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circa un miliardo e mezzo di euro l’anno

Da Roma i cinesi spediscono in Cina
circa un miliardo e mezzo di euro l’anno

Le dimensioni della questione-cinese al momento sono due: l’invasione di prodotti a basso costo e le rimesse in Cina.
Su questo secondo aspetto ci si sofferma poco e invece sarebbe cosa buona e giusta farne un’analisi approfondita. Non avendo alcuna competenza specifica, mi sono limitato a consultare i dati ufficiali della Banca d’Italia relativi alla Provincia di Roma.
Nonostante la crisi attuale, c’è un trend in crescita del flusso di quattrini che ogni anno emigra ufficialmente da Roma verso la Repubblica popolare cinese.

Per avere un’idea del valore del denaro esportato (ripeto: ufficialmente perché dei soldi prodotti e spostati illegalmente non mi è dato sapere) è utile annotare la cifra del Prodotto interno lordo pro capite annuo cinese.
Sulla base del Pil, pertanto, il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha posto nel 2011 la Cina al 93esimo posto su 183 Paesi.
Nel 2011 il Pil pro capite annuo cinese è stato di 8.387 dollari Usa (poco più di 6.397 euro a testa all’anno). In quello stesso anno il Fmi ha messo l’Italia al 29esimo posto con 30.464 dollari (23.239 euro circa). Ovviamente si tratta di medie, per cui troviamo sia in Cina che in Italia persone con redditi inferiori, ma vanno fatte le dovute proporzioni, visto che il 36% della popolazione della Repubblica popolare cinese vive con meno di due dollari al giorno.
Le tabelle della Banca d’Italia partono dal 2005 e arrivano al 2012. Vediamo i numeri.

Nel 2005 i cinesi di Roma hanno spedito a casa 694 milioni di euro (694,161 per l’esattezza), l’anno seguente sono scesi a 454,174 milioni (sarebbe interessante scoprire il perché).
Nel 2007 sono stati spediti in Cina 689,574 milioni di euro, nel 2008 i milioni sono stati 654,612, nel 2009 861,528 e nel 2010 sono saliti a 898,224. Poi il salto: nel 2011 sul volo Roma-Pechino hanno viaggiato 1.281,39 milioni di euro e 1.407,175 nel 2012. L’anno scorso, dunque, il flusso di euro che i cinesi hanno spedito a casa loro è ammontato a quasi un miliardo e mezzo di euro.

Quando si parla del gigante asiatico si ripetono troppi luoghi comuni. La crescita di un Paese si misura in base al benessere diffuso. Anche l’Unione sovietica brillava per i successi spaziali, ma si faceva la fila perfino a Mosca per comprare una pagnotta.

E’ una montagna di soldi che i cinesi non spendono qui. Stando alle cifre del Fmi, con 1.407,175 milioni di euro si mantengono nella Repubblica popolare cinese circa due milioni di persone all’anno (1.927.637 per l’esattezza).

Quando si parla del gigante asiatico si ripetono troppi luoghi comuni. La crescita di un Paese si misura in base al benessere diffuso. Anche l’Unione sovietica brillava per i successi spaziali, ma perfino a Mosca si faceva la fila per comprare una pagnotta.
Gli analisti HSBC (HongKong Shanghai Banking Corporation, una multinazionale con sede a Londra) in un report intitolato “Il mondo nel 2050” prevedono che da qui al 2050 il reddito pro-capite cinese aumenterà dell’800% e che ciononostante sarà del 32% più basso di quello Usa.

C’è una grande differenza tra un povero dell’Occidente e un povero dell’Est. Nelle strade di Roma girano molti mendicanti ma sono tutti provvisti di cellulare. Anche negli Usa ci sono i poveri ma nessuno di loro si cambierebbe con un cinese povero.
Giuseppe Spezzaferro

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