inoffensive (si aggiungerebbe ai tanti partiti e movimenti già esistenti, chiassosi ma inoffensivi) si riprenderà lo scontro politico tradizionale. Ma non s’illudano che sarà come prima.
Giuseppe Spezzaferro

Ps. Napolitano ha detto sì perché s’è fatto approvare il governo che intende varare subito dopo.

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