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Ocse, l’Italia deve studiare

Il “Going for growth” 2008 dell’Ocse (L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici) indica 5 priorità per l’Italia: aumentare la produttività del lavoro abbattendo le barriere alla competitività; più istruzione terziaria; ridurre il peso delle tasse e dei contributi pensionistici sui salari medio-bassi; migliorare la corporate governance e applicare le “gabbie salariali”.

Presentato a Parigi (la sede dell’Ocse) il rapporto registra che l’Italia, per ricchezza pro capite, sta meglio di Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia. Insomma, l’Italia è ultima nell’Europa “ricca”.

Secondo l’Ocse, inoltre, sono fondamentali la privatizzazione dei servizi pubblici locali e l’abolizione degli ordini (avvocati, notai, ingegneri etc.).

La strategia di recupero, però, parte da prima e cioè dall’educazione, che resta il buco nero italiano.

Negli anni scorsi, l’Ocse aveva già indicato gli step essenziali: aumentare i tassi di educazione terziaria e migliorare l’insegnamento universitario e la qualità della ricerca; legare le carriere degli insegnanti alle performance; introdurre forme di rimborso per gli studenti e aumentare la presenza di personale internazionale. Oggi, conclude l’Ocse, in questo settore “non sono ancora state prese misure significative”.

Tra le 5 priorità c’è migliorare la corporate governance, incoraggiando l’innovazione e la ristrutturazione ed estendendo la riforma della legge sulla bancarotta anche alle piccole imprese e rendere i salari più flessibili, applicando le cosiddette “gabbie salariali” e riducendo le disparità regionali dell’utilizzo del lavoro. L’Ocse bacchetta: “Era stato raccomandato di promuovere una decentralizzazione dei salari tenendo conto delle differenze di produttività e di costo della vita. Ma anche qui nessuna azione è stata intrapresa”.

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