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È rimasta la coppia Obama-Hollande

Siria, Londra si sfila, la Lega Araba anche
È rimasta la coppia Obama-Hollande

In principio a volere tutt’insieme la morte di Bashar Hafiz al-Asad erano Usa, Regno Unito, Francia e Lega Araba. Poi il Parlamento britannico ha deciso che Barack Obama non la conta poi tanto giusta e il leader laburista Ed Miliband ha rammentato agli americani uno dei princìpi della Giustizia di Roma (quella di duemila anni fa, non quella di oggi, è ovvio).
«Le prove – ha scandito fra gli applausi anche dei conservatori – devono precedere la decisione, e non la decisione precedere le prove».
Il primo ministro di Sua Maestà, David William Donald Cameron, ha dovuto incassare la sconfitta e dire al presidente Usa: scusa, ma non ti posso aiutare a fare la guerra.

Poi s’è sfilata la Lega Araba. L’ha fatto con la tradizionale sapienza di quei popoli. Il segretario della Lega, Nabil Arabi, ha precisato che la condanna sull’uso del gas nervino «non significa che siamo completamente certi che il regime di Assad abbia commesso questo crimine, ma la responsabilità ricade sul governo in carica, che deve proteggere il popolo siriano». Chiunque sia stato, dunque, la colpa è del feroce dittatore che non s’è comportato come il buon padre di famiglia: se il bambino combina un guaio, infatti, di chi è la colpa se non del papà?

Nella Lega Araba, riunita ieri al Cairo, c’è chi insiste nell’intervento militare, c’è chi vuole che sia all’insegna della legalità internazionale (Onu etc.) e c’è chi non lo vuole. Del resto sono 22 Stati ed è difficile che siano sempre tutti d’accordo.
Da qui la posizione espressa dal segretario: Assad non ha in mano la “smoking gun” ma è comunque politicamente responsabile.
Affianco a Washington è rimasta Parigi. Per il momento, la coppia Obama-Hollande regge.
Giuseppe Spezzaferro

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