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chiama ministro Giustizia:
auto di copertura usate come autoblù

Polizia penitenziaria
chiama ministro Giustizia:
auto di copertura usate come autoblù

Ah!, fortunata Italia perché ospiti un popolo di poeti, artisti, eroi, santi, pensatori, scienziati, navigatori, trasmigratori (come recita il distico sul Colosseo Quadrato a Roma). «A people blessed by God», un popolo benedetto da Dio, come mi disse un chirurgo americano, del quale non ricordo il nome, presentatomi dal cardiochirurgo Gaetano Azzolina (http://www.azzolina.it/) oggi ottantaduenne.
Nel corso dei millenni le qualità incise in cima al Palazzo della Civiltà Italiana, uno dei simboli del Fascismo e dell’architettura razionalista, si sono manifestate in misura più o meno intensa e alternandosi nella graduatoria: a volte a guidare la classifica è stato l’eroismo, a volte l’arte, altre volte la scienza. Il rimescolamento continuo ha punteggiato le patrie vicende, segnando, comunque, picchi di eccellenza anche in fasi socio-politiche non propriamente edificanti.

Oggi, non v’ha dubbio che a dominare siano i trasmigratori.
E non parlo soltanto di quelli che trasmigrano da un partito all’altro. A Termini, per esempio, si contano a centinaia di migliaia i trasmigratori quotidiani.
Tranne qualche pellegrino che trasmigra a piedi sui sentieri della religione ritrovata, le trasmigrazioni si fanno con i più diversi mezzi di trasporto, ma soprattutto in automobile, che costa ogni giorno di più. Per cui chi può cerca disperatamente di risparmiare.

Da adolescente nel gruppo c’erano due o tre non-fumatori, nel senso che le sigarette non le compravano: fumavano soltanto le sigarette di noialtri con il vizio del fumo. Quei miei coetanei che risparmiavano sulle bionde mi sono tornati alla memoria leggendo una nota del Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, inviata al ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri.
Cosa denunciano i lavoratori chiamati nelle carceri “superiori”, “guardie carcerarie”, “secondini”, “agenti di custodia”?
«Sarebbe doveroso, ancorché opportuno – scrivono – che le autovetture di servizio, in particolare quelle del Corpo di Polizia Penitenziaria, siano impiegate esclusivamente per ragioni di servizio, in particolare ci riferiamo a tutte le autovetture targate Polizia Penitenziaria dotate di targa di copertura, le quali dovrebbero essere impiegate esclusivamente per assolvere le esigenze direttamente connesse ai servizi tutori disposti dall’Ucis o alle traduzioni di detenuti particolarmente pericolosi per i quali è necessario adottare particolari misure di sicurezza e riservatezza o alle esigenze dell’Ufficio ispettivo e del Nucleo investigativo centrale».
Linguaggio e stile sono quelli abitualmente usati dalla pubblica amministrazione e perciò un commento sarebbe più che scontato, se non addirittura banale.

Prima di proseguire annoto che l’Ucis è l’Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale. L’Ucis, come scrive il ministero dell’Interno, «ha compiti di gestione complessiva dell’apparato di protezione attraverso la raccolta e l’analisi coordinata delle informazioni relative alle situazioni personali di rischio».

Ci sono, tornando al tema, funzionari di Polizia penitenziaria che trasmigrano usando le macchine di servizio non identificabili; della serie: in borghese lui (il poliziotto), in borghese lei (l’auto). Una comodissima autoblù che non rientra nei tagli previsti dalla legge di revisione della spesa pubblica.

Il sindacato, infatti, fa presente al ministro della Giustizia che le autovetture “in borghese” «in nessun caso dovrebbero essere utilizzate ad esempio per il prelievo e l’accompagnamento di dirigenti e funzionari dell’amministrazione penitenziaria, specialmente presso la sede centrale del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, dirigenti e funzionari non destinatari, almeno, di una misura di protezione L4, i quali potrebbero usufruire tranquillamente dei servizi navetta messi a disposizione dal Dipartimento».

E continua: «Altro che spending review. L’Amministrazione penitenziaria (i suoi dirigenti), in barba ai quei sani princìpi di austerità e risparmio, ha brillantemente aggirato la norma iniziando ad impiegare, per tali accompagnamenti, autovetture targate Polizia Penitenziaria, dotandole di targhe di copertura, aggirando così la norma atteso che a giusta ragione lo Stato non ha posto le medesime limitazioni introdotte per le autovetture di servizio, più comunemente conosciute come ‘auto blu’. Tale consuetudine si è trascinata rovinosamente sino ai giorni nostri, così che il servizio di accompagnamento e prelievo di dirigenti da e per le rispettive abitazioni è effettuato in via prioritaria, utilizzando autovetture targate Polizia Penitenziaria dotate di targa di copertura, aggirando ingegnosamente la norma».

Sono proprio curioso di sapere cosa risponderà Annamaria Cancellieri.
Giuseppe Spezzaferro

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