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Siria, gli Usa tra bugie e mezze verità

I servizi segreti israeliani dicono di avere intercettazioni telefoniche e immagini satellitari a conferma dell’uso di gas, lo scorso 21 agosto, da parte dell’esercito siriano. Gli ispettori Onu, arrivati in Siria proprio il 21 agosto, non hanno ancora trovato la “smoking gun”, la pistola fumante, la prova incontrovertibile.
Sul canale “Mailes Rif” di YouTube ci sono immagini delle vittime del 21 agosto, ma pare che siano stato caricate sul sito il 20, cioè il giorno prima.
Inoltre, il 21 spirava un forte vento su al-ġūṭa (in italiano, l’oasi), l’area di terre coltivate nel deserto siriano a est di Damasco individuata come terreno dell’attacco.
Il vento, come spiegano gli esperti, è una “controindicazione” per gli attacchi chimici, perché causa vittime anche sui territori circostanti. Per molti è questa una prova che l’attacco sia stato “inventato”; se ci fosse stato davvero, dicono, avremmo avuto morti e feriti anche molto lontano da al-ġūṭa.

IL GIALLO DEL GAS
Il gas di cui si parla, il Sarin, è un gas nervino dal quale non ci si può difendere nemmeno con le maschere antigas. Ebbene, Paula Vanninen, direttore all’università di Helsinki dell’Istituto finlandese per la verifica della Convezioni per le armi chimiche (Verifin, finnish institute for Verication of the chemical weapons convention, department of chemistry), nel corso di una trasmissione televisiva finlandese ha fatto notare che nelle immagini si vedono «persone che prestano soccorso senza tute protettive e senza respiratori» e che queste persone non sono state contaminate. Un miracolo? Non lo so. Forse il Sarin non c’entra.

John Hart, esperto di armi chimiche, ha detto di non aver visto sulle vittime i segni che lasciano i gas nervini. Copio e incollo dall’Afp il testo originale: “John Hart, head of the Chemical and Biological Security Project at Stockholm International Peace Research Institute, said he had not seen the telltale evidence in the eyes of the victims that would be compelling evidence of chemical weapons use. «Of the videos that I’ve seen for the last few hours, none of them show pinpoint pupils… this would indicate exposure to organophosphorus nerve agents» he said“.

La lista di esperti internazionali che negano l’uso del Sarin, che non vedono segni certi di un’aggressione chimica e che hanno dubbi è lunga, perciò aggiungo qui soltanto un altro parere, quello di un ex ufficiale dei Chemical Corps, la struttura dell’esercito degli Stati Uniti con compiti di contrasto alle armi chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari (Cbrn ). L’esperto si chiama Dan Kaszeta ed ha confermato: «Nessuna delle persone in contatto con le vittime o che li fotografa indossa un qualsiasi tipo di protezione e ciononostante nessuna di loro sembra essere contagiata. Ciò sembrerebbe escludere la maggior parte dei tipi di armi chimiche di tipo militare, tra cui la stragrande maggioranza dei gas nervini…».

Si ventila quindi l’ipotesi che, se i morti e i feriti del 21 agosto davvero sono stati colpiti da un’arma chimica, potrebbe trattarsi di un gas “fatto in casa” e ciò confermerebbe la versione di Damasco che dà la colpa alle milizie antigovernative.

IL CARABINIERE AMERICA
Il nocciolo della questione, però, non sta nella verità dell’accaduto e nemmeno sulla vera identità del colpevole. Sta nella missione che gli Stati Uniti si sono attribuiti, cioè quella di gendarmi dell’orbe terracqueo. Al pari di Capitan America, Batman e Superman, gli Usa corrono dove i più deboli sono vittime di prepotenze e misfatti. Come il carabiniere afferra Pinocchio per il naso, così Obama vuole acciuffare il presidente della Repubblica Araba di Siria Bashar Hazif al-Asad.

Chi può opporsi al carabiniere globale? Perciò è inutile stare a cercare il pelo nell’uovo, invocare l’Onu, il diritto internazionale e analoghe amenità. E’ come nei film dove “se incontri Sartana, sei morto”. Oggi, se Washington decide che per te è finita, non c’è nulla da fare.

LE ARMI
Credo quindi che l’attenzione si debba spostare sul terreno bellico. Non sono un esperto e perciò copio e incollo.
Scrive Gianandrea Gaiani (http://www.ispionline.it/it/pubblicazione/tutte-le-opzioni-militari-sul-tavolo): «Le indiscrezioni sembrano confermare i piani anglo-americani per raids punitivi affidati ai missili da crociera Tomahawk imbarcati su quattro cacciatorpediniere statunitensi e un sottomarino britannico schierati nel Mediterraneo. Un attacco che prenderebbe presumibilmente di mira centri di comando e controllo, sedi del governo e degli organismi d’intelligence di Damasco. Altre incursioni potrebbero essere affidate ai bombardieri ‘invisibili’ B-2 Spirit costruiti con tecnologie ‘stealth’ per sfuggire ai radar e ai britannici Tornado armati di missili da crociera Storm Shadow già utilizzati con successo a Bassora (Iraq) nel 2003 e in Libia due anni or sono. A questo proposito sono filtrate voci di una crescente attività nella base aerea britannica di Akrotiri, a Cipro, a pochi minuti di volo dalle coste siriane. Considerando le pressioni che da tempo esercita caldeggiando un intervento internazionale, è plausibile che anche Parigi voglia giocare un ruolo partecipando ai raids probabilmente con i cacciabombardieri Rafale armati di missili da crociera Scalp. Anche nelle incursioni affidate alle forze aeree si impiegherebbero con ogni probabilità armi a lungo raggio, lanciabili senza esporre i velivoli alle batterie missilistiche della difesa aerea siriana gestite con la consulenza di personale russo».

Completo le informazioni annotando che è schierata anche la portaerei nucleare francese “Charles de Gaulle” (con circa 40 aerei e un numero imprecisato di missili) e, a proposito dello scontro in corso in Italia fra chi vorrebbe concedere agli americani l’uso delle nostre basi e chi è contrario, faccio presente che le forze armate statunitensi hanno numerose basi sul nostro territorio. Cito soltanto quelle di Sigonella, in Sicilia, e di Camp Darby, in Toscana, a dimostrazione che la Casa Bianca non ci deve chiedere nessuno permesso. Nel caso servissero, le userebbero e basta.

Ultima annotazione. Fars, l’agenzia iraniana di informazione, ha riportato che la Siria dispone di missili difficilmente intercettabili dalle navi della squadra anglo-francese-americana schierata nel Mediterraneo.

I missili sarebbero Yakhont, Iskandar e Scud.

Faccio notare che il 5 luglio scorso sottomarini israeliani hanno lanciato missili contro la città siriana di Latakia distruggendo non si sa quanti dei 50 missili antinave da crociera Yakhont P-800 da poco consegnati da Mosca. Uno dei tanti attacchi preventivi che Tel Aviv scaglia qua e là per non far dimenticare chi comanda in Medio Oriente, e non solo.
Per quanto riguarda il 9M72 Iskander (nome arabo di Alessandro il Grande) è il missile russo prodotto per sostituire gli ormai vecchi Scud.

In conclusione: putacaso gli americani non riuscissero a distruggere con un attacco preventivo all’israeliana tutti i siti che ospitano i missili russi con la bandiera siriana e che uno solo di quegli ordigni scampati al bombardamento colpisse una nave “occidentale”, ci sarebbe una tale rabbiosa esplosione di gioia in tutto il mondo islamico che non voglio nemmeno immaginare dove finirebbe.
Il presidente Usa Barack Obama ci pensi su: è davvero sicuro che la mappa dei siti missilistici siriani fornitagli dal Mossad sia completa?
Giuseppe Spezzaferro

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