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sogna di recuperare dissidenti Pdl e M5s

Cinque ministri si dimettono ma Letta resta:
sogna di recuperare dissidenti Pdl e M5s

La mattina di domenica 29 settembre a proposito delle mosse del Cavaliere avevo scritto: “Anche se riuscisse ad evitare il voto di espulsione dal Senato, a fine ottobre arriva la Cassazione a comminargli l’interdizione dai pubblici uffici. Non posso prevedere quanti anni decideranno i giudici ma certamente saranno più di due” (bit.ly/17e16w9 ).
Bene, ho scritto una sciocchezza. A decidere su quanti anni Silvio Berlusconi sarà interdetto dai pubblici uffici e, quindi, non potrà candidarsi, sarà a Milano la Corte d’Appello (udienza fissata sabato 19).
Ne discende che la sentenza dei tre giudici (Arturo Soprano , presidente, Maria Mandrioli e Simona Improta) non sarà definitiva, perché senz’altro scatterà il ricorso in Cassazione.
Sostanzialmente non cambia lo scenario che prospettavo domenica mattina, ma non c’è cosa peggiore che dare notizie sbagliate. Perciò, chiedo scusa.

Visto che ci sono, aggiungo qualche noterella in merito alle ultime notizie. Che sono incredibili.
Abbiamo i ministri pidiellini che hanno presentato “dimissioni irrevocabili” e che sono ancora al loro posto. Ce n’è uno in particolare, il ministro dell’Interno, che regola vorrebbe fosse subito preso ad interim dal presidente del Consiglio.

Abbiamo i parlamentari pidiellini dimissionari, ma non troppo. Nel senso che le loro dimissioni sono state congelate.

Abbiamo un presidente del Consiglio che, con un governo orfano di Angelino Alfano (Interno), Nunzia De Girolamo (Politiche agricole), Beatrice Lorenzin (Salute), Maurizio Lupi (Infrastrutture) e Gaetano Quagliariello (Riforme), non sale al Quirinale per rimettere il mandato nelle mani del capo dello Stato, ma annuncia che domani va in Parlamento. A fare che? A chiedere la fiducia? Lo si vedrà domani.

I compagnucci della parrocchietta immaginano un radioso avvenire con il Pdl e il M5s spaccati. I parlamentari irriconoscenti che non accettano più i diktat dei rispettivi leader, Berlusconi e Grillo, andrebbero a sostenere il governo del Pd, finalmente libero di togliere ai ricchi e dare ai poveri (sintetizzo per comodità, ma la politica economica di matrice postmarxista, altra comoda sintesi, è pressoché questa nei fondamenti).

Anche le elezioni anticipate assomigliano più a spauracchi che non spaventano più nessuno che a ipotesi reali (almeno per la “finestra” di novembre).
Insomma, in questo guazzabuglio scrivere una cosa per un’altra è più facile. Purtroppo.
Giuseppe Spezzaferro

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