<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	>
<channel>
	<title>Commenti a: Il Sessantotto di uno che c&#8217;era – 1</title>
	<atom:link href="http://www.internettuale.net/142/il-sessantotto-di-uno-che-cera/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.internettuale.net/142/il-sessantotto-di-uno-che-cera</link>
	<description>Internettuale.net. L’uomo di oggi. E, forse, di domani...</description>
	<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 03:43:07 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.6.2</generator>
		<item>
		<title>Di: paris mushrooms &#187; il sessantotto da uno che nOn c&#8217;era - artMobbing's mind</title>
		<link>http://www.internettuale.net/142/il-sessantotto-di-uno-che-cera#comment-42</link>
		<dc:creator>paris mushrooms &#187; il sessantotto da uno che nOn c&#8217;era - artMobbing's mind</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Mar 2008 17:14:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.internettuale.net/142/il-sessantotto-di-uno-che-cera#comment-42</guid>
		<description>[...] Il sessantotto da uno che c&#8217;era (parte I) Il sessantotto da uno che c&#8217;era (parte II) [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Il sessantotto da uno che c&#8217;era (parte I) Il sessantotto da uno che c&#8217;era (parte II) [...]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: paris mushrooms &#187; il sessantotto da uno che nOn c&#8217;era - artMobbing's mind</title>
		<link>http://www.internettuale.net/142/il-sessantotto-di-uno-che-cera#comment-39</link>
		<dc:creator>paris mushrooms &#187; il sessantotto da uno che nOn c&#8217;era - artMobbing's mind</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Mar 2008 21:19:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.internettuale.net/142/il-sessantotto-di-uno-che-cera#comment-39</guid>
		<description>[...] Rispondiamo a internettuale. Con il &#8216;68 il processo di omologazione ha avuto una accelerazione esponenziale. Il &#8216;68 ha abituato tutti alla moda. Tutti al consumo. Il &#8216;68 ha reso più digeribile la disgregazione dell&#8217;unità fondamentale delle nostre società, la famiglia; ed ha affermato con maggiore vigore la corrispondenza diretta fra scienza e pragmatismo. Nuovo Illuminismo? Il &#8216;68 ha trasformato i vecchi bisogni in necessità e ne ha creati di nuovi. Edonismo fa rima con &#8216;68. Il punto però è che proprio l&#8217;incoscienza che qui si evoca con tanta forza donava a questo edonismo delle insolite qualità. Il &#8216;68 ha esplorato un terreno per certi versi vergine e questa virginalità - la scoperta di nuove, inattese possibilità - lo rende una specie di peccato originale del nostro tempo. Ed il peccato originale (in barba ad ogni teologo) è meno grave, perché è primigenio, non conosce la detestabilità della perseveranza. Primi in tutto i sessantottini. E questo primato ci suggerisce prospettive virginali, innocenti. La società era un foglio bianco, bastava impugnare la penna e disegnare. Il &#8216;68 è stato muovere i primi passi nel candore della neve appena caduta. Le orge di woodstock appaiono un esempio puro d&#8217;amor libero. Le droghe chiavi per aprire nuove porte. Twiggy un essere etereo, mediante una magrezza inedita il corpo diventava trasparente. L&#8217;autostrada l&#8217;arteria dentro cui pompare un nuovo modello di sviluppo e comunicazione una nuova forma mentis: la velocità. Le immagini dei beatles che rimbalzavano da un capo all&#8217;altro del mondo creavano una nuova, rassicurante, &#8220;prospettiva domestica globale&#8221;: si scopriva che ci si poteva sentire a casa anche in Giappone. Oggi, nell&#8217;ordine: perversioni sessuali, tossicodipendenze, anoressia, atteggiamenti compulsivi, manipolazione delle masse. E proprio sulla onnipresenza dei beatles nei media vale la pena soffermarsi: è da lì che inizia la società contemporanea dello spettacolo (il tanto criticato showbitz). Dovremmo puntare il dito contro questo inizio, analizzarlo criticamente, ma non possiamo non sorridere dell&#8217;innocenza dei fab four, del loro sguardo a quel mondo che proprio allora cominciava a diventare piccolo come un mandarno. La società odierna è frutto del &#8216;68, è vero. E l&#8217;immagine positiva con cui ricordiamo il &#8216;68 ha contribuito a renderlo integrale. Oggi, per paradosso, siamo integralisti di quella contestazione e di quella libertà, tanto che ne siamo diventati schiavi. Tanto che non comprendiamo più bene cosa fare di questa libertà. La degenerazione sta forse nell&#8217;assenza di questo romanticismo da &#8220;prima volta&#8221;, nella trasformazione delle menti fin nelle profondità neurali di un linguaggio che ha voluto prendere i segni esteriori di quella rivoluzione senza riuscire a costruire una &#8220;ermeneutica della libertà&#8221; (o ermeneuitica della rivoluzione?). Ed è così che quella distesa di neve bianca, calpestata e ricalpestata dopo il primo, mistico, attraversamento è oggi fango e poltiglia. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Rispondiamo a internettuale. Con il &#8216;68 il processo di omologazione ha avuto una accelerazione esponenziale. Il &#8216;68 ha abituato tutti alla moda. Tutti al consumo. Il &#8216;68 ha reso più digeribile la disgregazione dell&#8217;unità fondamentale delle nostre società, la famiglia; ed ha affermato con maggiore vigore la corrispondenza diretta fra scienza e pragmatismo. Nuovo Illuminismo? Il &#8216;68 ha trasformato i vecchi bisogni in necessità e ne ha creati di nuovi. Edonismo fa rima con &#8216;68. Il punto però è che proprio l&#8217;incoscienza che qui si evoca con tanta forza donava a questo edonismo delle insolite qualità. Il &#8216;68 ha esplorato un terreno per certi versi vergine e questa virginalità - la scoperta di nuove, inattese possibilità - lo rende una specie di peccato originale del nostro tempo. Ed il peccato originale (in barba ad ogni teologo) è meno grave, perché è primigenio, non conosce la detestabilità della perseveranza. Primi in tutto i sessantottini. E questo primato ci suggerisce prospettive virginali, innocenti. La società era un foglio bianco, bastava impugnare la penna e disegnare. Il &#8216;68 è stato muovere i primi passi nel candore della neve appena caduta. Le orge di woodstock appaiono un esempio puro d&#8217;amor libero. Le droghe chiavi per aprire nuove porte. Twiggy un essere etereo, mediante una magrezza inedita il corpo diventava trasparente. L&#8217;autostrada l&#8217;arteria dentro cui pompare un nuovo modello di sviluppo e comunicazione una nuova forma mentis: la velocità. Le immagini dei beatles che rimbalzavano da un capo all&#8217;altro del mondo creavano una nuova, rassicurante, &#8220;prospettiva domestica globale&#8221;: si scopriva che ci si poteva sentire a casa anche in Giappone. Oggi, nell&#8217;ordine: perversioni sessuali, tossicodipendenze, anoressia, atteggiamenti compulsivi, manipolazione delle masse. E proprio sulla onnipresenza dei beatles nei media vale la pena soffermarsi: è da lì che inizia la società contemporanea dello spettacolo (il tanto criticato showbitz). Dovremmo puntare il dito contro questo inizio, analizzarlo criticamente, ma non possiamo non sorridere dell&#8217;innocenza dei fab four, del loro sguardo a quel mondo che proprio allora cominciava a diventare piccolo come un mandarno. La società odierna è frutto del &#8216;68, è vero. E l&#8217;immagine positiva con cui ricordiamo il &#8216;68 ha contribuito a renderlo integrale. Oggi, per paradosso, siamo integralisti di quella contestazione e di quella libertà, tanto che ne siamo diventati schiavi. Tanto che non comprendiamo più bene cosa fare di questa libertà. La degenerazione sta forse nell&#8217;assenza di questo romanticismo da &#8220;prima volta&#8221;, nella trasformazione delle menti fin nelle profondità neurali di un linguaggio che ha voluto prendere i segni esteriori di quella rivoluzione senza riuscire a costruire una &#8220;ermeneutica della libertà&#8221; (o ermeneuitica della rivoluzione?). Ed è così che quella distesa di neve bianca, calpestata e ricalpestata dopo il primo, mistico, attraversamento è oggi fango e poltiglia. [...]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>
