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e vediamo cosa farà Berlusconi

Epifani al Pd: fermi tutti, aspettiamo il 30
e vediamo cosa farà Berlusconi

L’attuale segretario del Pd, Guglielmo Epifani, è un sindacalista di cultura socialista. E’, dunque, un pragmatico, parecchio distante dai cultori del rigore ideologico incline a diventare in ogni momento fanatica liturgia meccanica.
Ieri alla direzione Pd, Epifani ha detto che la sentenza di Cassazione, qualunque essa sarà, provocherà degli effetti oggi imprevedibili e che, per questo, la direzione del partito sarà riconvocata dopo il 30 luglio.

Per chi fosse rientrato adesso da un viaggio spaziale, la sentenza citata dal segretario Pd riguarda il processo Mediaset per il quale Silvio Berlusconi è stato già condannato in primo e in secondo grado. Se gli fosse avversa, il Cavaliere sarebbe immediatamente espulso dal Senato.

La realistica nonché intelligente decisione di Epifani ha fatto storcere la bocca a parecchia gente: «E che? La vita del Pd ora dipende da Berlusconi?».
Ipocriti sepolcri rosè. Sono 20 anni che il Cavaliere detta l’agenda politica italiana e chi dice il contrario o è un fesso oppure è un falso.
Berlusconi ha generato giornalisti di successo, sia sul fronte di chi lo esalta che su quello (più vasto, per la verità) di chi non lo apprezza, diciamo così. Ha fatto la fortuna di uomini politici (anche questi su ambo i fronti) e di giornali. Senza Berlusconi un giornale come “il Fatto”, per esempio, non sarebbe nemmeno nato.

Che il Cavaliere abbia caracollato, diciamo così, (non lo dico più, sennò Massimo D’Alema mi fa pagare il copyright, diciamo così, ahi!) a piacimento è dato incontrovertibile. E che abbia tutta l’intenzione di continuare, non c’è il minimo dubbio.

Epifani ha solamente detto apertis verbis una cosa che sanno tutti. Allo stesso modo è noto che sulla batosta definitiva che la Cassazione potrebbe dare a Berlusconi ci contano in tanti.

I cinquestelle sperano che la condanna porti alla fine della strana coppia Pdl-Pd ora al governo. Ma fanno male i conti, perché Giorgio Napolitano non scioglierebbe mai le Camere prima di una nuova legge elettorale. Se si vedesse costretto, il presidente della Repubblica firmerebbe una circostanziata lettera di dimissioni, costringendo, lui, su una strada obbligata il Parlamento.
I cinquestelle contano nella crisi di governo perché più a lungo dura e più loro perdono consensi. Se poi da Enrico Letta & compagnia cantante continuassero ad arrivare leggi (o annunci di leggi) di grande impatto sulla pubblica opinione, il Movimento pentastellato potrebbe passare dalle due cifre a una sola. Per questo alimentano un millenarismo (vedansi le dichiarazioni del cosiddetto guru Gianroberto Casaleggio, per esempio) rimasticato ma di indubbio fascino per le anime semplici (su facebook costituiscono la maggioranza).

Nel Pd, a sperare nella furiosa reazione antigovernativa di Berlusconi sono gli aspiranti alla leadership, Matteo Renzi in testa. Avendo altro tempo, Enrico Letta diventerebbe forte abbastanza per prendersi il partito e ritornare a Palazzo Chigi con il diritto dell’eletto dal popolo.

La fine delle cosiddette larghe intese farebbe assai comodo a tutta una nomenklatura che s’ingrassa tra le mille pieghe di bilanci pubblici (Stato, Regioni, Province, Comuni, Asl eccetera ecceterone) e che vede minacciata le proprie rendite di posizione. Leggendo con attenzione le leggi fin qui uscite da Palazzo Chigi non è che abbiano molto da temere, ma non si sa mai. Meglio non rischiare, si dicono i grassatori di regime.

E il Pdl? Beh, anche lì la crisi di governo sarebbe una benedizione per chi è rimasto escluso da incarichi ministeriali, per i trombati vogliosi di rimettersi a sedere sui cadreghini, per i fedelissimi di Berlusconi assetati di vendetta e per gli infedeli in pectore fiduciosi in un cataclisma dal quale sono certi di salvarsi soltanto loro.

In pratica è il solito copione di una politica fondata sul “levati tu che mi ci metto io”.

Inutile, perciò, ha spiegato Epifani ai compagni, fare un direzione nella quale si prendono decisioni e si stila un calendario delle cose da fare per poi vedersi buttare tutto all’aria dal Silvio Furioso. Meglio aspettare qualche giorno.
Giuseppe Spezzaferro

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