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il mondo di Suzie Wong e re Mida

La Berlusconeide,
il mondo di Suzie Wong e re Mida

Sull’istituto della grazia si stanno esercitando costituzionalisti, giuristi e giornalisti specializzati in giustizia (e/o in giustizialismo).
La “sentenza” più diffusa, comunque, dice che il condannato Silvio Berlusconi non ne ha diritto.
Non mi azzardo a contestare i luminari del diritto applicato (a Berlusconi) né perdo tempo a tirare in ballo i “precedenti”. Ho più volte sottolineato che il Cavaliere è un privilegiato perché in un Paese nel quale i processi durano decenni lui ha avuto la fortuna di essere processato e condannato con velocità straordinaria. Per lui i magistrati della procura di Milano hanno sacrificato i weekend e le feste comandate. Hanno lavorato senza posa per il trionfo della Giustizia. Purtroppo non possono seguire lo stesso ritmo per tutti i procedimenti ammucchiati sulle scrivanie. Finirebbero in sanatorio per consunzione e perciò scelgono di velocizzare i processi che hanno un pubblico interesse maggiore.
E, per non vanificare il lavoro svolto con tanta passione dai colleghi milanesi, la Corte di Cassazione s’è mossa con inusitata solerzia.

E’ oramai assodato, e non c’è alcun bisogno di sottolinearlo, che per il miliardario Silvio Berlusconi ci sarà sempre una corsia preferenziale nelle aule giudiziarie.
Non dimentichiamo che per le fughe di notizie e le intercettazioni telefoniche che dal segreto dei tribunali finiscono sui giornali non si trovano mai colpevoli da condannare. Ma anche in questo “comparto” Silvio Berlusconi riceve un trattamento speciale. In meno che non si dica viene condannato a un anno per rivelazione di segreti d’ufficio per la faccenda del nastro nel quale il segretario Ds Piero Fassino diceva a Giovanni Consorte sulla scalata Unipol alla Bnl: “Abbiamo una banca!”.

Per gli appassionati della Berlusconeide giudiziaria, il web è pieno di notizie e commenti: cliccate e vi sarà aperto… Il mondo di Suzie Wong. Il riferimento al film americano di oltre mezzo secolo fa (ah!, come passa il tempo) non è casuale. Lì c’era un architetto che si innamorava di una prostituta cinese, qui abbiamo il processo Ruby per il quale Silvio Berlusconi è già stato condannato a 7 anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Una ragazza nega di essersi prostituita al Cavaliere e un funzionario di polizia nega di essere stato concusso, ma la condanna è arrivata ugualmente per prostituzione minorile e concussione. Basta? No, ciliegina sulla torta: tutti quelli che hanno testimoniato a favore di Silvio Berlusconi sono accusati di falsa testimonianza.

Re Mida trasformava in oro tutto ciò che toccava (en passant: per questo corse il rischio di morire di fame) e il tycoon di Arcore fa diventare delinquenti tutti quelli che frequenta. Fateci caso, anche i capi di Stato esteri frequentati da Berlusconi sono criminali da giustiziare.

Domanda: se per caso a Giorgio Napolitano venisse l’uzzolo di firmare la grazia per Berlusconi, cosa succederebbe per il processo Ruby ancora in corso?
La grazia, infatti, funziona per condannati e reclusi con sentenze passate in giudicato e, per il momento, l’unica condanna definitiva a Berlusconi la Cassazione l’ha inflitta per il processo Mediaset (frode fiscale, 4 anni di carcere, periodo di interdizione da definire a parte).
La grazia, quindi, salverebbe il frodatore del Fisco, ma non il concussore e men che mai il frequentatore di prostitute minorenni.

Giacché il diritto è un oceano nel quale non tutti navigano con eguale abilità, facciamo finta che la grazia presidenziale riuscisse a chiudere anche la vicenda Ruby, finirebbe la Berlusconeide giudiziaria?
No. C’è infatti un procedimento per compravendita di senatori. Berlusconi è accusato di aver corrotto un senatore con 3 milioni euro e la procura di Napoli non sarà da meno di quella milanese.
La grazia non avrebbe alcun effetto su un processo per il quale il Cavaliere non è stato ancora condannato.

Ah!, dimenticavo. Per il caso Ruby, taluni esperti ipotizzano che potrebbe essere aperto un altro procedimento giudiziario parallelo.
Soltanto l’amnistia potrebbe salvare il condannato Silvio e l’imputato Berlusconi. Per un po’: ovviamente non sarà un salvataggio definitivo. Varata e applicata l’amnistia, volete che non spunti una qualche toga con una incriminazione per il miliardario più amato e più odiato d’Italia?
Giuseppe Spezzaferro

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