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non è più quella di Corrado Carnevale

Napolitano ha scoperto che la Cassazione
non è più quella di Corrado Carnevale

L’unico personaggio politico-istituzionale che fino ad ora ha avuto la forza sufficiente a bloccare una procura della Repubblica è stato Giorgio Napolitano. Nelle vicenda delle intercettazioni che alcuni magistrati a Palermo avrebbero voluto usare forse anche come trampolino politico, il capo dello Stato è andato dritto e sicuro (www.internettuale.net/1338/continua-la-guerra-palermo-quirinale-napolitano-prima-intercettato-poi-testimone http://www.internettuale.net/1342/la-risposta-di-napolitano-a-palermo).
Chissà perché ho la sensazione che la condanna definitiva appioppata a Silvio Berlusconi abbia “urtato” anche l’inquilino del Quirinale. E’ una mera sensazione non supportata da nient’altro che dalla mia fantasia, sia ben chiaro; e ora, alla luce dell’irrazionalità più schietta, rileggo la dichiarazione diramata ieri dal Colle.

Essendo anche presidente del Consiglio superiore della magistratura, Napolitano non avrebbe potuto dimenticare di premettere che la «strada maestra da seguire è sempre stata quella della fiducia e del rispetto verso la magistratura…», ma poi ha avuto necessità di aggiungere che questa magistratura «è chiamata a indagare e giudicare (…) secondo le procedure di legge».
Come mai questa puntualizzazione? Non potrebbe essere una critica a certi magistrati che si appigliano a “fili logici” invece che alle procedure di legge?

Il vero affondo, però, arriva qualche riga dopo: «Ritengo ed auspico – ha aggiunto il presidente – che possano ora aprirsi condizioni più favorevoli per l’esame, in Parlamento, di quei problemi relativi all’amministrazione della giustizia, già efficacemente prospettati nella relazione del gruppo di lavoro da me istituito il 30 marzo scorso».
Io la leggo così: bene, avete condannato il Grande Delinquente, avete confermato che siete i più forti, ma adesso basta.
L’esigenza di rimettere ordine è sentita un po’ da tutti (inclusi parecchi magistrati che non mal sopportano colleghi troppo “intraprendenti”) ma il macigno Berlusconi blocca la strada maestra. Faccio un solo esempio: contro il barbaro sovraffollamento delle carceri è più che mai necessaria un’amnistia, ma non si fa perché ne beneficerebbe anche Berlusconi.
In conclusione: dobbiamo prenderci le condanne dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per poter mantenere il tycoon di Arcore sotto schiaffo giudiziario.

Per frenare l’ardire di certe toghe spintosi oltre ogni residuo limite, Napolitano ha dovuto armarsi pesantemente ma “del doman non v’è certezza” e quindi è cosa buona e giusta rimettere le cose a posto una volta per tutte.

C’è stato un tempo, non molti anni fa, che il Palazzaccio era visto come un faro di correttezza giuridica. Il presidente della prima sezione penale della Suprema Corte di Cassazione si chiamava Corrado Carnevale. Era un giudice che bocciava senza esitazione i “teoremi”, i “collegamenti logici”, i “non poteva non sapere”. Era un giudice che si vantava di applicare i codici («Io sono un giudice e mi rifiuto di essere un combattente anche contro la mafia, il mio compito non è quello di lottare»). S’era laureato a 21 anni con il massimo dei voti, era diventato a soli 55 anni presidente di sezione della Cassazione e azzerò in poco tempo tutto l’arretrato.
Quello che si dice, insomma, un mostro di bravura. E siccome non la faceva passare liscia a nessuno fu subito battezzato “ammazzasentenze” e addirittura provarono a processarlo per concorso esterno in associazione mafiosa.
Non so dove sia ora il giudice Carnevale ma averlo sconfitto fu la vittoria delle toghe che fanno le crociate, che conoscono, come diceva Carnevale, poco i codici ma in compenso sanno parlare in televisione.
Giuseppe Spezzaferro

P.S. Ecco il testo integrale di Giorgio Napolitano:
«La strada maestra da seguire è sempre stata quella della fiducia e del rispetto verso la magistratura, che è chiamata a indagare e giudicare in piena autonomia e indipendenza alla luce di principi costituzionali e secondo le procedure di legge. In questa occasione attorno al processo in Cassazione per il caso Mediaset e all’attesa della sentenza, il clima è stato più rispettoso e disteso che in occasione di altri procedimenti in cui era coinvolto l’on. Berlusconi. E penso che ciò sia stato positivo per tutti. Ritengo ed auspico che possano ora aprirsi condizioni più favorevoli per l’esame, in Parlamento, di quei problemi relativi all’amministrazione della giustizia, già efficacemente prospettati nella relazione del gruppo di lavoro da me istituito il 30 marzo scorso. Per uscire dalla crisi in cui si trova e per darsi una nuova prospettiva di sviluppo, il paese ha bisogno di ritrovare serenità e coesione su temi istituzionali di cruciale importanza che lo hanno visto per troppi anni aspramente diviso e impotente a riformarsi».

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