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Superare il compromesso storico del 1947

Costituzione, cinquestelle e lavoro minorile
Superare il compromesso storico del 1947

La Costituzione italiana è stata scritta all’indomani di una guerra persa da Mussolini e vinta da Badoglio. A fare la parte dei leoni furono i democristiani e i comunisti, per cui la Carta fondamentale della Repubblica italiana è in ogni sua riga il frutto di un compromesso, quello sì, storico per davvero.
A riprova è sufficiente citare il primo comma dell’articolo 1 che recita: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.

I comunisti (e loro alleati) avevano in mente la Costituzione dell’Unione sovietica (vista come la Grande Madre dell’Umanità) che all’articolo 1 recitava: “L’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche è uno Stato socialista degli operai e dei contadini”.
Perciò Togliatti & co. proponevano: “L’Italia è una Repubblica democratica di lavoratori”.

Grazie, mi pare, ad Amintore Fanfani fu trovata la formula “fondata sul lavoro” della quale i compagni dovettero accontentarsi.

La Costituzione definita dai soliti talebani “la più bella del mondo” è il risultato di un equilibrio tra le due anime che avevano vinto la guerra. L’altra anima, quella liberale che per sintesi definisco “azionista”, annunciò che era nato il catto-comunismo. Ma divago, perciò torno al tema.

La crisi politico-istituzionale innescata dal golpe mediatico-giudiziario passato alle cronache come “tangentopoli” ha, fra le mille altre cose, messo a nudo che la Costituzione frutto del compromesso storico del 1947 (anno per me fatidico) va riadattata; punto.

L’approvazione alla Camera del testo che istituisce il Comitato parlamentare dei quaranta per le riforme costituzionali ed elettorale ha scatenato la crociata dei cinquestelle in difesa della Costituzione. La battaglia, infatti, non è finita. Ora il testo torna al Senato in seconda lettura. I crociati pentastellati sperano di potersi presentare alle elezioni anticipate anche nelle vesti di unici difensori della Carta.

Non è l’unica crociata. I parlamentari del Movimento 5 stelle stanno anche lavorando a quella che dovrebbe essere la soluzione finale per Silvio Berlusconi: la cacciata dal Senato.
Questione di ore, secondo loro.

Nel frattempo mi limito a fare presente un ritocchino da fare alla Carta. All’articolo 37, infatti, sta scritto: “La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione”.

Credo sia finita nel cosiddetto Occidente (in Cina e dintorni non ancora) la pena di ragazzini schiavizzati. Mai più minorenni sepolti nelle miniere o arrostiti nelle saline. Mai più anche nelle officine e nelle falegnamerie. Un minorenne non deve lavorare. Il minore ha diritto a giocare e a studiare.

In materia sono un talebano. Se fosse per me non farei lavorare un ragazzino o una ragazzina nemmeno nel mondo dorato dello spettacolo, ma concedo che ci possa essere qualche eccezione.

La Costituzione sarà la più bella del mondo quando proibirà il lavoro minorile.
Nel 1947 si pose all’avanguardia assicurando una protezione ai minorenni costretti a lavorare.
Oggi è incivile proprio l’idea del lavoro minorile. Perciò l’articolo 37 è incivile.
Giuseppe Spezzaferro

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