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La porcata in Consulta

La legge che regola le elezioni per Camera e Senato (universalmente nota come porcellum, ingentilimento latino di porcata) è al vaglio della Corte costituzionale. Gli ermellini dovranno giudicare se la normativa sia incostituzionale o meno. Visto che il ceto politico dominante non ce la fa a riformare la legge elettorale, ci penserà la magistratura.
Forse mi sbaglio, ma non mi risulta che nel mondo cosiddetto civile una legge elettorale dipenda da una sentenza di giudici. Mah!
Sul tema, faccio un paio di richiamini.

Innanzitutto, una legge elettorale di per sé non assicura la governabilità. Né tantomeno un buon governo.
Tanto per dirne una, le elezioni che avevano dato nel 2008 una maggioranza stratosferica alla coalizione costruita da Silvio Berlusconi furono vanificate due anni dopo dall’alleanza dei nemici del Cavaliere (Bersani, Casini, Fini).
La legge elettorale non garantisce dai passaggi da un campo all’altro (qualcuno li chiama impropriamente tradimenti, conferendo loro una dignità che non hanno) giacché la Costituzione prescrive che il parlamentare non abbia vincoli di mandato. Chi è eletto non ha il dovere di restare fedele a chi l’ha eletto o al proprio partito. Obbedisce esclusivamente alla propria coscienza, diciamo così. Perciò può passare tranquillamente da un partito all’altro o fondarsene addirittura uno proprio.

Si può fare una legge elettorale che blocchi i voltagabbana? Certo che sì, ma prima si deve cambiare la Costituzione.
Però i tedeschi, i francesi, gli spagnoli, gli americani… non faremmo cosa buona a copiarli un po’?
Ci sono politicanti specializzati nei cocktail: una parte di norma tedesca, una francese ed una spruzzatina di spagnolo; oppure: un terzo di austriaco, un terzo di norvegese, un terzo di statunitense.
Nei dibattiti intorno alla riforma della legge elettorale, vengono serviti cocktail d’ogni tipo. La cosiddetta pubblica opinione se li beve e s’ubriaca.
Eppure il buonsenso ci dice che la legge elettorale e il sistema politico-istituzionale costituiscono un unico congegno.
Potrebbe mai funzionare la legge elettorale britannica nei Lander della Germania federale? O quella spagnola all’ombra del presidenzialismo francese?

Noi abbiamo un sistema istituzionale che venne costruito in modo che nessuno avesse più potere degli altri. Per questo abbiamo un Senato fotocopia della Camera (quand’ero ragazzino ne parlava soltanto il Msi e perciò era argomento tabù perché “fascista”), abbiamo un presidente della Repubblica e un presidente del Consiglio a dir poco debolucci e abbiamo un bilanciamento di poteri fatto apposta perché si indeboliscano ulteriormente a vicenda.
Alla fine della seconda guerra mondiale, tra la paura che arrivassero i comunisti e quella che tornassero i fascisti, fu la migliore scelta possibile; con parecchie riserve mentali. Ne cito una.
Tra le disposizioni transitorie e finali della Carta costituzionale se ne introdusse una che diceva: “Le elezioni dei Consigli regionali e degli organi elettivi delle amministrazioni provinciali sono indette entro un anno dall’entrata in vigore della Costituzione”.
La ripartizione in Regioni era voluta dal Partito comunista italiano nella certezza di dominare almeno in quelle “rosse”. La Democrazia cristiana dovette cedere, ma riuscì – per ventidue anni! – a rimandare l’applicazione dell’VIII norma transitoria. Soltanto nel 1970 ci furono le prime elezioni regionali.

Le penne che scrissero la Carta costituzionale furono intinte in un inchiostro impastato di paure e compromessi, ricatti, veti incrociati, pressioni massoniche e poi diluito dall’acqua benedetta vaticana. Ma divago. Torno al punto.
Per varare una legge elettorale che non lasci spazio all’ambiguità, per cui chi vinca abbia certezza della vittoria, bisogna modificare l’assetto politico-istituzionale.

In alcuni punti, la Costituzione va finalmente applicata (dove prescrive il riconoscimento giuridico di partiti e sindacati, per esempio), in altri va modificata (es: niente più bicameralismo perfetto) e in altri va cancellata (es: dove protegge il lavoro minorile, perché nell’Italia del Terzo Millennio i ragazzi devono studiare e giocare e non lavorare).
E il regime come sarà? presidenziale? semipresidenziale? premierato forte?
Per avere un’idea di quanto sia difficile una vera riforma, è sufficiente contare le diverse proposte all’interno del Pd.

Diventa naturale ipotizzare che avremo un rattoppo al porcellum oppure un ripristino del precedente mattarellum (latino, lingua morta?). Sarà risolutiva, comunque, la sentenza degli ermellini.

QUALCHE PASSO INDIETRO
A proposito del porcellum va detto che il casino del premio di maggioranza assegnato alla Camera su base nazionale e al Senato su base regionale è stato determinato da “correzioni” imposte dal Quirinale su input di esperti.
L’allora presidente Carlo Azeglio Ciampi (siamo nel 2005) accolse i rilievi di Augusto Barbera e Franco Bassanini, a proposito dell’art. 57 della Costituzione: “Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale”. Perciò il premio di maggioranza doveva per forza essere assegnato su base regionale. Sarebbe stato meglio cancellarlo del tutto, ma il tema di fondo non era cambiato: dominando gli eredi del Pci in alcune regioni, il premio sarebbe stato comunque una loro esclusiva.
Ovviamente è stato soltanto un caso che i due professori suggeritori del presidente Ciampi fossero compagni. In breve: Augusto Barbera, deputato eletto nelle liste del Pci, poi del Pds e infine con tessera Pd, è stato anche ministro nel governo Ciampi; Franco Bassanini, eletto deputato nelle liste Pci, poi senatore del Pds poi confluito nel Pd, è stato ministro nei governi Prodi, D’Alema e Amato.

Questi due professori, dunque, sollevarono il caso non per fare un favore ai compagni di cordata – per carità! – ma per rispetto della legge. Ciampi, rispettoso garante della Costituzione, mandò a dire al centrodestra che se avessero insistito con quel testo l’avrebbe bocciato; e così in fretta e furia la legge venne rattoppata tant’è che alla fine il suo autore, Roberto Calderoli, la definì una porcata.

A quanto pare, di elementi di anticostituzionalità ce ne sono ancora parecchi e gli ermellini si sono messi al lavoro. Vedremo cosa resterà della porcata dopo la potatura eseguita dalle raffinate cesoie dei giudici costituzionali.
Un’ultima annotazione. Gira la voce che fatta la nuova legge elettorale, si andrà subito al voto. Invece non si può. O, meglio, non si potrebbe. C’è il “Codice di buona condotta in materia elettorale” statuito dal Consiglio d’Europa, ma in Italia l’applicazione delle regole dipende dal momento. E da chi le sostiene.
Giuseppe Spezzaferro

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