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Vanità, il tuo nome è uomo

Negli Stati Uniti, un paziente su 10 è uomo (dati 2006 della American society of plastic surgeons). In Italia sono stati 12.000 i pazienti uomini sul totale di 150.000 interventi di chirurgia plastica (Rapporto Censis, 2003). In testa: rinoplastica, blefaroplastica, rimodellamento dei fianchi e dell’addome. Al Nord Italia sono uomini il 20% dei pazienti, al Sud il 5%.

A determinare l’aumento di cifre è stato soprattutto l’impiego massiccio di botulino e filler. Fino a 10 anni fa erano soprattutto i giovani dai 25 ai 35 anni che si rivolgevano al chirurgo plastico: i trattamenti più praticati erano il rimodellamento del naso (rinoplastica), la liposcultura (una tecnica che prevede l’aspirazione di grasso su fianchi, addome e torace e che può essere eseguita con anestestia locale) e trapianto di capelli. Oggi la più richiesta è sempre la rinoplastica.

Dal 1998 a oggi, lo scenario si è arricchito, grazie alla chirurgia mini-invasiva endoscopica per il ringiovanimento del viso e all’aumento, soprattutto negli ultimi anni, della chirurgia per la riduzione della fascia pettorale. Anche negli Stati Uniti, secondo l’Asps, nel 2006 è stato l’intervento che ha registrato rispetto al 2005 l’incremento maggiore (+22%). Per quanto riguarda la chirurgia dello sguardo e del viso, spopola tra gli uomini la tecnica mini-invasiva endoscopica, che permette di ottenere un lifting completo, anche al collo, con cicatrici minime e nascoste tra i capelli.

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