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e spinge Berlusconi a buttarlo giù

Letta è un cattivo democristiano
e spinge Berlusconi a buttarlo giù

Il dito è puntato contro Silvio Berlusconi. L’accusa è: “Per i suoi sporchi interessi, fa cadere il governo e getta il Paese nel caos”.
Dico subito che è salutare per l’Italia la paralisi di un governo con azionista di riferimento il Pd. Approfittando la ripresa economica che è in corso, chissà quanti altri casini, oltre all’aumento dell’Iva, potrebbe ancora combinare il cattivo democristiano Enrico Letta. Spiegherò fra un po’ perché dico “cattivo democristiano”. Ora cerchiamo di fare il punto in merito all’accusato.

La domanda alla quale si deve rispondere per fare un po’ di chiarezza è una sola ed è la seguente: “Può Silvio Berlusconi fare qualcosa per evitare di uscire dal Parlamento e di starne fuori per un po’ di tempo?”.
La risposta a questa domanda è netta: “Non può inventarsi niente”.
Anche se riuscisse ad evitare il voto di espulsione dal Senato, a fine ottobre arriva la Cassazione a comminargli l’interdizione dai pubblici uffici. Non posso prevedere quanti anni decideranno i giudici ma certamente saranno più di due.

Alle prossime elezioni europee, cioè fra otto mesi, Silvio Berlusconi non potrà candidarsi. Chi guiderà l’esercito di Silvio alla battaglia europea? Qui si aprono molti interrogativi, perciò tocca accantonare il tema e tornare alla crisi attuale.

Chiarito che il Cavaliere non può fare alcunché per impedire ai suoi nemici di appiedarlo, resta la domanda: “Perché ha invitato (o comandato; il verbo dipende dalla collocazione politica) i suoi ministri a dimettersi?”.
La prima risposta è quella che più affascina i romantici: “L’ha fatto per orgoglio”.
L’altra è politica: “L’alleanza di governo aveva due pilastri: l’abolizione dell’Imu e il blocco dell’aumento dell’Iva. Venendo a mancare uno dei due, la crisi è automatica”.

Credo che siano azzeccate entrambe le risposte. Le scelte politiche di Berlusconi hanno sempre alla base l’orgoglio. Con l’aggiunta di quel tantinello di presunzione che nei mentecatti fa pena mentre agli uomini di successo aggiunge una nota di fascino in più.
Entrambe le risposte sono comunque causate da terzi. Da quell’Enrico Letta, cioè, che dopo essere stato a Wall Street è tornato con un ultimatum. Faremo la verifica in Parlamento, ha detto, «senza se e senza ma».

Può un Letta qualsiasi lanciare un ultimatum ad Berlusconi?
Che s’aspettava? Che Berlusconi-Ferruccio dicesse «Tu uccidi un uomo morto» a lui-Maramaldo? Il Cavaliere è colpito a morte. Ma non è ancora morto. E questo il presidente del Consiglio benedetto da Napolitano l’ha colpevolmente ignorato. Perciò è un cattivo democristiano.

Mai un diccì doc avrebbe preso a calci il nemico già a terra. Gli avrebbe, invece, teso la mano e accompagnato in un confortevole ospedale a curarsi.
Il fatto è che il Potere è una cosa seria. Tutti i politicanti sognano di acciuffare il Potere, ma pochissimi di loro saprebbero gestirlo con un minimo di intelligenza.

Pensate a un poveretto che vince milioni di euro al gioco. L’enormità della cifra lo distruggerà in pochissimo tempo.
Molti anni fa (parlo di quasi mezzo secolo) si dava la caccia ai vincitori del famoso tredici al Totocalcio. Oggi l’anonimato è una cassaforte a prova di scasso. Ieri era piuttosto facile individuare il vincitore. Ebbene, di quei milionari per un giorno, qualcuno finiva suicida, qualcuno al manicomio, qualcuno semplicemente in povertà sommerso dai debiti.
Lo so: ciascuno pensa di essere diverso e di essere invece bla bla bla.
Non auguro a nessuno (a meno che non sia uno già ricco) di fare una vincita spropositata. Oltre il milione di euro, c’è un deserto popolato di serpenti velenosi e di poca acqua venduta a caro prezzo.

Che il Potere dia alla testa è noto. Ricordo un democristiano, Marco Follini, che ebbe da Pier Ferdinando Casini, eletto presidente della Camera, l’incarico di tenere la segreteria del partito (l’Udc). Casini e Follini erano amici fin da giovani e perciò la mossa di affidare a Marco la segreteria sembrò a Pierferdy la migliore in assoluto.

Nei primi tempi fu così. Casini, ufficialmente impegnato a livello istituzionale, telefonava all’amico e continuava a gestire l’Udc per interposta persona. Un bel giorno Follini si svegliò con l’idea di poter guidare il carro da solo e decise di far scendere Casini, il quale dovette abbozzare avendo le mani legate dal fatto che era la terza carica dello Stato.
Follini, però, ebbe poco tempo per crogiolarsi nella poltrona a via Due Macelli. Due anni dopo, mi pare, lasciata la presidenza della Camera, Casini tornò al partito e sfrattò Follini. Il quale trasmigrò nel Pd riuscendo a strappare una cadreghino a Montecitorio e un incarico di portavoce. Stagione breve anche questa. Follini non è più deputato e nemmeno portavoce.

Per concludere: fino ad oggi chi ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio di essere democristiano doc è stato Pierferdy, che qualcuno chiama Pierfurby.
E con la caduta di Berlusconi Casini ha un’occasione d’oro. Ma questo è un altro tema.
Giuseppe Spezzaferro

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