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L’inutile filibustering dei cinquestelle

In Parlamento, i cinquestelle si sono scatenati. Hanno studiato il filibustering e lo stanno applicando con scrupolo.
L’ostruzionismo parlamentare, però, è una bandiera che si agita per l’elettorato. In pratica ha un solo effetto: rafforza la maggioranza che siede al governo.
Sarà così anche questa volta, nonostante uno dei due pilastri della strana maggioranza governativa sia in evidenti difficoltà.

Le angustie del Pdl lasciano il tempo che trovano. Quando Silvio Berlusconi schiocca la frusta, falchi, colombe e bestie varie si mettono buoni buoni ciascuno al posto assegnato.

Le difficoltà del partito di Mario Monti assomigliano più ai rantoli di un malato terminale che all’affanno di un atleta in corsa. In sintesi: Scelta civica è un malriuscito prodotto di laboratorio e finirà presto tra gli scarti di produzione.

Il disordine che sconvolge il Pd è la vera incognita del momento. In breve: il Pd è un partito di nome, di fatto sono almeno due (l’ex Pci e l’ex Dc); il Pd non ha un leader, ma tanti aspiranti tali, i quali si combattono (quasi sempre nel sottosuolo) con il pugnale e con il veleno; inoltre, da quando è stato accroccato, il Pd ha costantemente avuto alleati inaffidabili.

Il dato principale è che se il governo guidato da Enrico Letta dura, va a finire che sarà proprio Enrico Letta a prendere in mano il Pd mettendo in panchina (o in sala d’attesa) i Matteo Renzi e simili.
Forte riduzione la subirebbero anche i cinquestelle: a perdere il posto sarebbero soprattutto quelli che contano in un’alleanza di governo con il Pd.

O la va, o la spacca, dunque. Bisogna impedire a Letta di andare avanti ma è anche necessario che a prendersi la colpa della sua caduta sia qualcun altro; meglio se Berlusconi.

Per quanto riguarda la legge elettorale, essa sarà il frutto di un accordo per il quale ciascuna delle parti sarà convinta di aver preso la porzione migliore. E quale sarà lo sbocco? Elementare, Watson! Se ciascuno sarà sicuro di essersi aggiudicato il vantaggio maggiore, si andrà alle elezioni non appena si troverà il pretesto più proficuo per sé e dannoso per l’altro.

Perciò, cari cinquestelle, invece di sgolarvi a fare filibustering, spingete per la riforma della legge elettorale e sarà più facile alla fine scollare la strana coppia Pd-Pdl.
Giuseppe Spezzaferro

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