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Roma, blindata e scalcinata

Piazza del Parlamento a Roma è dominata dalla sede della Camera dei deputati. E’ il pezzo del Palazzo di Montecitorio che all’indomani della prima guerra mondiale fu eretto per ampliare l’edificio progettato e costruito alla fine del Seicento da Gian Lorenzo Bernini e da Carlo Fontana. I deputati entrano dall’altro ingresso, quello che dà su Piazza Monte Citorio, e perciò al telegiornale quest’altra facciata non si vede mai.
Le telecamere dovrebbero, invece, far vedere come coloro, che un tempo erano gli eletti dal popolo e che oggi sono i nominati dalle segreterie dei partiti, se ne fregano di violentare la città.
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Nelle foto spiccano due brutture a fronte delle quali pare bello perfino il capolinea dei tram costruito negli anni della barbara accoppiata Rutelli-Veltroni davanti al settecentesco Teatro Argentina.
C’è una facciata di un palazzo che sembra abbandonato, ma non lo è affatto; anzi è una miniera d’oro: basta chiedere ai negozi sulla strada quanto pagano d’affitto.
Sarebbe sufficiente una tinteggiata per restituire all’immobile almeno un po’ di decoro. Ma nessuno se ne preoccupa.
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Eppure, esistono leggi sul decoro urbano che qualcuno dovrebbe incaricarsi di far rispettare. E se anche non esistessero norme ad hoc (ma ce ne sono quante ne volete!) si tratta pur sempre del centro di Roma, là dove si fanno le leggi (insieme con il Senato, ovviamente) che, lorsignori tutti galantuomini assicurano scritte per il bene dell’Italia.
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L’altra sozzeria è per certi versi peggiore. Mi ricorda le altane blindate degli inglesi nei dintorni di Belfast ai tempi della guerriglia antibritannica nell’Irlanda del Nord.

E’ stato eretto un muro di cinta, a protezione del parcheggio esterno per i privilegiati frequentatori del Palazzo. Mancano soltanto i soliti cartelli con la scritta “Muro invalicabile – Sorveglianza armata” che “rinforzano” le muraglie di caserme anche nei centri urbani.
Un muro da campo di concentramento, dunque, con tanto di torretta armata.
Non è difficile immaginare i commenti degli stranieri vedendo muri e torrette che separano un mezzo migliaio di privilegiati da milioni di persone che ancora oggi sono trattati come sudditi.

Le schifezze di cui sopra confermerebbero, a questo punto, una delle spiegazioni che gli esperti danno del nome Mons Citorius. E’ una delle ipotesi ma qualcosa mi dice che è quella autentica. Giudicate voi.

In questa zona furono scaricati rifiuti e materiali di risulta provenienti dai lavori di bonifica del vicino Campo Marzio (la strada che costeggia l’altana blindata è per l’appunto Via di Campo Marzio). Scarica oggi, scarica domani i Romani crearono un altro colle artificiale (come Monte dei Cocci al Testaccio).

Da qui il nome di Mons acceptorius, il monte, cioè, che “accetta” tutto. E che “prende” tutto.
Giuseppe Spezzaferro

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