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Su Gaza minaccia di shoah

Le forze armate d’Israele sono pronte ad invadere Gaza. Gli aerei con la Stella di David hanno fatto tre raid sulla Striscia (colpiti 5 palestinesi, dei quali 2 bambini) per convincere Hamas a rinunciare agli attacchi contro la regione del Negev. I miliziani palestinesi ieri (giovedì 28 febbraio) hanno sparato almeno una decina di razzi Katyusha contro la città israeliana portuale di Ashkelon. Il premier israeliano, Ehud Olmert, in questo fine-settimana (sabato 1/domenica 2 marzo) ha in programma incontri decisivi con i ministri e con gli alti comandi di sicurezza.

Intanto si moltiplicano gli appelli, anche tra i deputati della Knesset, perché Israele occupi di nuovo la Striscia di Gaza e rovesci il governo del movimento islamico. “Faremo di tutto”: ha annunciato il vice-ministro della Difesa, Matan Vilnai, alla radio dell’esercito. Ha usato perfino la parola “shoah” (olocausto) per indicare le perdite a cui andranno incontro i palestinesi se Hamas non fermerà gli attacchi.

L’offensiva sferrata in queste ore da Israele non ha precedenti negli ultimi mesi: l’esercito ha schierato batterie di artiglieria nelle immediate vicinanze della frontiera, decine di tank, blindati che hanno effettuato incursioni di vari chilometri nel nord della Striscia, la zona da cui vengono lanciati i razzi. Anche il ministro della Difesa, Ehud Barak, ha definita “probabile” un’offensiva in grande stile. Tanto che si parla di invasione e occupazione. Il premier di Hamas, Ismail Haniyeh, ha interrotto un silenzio di più di un mese per avvertire Israele che il suo popolo è pronto a respingere qualsiasi attacco e che “questa offensiva fallirà come tutte le altre”. “Che significa attacco su larga scala? – ha detto – eravate già nella striscia di Gaza e ve ne siete andati a causa della nostra resistenza”. In tutta la Striscia decine dei migliaia di palestinesi sono scesi in piazza per manifestare contro i raid israeliani.

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