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Casini all’Udc: a noi l’eredità di Berlusconi

Pier Ferdinando Casini ha chiuso la festa dell’Udc a Chianciano facendo balenare alla platea un radioso futuro nel quale sarebbero stati loro, i moderati ex democristiani, «il lievito» di un grande partito popolare italiano.
Il ragionamento di Casini non fa una grinza. Alla domanda sul bipolarismo prossimo venturo non si risponde, ha detto, con l’ipotesi di un confronto sinistra-Grillo. «Sarebbe assurdo», ha sentenziato Casini. Il «bipolarimo maturo, dell’alternanza democratica», ha continuato, vedrà la contrapposizione di un fronte socialdemocratico con un partito popolare.

Gli uomini e le donne dell’Udc saranno perciò tra i protagonisti di questa nuova formazione. E i voti?
Qui Casini ha superato sé stesso. Prima ha riconosciuto a Berlusconi un grande senso di responsabilità e poi, alludendo al fatto che sarà cacciato dal Senato con conseguente frammentazione del Pdl, ha profetizzato che sarà l’Udc-Pp-Ppe o come si chiamerà a raccogliere i pezzi sparsi.

Andrà così? È certo che il Pdl non sopravviverà alla “morte” di Berlusconi. Nessuno, a cominciare da Alfano per finire a Brunetta, ha forza e capacità sufficienti a raccogliere l’eredità. Il Pdl non è mai stato un partito (come il Pd, del resto) e per i ducetti in pectore non c’è mai stata fino ad oggi convenienza a mettersi in proprio.

Ciascuno di loro crede (ricordo lo stesso fenomeno verificatosi nel Psi durante i giorni della caduta di Craxi) di essere bravo, abile, capace eccetera ecceterone. Se lo fossero per davvero, restituirebbero la parola al popolo, cioè darebbero il via libera a congressi sezionali, comunali, provinciali, regionali, in modo da far nascere un partito in grado di assorbire all’interno ducettismi e ducetterie.

La stessa cosa sarebbe salutare anche per il Pd, ma lì hanno le primarie per cui le contraddizioni interne sono rimaste tali senza causare mortali implosioni. Ciò fino all’irruzione dei rottamatori, in futuro non so.

Ascoltando l’intervento di Casini, conclusosi da poco, ho dovuto apprezzare le qualità dell’uomo. Sono quelle che hanno consentito alla Democrazia Cristiana di governare l’Italia per più di mezzo secolo. Pragmatismo spregiudicato, mozione degli affetti, richiamo alla gloriosa storia passata, affermazione identitaria, solletico della vanità individuale affinché alimenti quella collettiva… Bravo Casini. Finché ci sarai tu e politicanti come te, il fronte anti-sistema non ha speranze. Resterà minoritario e impotente. Al massimo darà fiato a qualche comico-masaniello in sedicesimo.
Giuseppe Spezzaferro

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