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via all’operazione “damnatio memoriae”

La legge condanna omofobi e maschilisti:
via all’operazione “damnatio memoriae”

Si profila una grande opera di ripulitura. Una damnatio memoriae di proporzioni universali. La damnatio era la condanna inflitta a un faraone, a un imperatore, a un capo, insomma, che doveva essere assolutamente dimenticato.
Il nome del “dannato” veniva cancellato da colonne, statue, tombe, monumenti, archi, documenti ufficiali, in modo che di lui non restasse traccia alcuna.
Con le nuove leggi delle quali si sta dotando la Repubblica italiana (prima, seconda, terza che sia) ci sarà molto da cancellare e saranno moltissimi i dannati.

Prendiamo, per esempio, i racconti di avventura, i resoconti di guerra, le cronache e i film che parlino di navi che affondano.
Dovrà essere cancellato il comando impartito per l’abbandono del bastimento: “Prima le donne e i bambini”. È una frase di chiara marca maschilista. Presuppone il vetusto retropensiero a proposito di “sesso debole” e analoghe retrive espressioni di un tempo che fu.

Chi dev’essere salvato per primo sarà deciso in ciascuna singola circostanza, in base a criteri scientifici e non in nome di un discriminatorio codice cavalleresco.
Se la correzione della frase “prima le donne…” si dovesse limitare alla prima parte, sarebbe abbastanza agevole. Nei testi scritti la cancellazione si noterebbe appena e nei film con il mare in burrasca, le grida dei naufraghi e gli ordini urlati da un capo all’altro della nave nessuno farebbe caso al comando sostitutivo “prima i malati…”.
Il vero problema è la seconda parte “…e i bambini”.
Perché soltanto i bambini? Le bambine non hanno uguali diritti?
E non si risponda che secondo le regole della grammatica il plurale maschile è prevalente e perciò si dice “gli uomini” intendendo maschi e femmine insieme.
La grammatica è stata scritta nei tempi bui del sessismo più radicato, del maschilismo esibito con orgoglio e apprezzato dalle donne con passione.

Le bambine non debbo scomparire nel plurale “bambini”, nossignore. Perciò nella frase corretta ci saranno anche le bambine al fianco dei bambini.
Se dire “…i bambini e le bambine” oppure “…le bambine e i bambini” sarà sorteggiato al momento.
Codificare la frase “…i bambini e le bambine” sarebbe infatti una sconsiderata manifestazione di superiorità del maschio.
Ma anche codificare il contrario potrebbe facilmente scatenare le ire della Suprema Commissione per la Parità di Genere.
Cosa potrebbe significare l’anteporre le bambine ai bambini se non una subdola iterazione della galanteria maschile?
Ogni nave sarà dotata di una specie di ruota della fortuna che sarà azionata insieme con le sirene del “si salvi, chi può”.
Nel bussolotto, però, non saranno inserite soltanto le palline contenenti in egual numero “…i bambini e le bambine” e “le bambine e i bambini”.
Non si possono ignorare i transgender: bambine che dentro si sentono maschietti e bambini che si sentono femminucce. Non sono uno specialista in materia ma sono certo che la Suprema Commissione farà presto un elenco di tutte le modalità che gli ignoranti raggruppano senza alcun rispetto nel termine trans.

Conclusione: correggere la frase “prima le donne e i bambini” è impresa impegnativa per i censori reclutati per la bisogna (in aggiunta, ovviamente, ai censori volontari, autentici missionari della correzione).

In questi giorni si chiacchiera molto della legge contro l’omofobia. Il dispositivo (già passato alla Camera) si rifà alla Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale, conclusa a New York il 21 dicembre 1965 (e ratificata dieci anni dopo in Italia con la legge 654/1975). La Convenzione parla di «sviluppare ed incoraggiare il rispetto universale ed effettivo dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali per tutti, senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione», difende «il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione» nonché «il diritto alla libertà di opinione e di espressione».

Non è qui la sede per una disquisizione filosofico-giuridica sui limiti posti alla “libertà di opinione” da norme che obbligano ad avere l’opinione consentita dalla legge, ma il richiamo alla Convenzione di New York sulle discriminazioni razziali è stato giudicato indispensabile dagli estensori della legge che punisce chi mostra disprezzo per i trans (uso questo termine grossier per necessità di sintesi).

Tempo fa qualcuno, non ricordo chi, dichiarò che la Divina Commedia doveva essere cancellata dai programmi scolastici. I peccatori contro natura, i sodomiti, Dante ce li mostra nudi all’Inferno (Canti XV e XVI) mentre invano cercano di sfuggire ad una tempesta di fuoco che li tormenta. Sono anche tra i penitenti nel XXVI del Purgatorio, dove fra muri di fiamme i lussuriosi contro natura camminano all’incontrario di quelli secondo natura.

Si arriverà a un compromesso. I versi che cantano di omosessuali puniti saranno cancellati oppure, più realisticamente, saranno tolti dai programmi. L’insegnante dunque salterà dal Canto XIV dell’Inferno direttamente al XVII (dove sono puniti i violenti contro Dio, contro la natura e contro l’arte) e così farà anche per i Canti del Purgatorio.

Dante non sarà l’unico a subire discriminazione in base alle sue opinioni che non collimano più con quelle decise dalla legge. La schiera di poeti, scrittori, artisti etc. è lunghissima e i censori avranno molto da fare.
In compenso gli omosessuali vantano da anni che grandi uomini fossero dei loro e perciò al posto, chessò, degli omofobi Giovenale e Malaparte si leggeranno Gore Vidal e Roger Peyrefitte.
Giuseppe Spezzaferro

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