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il sogno del Pd genera mostricciattoli

Svanito l’incubo-Berlusconi
il sogno del Pd genera mostricciattoli

Nel Pd non stanno più nella pelle. L’incubo-Berlusconi si dissolve lasciando il posto a barbaglianti sogni di gloria elettorale.
Senza il Cavaliere, il funesto distruttore della gioiosa macchina da guerra assemblata da Achille Occhetto nel vuoto creato dalla cosiddetta tangentopoli, senza la sua ingombrante presenza sulla scena delle proposte politiche, non si correrà più il rischio di una vittoria mutilata come quella conseguita dal burocrate Pier Luigi Bersani, duce per unzione dalemiana.
Chi mai potrà arrestare la marcia delle variopinte legioni mobilitate all’insegna del Partito democratico?

Si fregano le mani i parlamentari di oggi e quelli che si aggiungeranno. Non ha adombrato forse, il candidato Gianni Cuperlo, una percentuale superiore a qualsivoglia aspettativa? Non ha, il candidato del sopravvissuto centralismo democratico, vaticinato un governo tutto Pd?
L’ora fatale sta per scoccare sul quadrante piddino, dunque.
Ma sarà così? Gli eredi di Togliatti e De Gasperi assaporeranno l’impareggiabile gusto dello scacco matto?

Non ho la sfera di cristallo, né so leggere i tarocchi, ma mi sento di avanzare qualche previsione in punta di piedi.
La vittoria e la sconfitta non danno, come insegna la Storia, sempre gli stessi esiti.
Può capitare che un partito si dissolva all’indomani di una vittoria, perché impreparato a gestire i mille appetiti che la vittoria scatena, e può capitare che si rinsaldi vieppiù, perché costruito intorno a un capo e a un gruppo dirigente coesi.

Un esercito vincitore, che si getta sul bottino e litiga per la spartizione invece di inseguire e sterminare il nemico in fuga, potrebbe ritrovarsi in una manciata di giorni a dover riaffrontare quelle stesse truppe, ricomposte intorno all’insegna di un capo e pronte a riscattare la sconfitta subita.

Se una vittoria può sfaldare dall’interno un partito piuttosto che rafforzarlo, cosa potrebbe capitare a un non-partito qual è il Pd?
Il collante-Berlusconi ha funzionato per il centrodestra come per il centrosinistra.
Nel Pd le due anime, la postcomunista e la postdemocristiana, hanno in questi anni trovato il punto d’incontro nell’antiberlusconismo, restando comunque separate sulla legge elettorale, sulla bioetica, sul welfare, sulla politica estera… insomma su tutto il resto, o quasi.

Trovare l’unità sul no, sul contro, sull’anti conserva (non sempre) lo statu quo ma non stimola le energie, sia quelle vecchie che le nuove.
Perciò il Pd si è ritrovato le due anime primigenie poco a poco scisse in conventicole capeggiate da personaggi degni di una rivisitata “Commedia degli equivoci”.

Il Pd, il partito con l’ambizione di raccogliere le migliori tradizioni socialiste e cattoliche, è costretto oggi a scegliersi il segretario in una rosa di nomi impensabile soltanto qualche lustro fa.
Nel partito, disancorato dall’antiberlusconismo, le antiche divisioni si sommano alle nuove e nessuno degli attuali candidati alla segreteria ha la statura che servirebbe.

Il sonno della ragione genera mostri, scrisse Goya ai primi dell’Ottocento. Il sogno del Pd genera mostricciattoli.
Per di più c’è da tener presente che anche gli altri partiti di antiberluscones, a cominciare dall’armata brancagrillina, sperano di mietere voti nel campo non più dominato dal Cavaliere.

Da ultimo, le sparpagliate divisioni berlusconiane saranno costrette a prendere atto della realtà e dovranno industriarsi per sopravvivere alla sconfitta del carismatico leader.

No. Non è per niente scontato che le prossime urne diano la piena vittoria al Pd. Che sia guidato o meno dal parolaio fiorentino o dall’affabulatore triestino.
Giuseppe Spezzaferro

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