Vetrina / FOCUS / Geopolitica / In Cina crescono i costi ma ancora conviene

In Cina crescono i costi ma ancora conviene

Uno studio fatto dalla Booz Allen Hamilton e dalla Camera di commercio americana di Shanghai rivela che le compagnie che si rivolgono alla Cina come mercato e non solo come centro di produzione a basso costo ottengono risultati migliori. Cioè il low cost del lavoro cinese è finito tant’è che le grandi multinazionali Usa progettano di entrare in India e in Vietnam per godere di manodopera a basso costo. Il problema da superare che in quei Paesi le infrastrutture sono ancora carenti.

Commentando il primo studio annuale, dal titolo “China Manufacturing Competitiveness 2007-2008”, Ronald Haddock, vice presidente della Booz Allen, ha spiegato che “la filosofia di produzione adottata da molte multinazionali in Cina negli ultimi decenni necessita di una revisione. La struttura della moneta e il cambiamento dei costi in Cina obbligano le compagnie e ripensare a come organizzare le loro operazioni e a come percepire la Cina nella strategia globale”. Più di metà delle compagnie straniere crede che la Cina stia perdendo competitività rispetto ad altre nazioni.

Conseguentemente una società su cinque tra quelle esaminate ha programmato di traslocare o espandere le operazioni in paesi quali il Vietnam e l’India, percepite come le principali alternative.

Vediamo quali sono i punti nodali dello studio.

1. Operazioni di management: Tre compagnie su quattro mancano delle pratiche ottimali nelle loro operazioni in Cina, inclusa l’integrazione delle due funzioni dell’esportazione e della penetrazione nel mercato interno. Solo l’11% degli interpellati ha pienamente applicato sistemi di pianificazione come il software enterprise resource planning (Erp) e il material requirement planning (Mrp). Ancora di meno, il 7%, si è avvalso di mezzi e procedure di calcolo analitico inventario e solo il 4% ha utilizzato mezzi contro il rischio nella gestione della catena di fornitura.

2. Competitività in declino: il 54% delle compagnie interpellate ritiene che la Cina stia perdendo competitività rispetto ad altre nazioni. Secondo gli intervistati le cause sarebbero da individuare nell’aumento dello yuan e degli stipendi di manager e operai (rispettivamente del 9,1% e del 7,6%). Contemporaneamente all’aumento dei prezzi, la Cina rimane indietro rispetto agli standard globali in molti settori, come in quello delle infrastrutture, dell’ambiente del commercio, accesso alla tecnologia, capacità gestionali e protezione delle proprietà intellettuale.

3. Le compagnie guardano a Vietnam e Cina: circa il 17% delle compagnie esaminate ha intenzione di trasferire almeno parte delle operazioni, oggi basate in Cina, in India e Vietnam. Il costo del lavoro più basso, unitamente a vantaggi fiscali, rendono più attraenti queste nuove mete, in primo luogo il Vietnam e poi l’India. 4. La maggioranza rimane in Cina: nonostante i costi di produzione in aumento, l’83% delle compagnie rimarrà in Cina. La scelta è motivata nel 78% dei casi dalle grandi possibilità offerte dal mercato interno cinese, mentre il 39% ha dichiarato di non essere disposto a creare una nuova catena di fornitura.

Di affari in Cina se ne possono fare ancora tanti. Il portavoce del Parlamento di Pechino, Jiang Enzhu, ha annunciato un aumento del 17,6% dello stanziamento per armamenti (per un totale, comunque, ancora basso: 417,8 miliardi di yuan, cioè 38 miliardi di euro). Jiang Enzhu ha anche rinnovato l’avvertimento a Taiwan: il proposito di tenere il 22 marzo un referendum sulla richiesta di adesione alle Nazioni Unite rischia di compromettere definitivamente una pace già non facile tra le due sponde dello Stretto. Per completezza d’informazione, registriamo che il Pentagono denuncia che la spesa militare in Cina nel 2007 è stata doppia rispetto al dato ufficiale.

Commenti sul Sito e/o su Facebook

commento(i). Per commentare, puoi utilizzare il tuo account di Facebook

Controlla Anche

Trump vince e il mondo ci guadagna

A gennaio Donald Trump si insedierà alla Casa Bianca come 45esimo presidente degli Stati Uniti …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.